10/04/2011
Videocon, la verità nascosta
Annoto la notizia e le cifre, qualche minuto dopo aver chiesto informazioni al mio amico Silvio Campoli, segretario della Filctem Cgil di Frosinone, sull’evolversi della vicenda della Videocon, l’azienda di Anagni (di cui in questo blog – e non solo - mi sono occupato più volte) che qualche giorno fa era sembrata sul punto di risolvere finalmente l’ormai lunga disputa sulla ristrutturazione del suo debito con Banca Intesa San Paolo, premessa per l’arrivo di un nuovo gruppo (con core business incentrato sulle energie rinnovabili) disposto a subentrare al vecchio padrone indiano e riprendere le attività assorbendo pressoché tutti gli operai, da mesi in cassa integrazione. Apprendo da Silvio che, dopo quella che era sembrata una svolta positiva, si è invece ancora al punto di partenza, perché la banca non avrebbe consentito (nonostante assicurazioni e impegni autorevoli) a rateizzare il debito della multinazionale, complicando la prospettiva di una soluzione positiva.
C’è qualcosa (o più di qualcosa) che non torna in questa storia. Stiamo parlando, infatti, di una cifra oggetto di trattativa di 35-40 milioni di euro (garantita da fideiussioni) che non dovrebbe costituire problema né per la banca, né per l’azienda che con le sue imprese sparse per il mondo ha un consolidato stratosferico. Per ottenere dall’Istituto di credito – il medesimo che sta alla vigilia di una tanto onerosa ricapitalizzazione - condizioni di restituzione che il gruppo indiano considera accettabili (si è parlato di un milione di euro mensili per circa tre anni) hanno proposto i loro buoni uffici le autorità locali e il ministro dello sviluppo economico, quindi il governo, ricevendo da Passera in persona l’auspicato via libera (reso pubblico dagli autorevoli mediatori).
Al momento della trattativa, però, questo non è stato più vero. La Banca è tornata alla rigidità iniziale, l’azienda all’indisponibilità, il governo italiano (e soprattutto gli operai - sempre più sconcertati) a registrare un nuovo intoppo, senza che nessuno sappia bene se e quando potrà essere rimosso. Sembra quasi che nel passaggio dal vertice agli apparati che devono attuarne le decisioni ci sia una zona grigia in cui il si diventa ma e il certo si trasforma in forse. C’è una verità nascosta, che non riusciamo a vedere. Prima ci riusciamo e prima capiremo.
Di Tarcisio Tarquini il 10/04/2011 alle 20:49 | Non ci sono commenti
13/02/2011
La novità di The Daily e l'osservatorio di Cise
Da segnalare oggi sul Sole 24 Ore l’articolo di Carlo De Benedetti Dacci oggi il The Daily quotidiano, il nuovo quotidiano esclusivamente per iPad con il quale – scrive l’illustre articolista – Rupert Murdoch cerca di entrare nel mercato dell’ interstitial reading , la lettura differita.
[continua]
Di Tarcisio Tarquini il 13/02/2011 alle 20:04 | Non ci sono commenti
03/02/2011
Se il Sole 24 Ore e Lazio Tv usano gli stessi sistemi
È di ieri la notizia che i giornalisti del Sole 24 Ore scioperano per la proposta avanzata dalla proprietà (che dalla richiesta di un referendum sul direttore, sembrerebbe condivisa anche da questo) di una riduzione della redazione di settanta giornalisti o, in alternativa, una riduzione degli stipendi.
[continua]
Di Tarcisio Tarquini il 03/02/2011 alle 11:37 | Ci sono 5 commenti
11/10/2010
Attenti alla Scuola SpA!
Di Tarcisio Tarquini il 11/10/2010 alle 18:00 | Non ci sono commenti
19/09/2010
Il momento opportuno
Di Tarcisio Tarquini il 19/09/2010 alle 14:38 | Non ci sono commenti
23/08/2010
L'alfabeto di Giuliano Amato
Segnalo l'articolo di Giuliano Amato sulla prima pagina del Sole 24 Ore di ieri: Da Ground Zero ai rom, in gioco i diritti dell'uomo. Discute sulle ragioni del consenso in una democrazia e su quelle, sempre più frequentemente divergenti dalle prime, della (sua) civiltà.
[continua]
Di Tarcisio Tarquini il 23/08/2010 alle 10:27 | Non ci sono commenti
31/07/2010
Connessi con Wired, cosa fare per i giovani e i giornali
Nell'ultimo numero di Wired (agosto) l'editoriale del direttore Riccardo Luna si apre così: "Smettiamola di pensare a cosa possiamo fare per i giovani. Pensiamo piuttosto a cosa i giovani possono fare per noi". Penso che questo sia il modo più giusto per fare qualcosa per i giovani.
