
Questa sera in Conservatorio ho ascoltato un concerto molto bello: divertente e sofisticato. Lo ha eseguito Concezio Panone, docente di organo ma anche eccellente pianista che ha suonato al pianoforte canzoni d’epoca e d’autore alla maniera di alcuni dei più grandi musicisti dei secoli passati. Insieme con un pubblico non molto folto ma entusiasta ho ascoltato
Parlami d’amore Mariù alla maniera di Puccini,
Nel blu dipinto di blu alla maniera di Corelli, Vivaldi e Bach,
Il tuo bacio è come un rock alla maniera di Mozart e così via fino a una fenomenale
La pappa col pomodoro (canzone cult del Giamburrasca televisivo di parecchi anni fa) di Nino Rota, alla maniera di Rossini. Straordinaria, poi, la baglioniana
Questo piccolo grande amore alla maniera dell’Eglise Catholique, con incastonature cioè del
Veni creator spiritus e, in coda – come nelle trasmissioni di radio Vaticana – del
Christus vincit.

Divertente e sofisticato dicevo, perché davvero questo apparente gioco di virtuoso ha aperto a me, come forse anche agli altri come me appassionati ma non esperti, prospettive nuove: l’idea di una musica che non ha generi che la distinguano, ma che si alimentano e rigenerano l’uno con e nell’altro. L’omaggio a Fred Buscaglione (a cinquanta anni dalla morte) con
Guarda che luna che si apre con il
Chiaro di luna di Beethoven e appare come un tessuto appena più andante nel rattoppo di uno scialle di gran pregio suggerisce il valore delle contaminazioni, con l’effetto sorprendente e imbarazzante di accorgersi che anche la tramatura classica alla fine ne esce ravvivata.
Nelle foto, Concezio Panone (sopra) e Fred Buscaglione
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Di Tarcisio Tarquini il 26/03/2010 alle 23:52
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