Tag: un uomo-da-bruciare

19/05/2010

Salvatore Carnevale

Leggo sul numero di questa settimana di Rassegna Sindacale un articolo del segretario della Camera del lavoro di Corleone, Dino Paternostro, che ricorda la figura di Salvatore Carnevale, il sindacalista ammazzato (appena trentenne) dalla mafia il 16 maggio di cinquantacinque anni fa, dalla cui vicenda i fratelli Taviani e Valentino Orsini trassero, nel 1962, uno dei loro primi film Un uomo da bruciare (con Gian Maria Volontè).
C’è stato, la settimana scorsa, un convegno organizzato dalla Cgil siciliana a Sciara per ricordare l’attività e il coraggio di questo leader dei contadini che si oppose a latifondisti e mafiosi e organizzò il primo sciopero dei cavatori di una miniera locale per il rispetto dell’orario di lavoro e il pagamento del salario.
Penso che queste memorie vadano curate e conservate, e penso anche che – in aggiunta alla Cgil – non siano rimasti in molti a farlo, come se il sentimento dei più, nei confronti della storia, della propria storia, sia di vergogna; o, forse, temano di restarne inibiti per i disinvolti trasformismi correnti.
Nell’articolo viene ricordata anche Francesca Serio, la straordinaria madre di Carnevale, che testimoniò per anni il sacrificio del figlio diventando un’icona itinerante della lotta alla mafia, allora certo più disperata di quella di oggi.
Ricordo di aver incontrato da lontano questa madre, chiamata alla presidenza del Congresso del partito Socialista, il partito suo e del figlio, tenutosi a Genova nel 1972. Una donna minuta, avvolta nella sua veste nera, quasi esitante davanti all’applauso di tutti i delegati in piedi.


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ARCHIVIATO IN Memoria

Di Tarcisio Tarquini il 19/05/2010 alle 20:04 | Non ci sono commenti

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