02/09/2010
Test all'Università. L'esperienza di mia figlia
Si discute in questi giorni sull'utilità dei test per selezionare l'accesso all'università. C'è chi denuncia, giustamente, l'inadeguatezza di questo sistema che si basa su quiz spesso piuttosto bizzarri, approntati da società specializzate non si sa sulla base di quali criteri e con quale efficacia selettiva. Altri sostengono la necessità di trovare altri sistemi di valutazione, più qualitativi, prendendo a esempio l'esperienza di altri paesi nei quali l'accesso è dato a tutti e lo sbarramento avviene dopo un certo periodo al termine del quale il test accerta quanto si è dimostrato di poter fare e imparare nel campo di studio che si è scelto. Magari, in questo modo, qualcuno si convince da solo, senza traumi e sospetti, di aver preso una strada sbagliata e cerca qualcosa di più adatto alla propria vocazione.
Parlando di questo con lei, Ginevra, mia figlia, mi ha raccontato la sua esperienza recente. Le ho chiesto di scriverla per raccontarla anche a voi. Segnala una tipologia di test molto Università italiana in epoca tremontiana. Ecco dunque cosa è successo a Roma, La Sapienza.
"E' stata rinnovata anche per l'anno accademico 2010/2011 la “prova di ingresso per la verifica delle conoscenze” inaugurata l'anno scorso alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università La Sapienza. Il test, che chiunque voglia iscriversi alla facoltà deve sostenere obbligatoriamente, ha il costo di trentacinque euro e si articola in sessanta domande a risposta multipla che dovrebbero testare logica e cultura generale, comprensione dell'italiano scritto nonché la conoscenza del latino e del greco, queste ultime rivolte esclusivamente a coloro che sono interessati a corsi di laurea che prevedono istituzionalmente insegnamenti su tali settori. Il bando specifica la data di uscita della graduatoria e spiega che coloro che non supereranno la prova avranno come unico dovere quello di assolvere ad obblighi formativi aggiuntivi durante il primo anno accademico, senza specificare il tipo di obbligo accademico, senza spiegare a cosa incorreranno coloro che non lo avranno assolto nel primo anno di corso e soprattutto senza indicare il punteggio minimo necessario al superamento della prova. Tale punteggio, nel 2009, è stato indicato soltanto una volta uscita una graduatoria unica (che comprendeva cioè sia coloro che durante la prova avevano dovuto svolgere i quesiti di latino e greco sia chi invece, non dovendo iscriversi a corsi di laurea che richiedevano lo svolgimento di tali quesiti, li aveva giustamente tralasciati), mentre non si è più avuta notizia nel sito web o presso le segreterie di facoltà né dei corsi di recupero promessi per coloro che non erano risultati idonei, né tanto meno degli stessi obblighi formativi aggiuntivi menzionati nel bando: ultimo elemento che ha presto confermato il sospetto che la “prova d'ingresso per la verifica delle conoscenze” sia unicamente un espediente per esigere ulteriori fondi dagli studenti".
Parlando di questo con lei, Ginevra, mia figlia, mi ha raccontato la sua esperienza recente. Le ho chiesto di scriverla per raccontarla anche a voi. Segnala una tipologia di test molto Università italiana in epoca tremontiana. Ecco dunque cosa è successo a Roma, La Sapienza.
"E' stata rinnovata anche per l'anno accademico 2010/2011 la “prova di ingresso per la verifica delle conoscenze” inaugurata l'anno scorso alla facoltà di Lettere e Filosofia dell'Università La Sapienza. Il test, che chiunque voglia iscriversi alla facoltà deve sostenere obbligatoriamente, ha il costo di trentacinque euro e si articola in sessanta domande a risposta multipla che dovrebbero testare logica e cultura generale, comprensione dell'italiano scritto nonché la conoscenza del latino e del greco, queste ultime rivolte esclusivamente a coloro che sono interessati a corsi di laurea che prevedono istituzionalmente insegnamenti su tali settori. Il bando specifica la data di uscita della graduatoria e spiega che coloro che non supereranno la prova avranno come unico dovere quello di assolvere ad obblighi formativi aggiuntivi durante il primo anno accademico, senza specificare il tipo di obbligo accademico, senza spiegare a cosa incorreranno coloro che non lo avranno assolto nel primo anno di corso e soprattutto senza indicare il punteggio minimo necessario al superamento della prova. Tale punteggio, nel 2009, è stato indicato soltanto una volta uscita una graduatoria unica (che comprendeva cioè sia coloro che durante la prova avevano dovuto svolgere i quesiti di latino e greco sia chi invece, non dovendo iscriversi a corsi di laurea che richiedevano lo svolgimento di tali quesiti, li aveva giustamente tralasciati), mentre non si è più avuta notizia nel sito web o presso le segreterie di facoltà né dei corsi di recupero promessi per coloro che non erano risultati idonei, né tanto meno degli stessi obblighi formativi aggiuntivi menzionati nel bando: ultimo elemento che ha presto confermato il sospetto che la “prova d'ingresso per la verifica delle conoscenze” sia unicamente un espediente per esigere ulteriori fondi dagli studenti".
Di Tarcisio Tarquini il 02/09/2010 alle 19:47 | Non ci sono commenti
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