Sempre su Wired (questa volta il sito www.wired.it ), un giudizio duro (di un lettore) su un'ìiniziativa del Sole 24 Ore. Lo riporto perchè è utile per discutere e riflettere su alcuni dei temi che sollevo in questo blog.
"Secondo gli analisti entro il termine di quest'anno potrebbero essere 11 milioni gli iPad venduti nel mondo. Nel primo trimestre sono state vendute 3,67 milioni di unità e mancando ancora 2 trimestri per raggiungere l'obiettivo. Secondo le analisi più floride, inoltre, entro il 2013 potrebbero essere 100 milioni i tablet sul mercato. Questo lascia comprendere l'enorme bacino a cui l'editoria potrebbe rivolgersi.
E' ancora aperta la scommessa della transazione della carta stampata a quella elettronica. In Italia molte case editrici si sono rivolte all'iPad, purtroppo con il passo sbagliato. Ne è un esempio l'applicazione de Il Sole 24 Ore. Il giornale esperto di finanza, economia e investimenti, dovrebbe rappresentare l'avanguardia per l'evoluzione verso il futuro. Usando il loro software per iPad, invece, si ha la sensazione che gli investimenti verso il processo digitale sia molto debole o almeno inefficace.
L'applicazione per iPad è instabile e il giornale dimostra di non aver capito un concetto cardine: non deve essere l'utente ad adattarsi alla piattaforma utilizzata, ma la piattaforma ad adattarsi all'utente. Quello che si vede, infatti, è il tentativo di offrire le notizie sul tablet con la stessa modalità usata per la carta stampata. Un errore da principianti che porta l'applicazione a un bassissimo rating nell'App Store.
Il giornale può essere letto in due modi: doppio tap con le dita sulle notizie per avere un pop-up del testo, oppure con lo zoom per leggere il testo in formato "PDF" del quotidiano. Ingrandimento poco affidabile perchè il rendering non è sempre perfetto. Il consiglio, prima di proporre un abbonamento a pagamento, è di ripensare all'interfaccia e puntare molto sul multitouch. L'iPad può anche riprodurre video, gallerie di foto, link e altro. Gli ingredienti per migliorare la torta ci sono, manca solo la volontà di prepararla".
Sempre su Wired (questa volta il sito www.wired.it ), un giudizio duro (di un lettore) su un'ìiniziativa del Sole 24 Ore. Lo riporto perchè è utile per discutere e riflettere su alcuni dei temi che sollevo in questo blog.
"Secondo gli analisti entro il termine di quest'anno potrebbero essere 11 milioni gli iPad venduti nel mondo. Nel primo trimestre sono state vendute 3,67 milioni di unità e mancando ancora 2 trimestri per raggiungere l'obiettivo. Secondo le analisi più floride, inoltre, entro il 2013 potrebbero essere 100 milioni i tablet sul mercato. Questo lascia comprendere l'enorme bacino a cui l'editoria potrebbe rivolgersi.
E' ancora aperta la scommessa della transazione della carta stampata a quella elettronica. In Italia molte case editrici si sono rivolte all'iPad, purtroppo con il passo sbagliato. Ne è un esempio l'applicazione de Il Sole 24 Ore. Il giornale esperto di finanza, economia e investimenti, dovrebbe rappresentare l'avanguardia per l'evoluzione verso il futuro. Usando il loro software per iPad, invece, si ha la sensazione che gli investimenti verso il processo digitale sia molto debole o almeno inefficace.
L'applicazione per iPad è instabile e il giornale dimostra di non aver capito un concetto cardine: non deve essere l'utente ad adattarsi alla piattaforma utilizzata, ma la piattaforma ad adattarsi all'utente. Quello che si vede, infatti, è il tentativo di offrire le notizie sul tablet con la stessa modalità usata per la carta stampata. Un errore da principianti che porta l'applicazione a un bassissimo rating nell'App Store.
Il giornale può essere letto in due modi: doppio tap con le dita sulle notizie per avere un pop-up del testo, oppure con lo zoom per leggere il testo in formato "PDF" del quotidiano. Ingrandimento poco affidabile perchè il rendering non è sempre perfetto. Il consiglio, prima di proporre un abbonamento a pagamento, è di ripensare all'interfaccia e puntare molto sul multitouch. L'iPad può anche riprodurre video, gallerie di foto, link e altro. Gli ingredienti per migliorare la torta ci sono, manca solo la volontà di prepararla".
Di Tarcisio Tarquini il 31/07/2010 alle 09:40 | Non ci sono commenti
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