21/05/2011
Gli ascolti di Current TV
Qualche domanda sugli ascolti di Current Tv: sufficienti per i manager della tv di Al Gore, insufficienti – tanto da giustificare un ridimensionamento del contratto di trasmissione – per i responsabili di Sky Italia.
Le cifre (non volendo tenere in conto le osservazioni in proposito del direttore di Current Tv Italia, Tessarolo, che ho riportato nel blog di ieri) giustificano gli interrogativi: nel 2011 i telespettatori sarebbero stati poco meno di tremila al giorno, mentre – rivela stamattina Sky, che nega così interventi censori – ne sarebbero bastati 4.500 per rinnovare automaticamente il contratto alle medesime condizioni di prima (3 milioni di euro ogni anno per altri tre anni).
La domanda allora diventa questa: perché Sky investe una cifra considerevole per ascolti degni di una tv locale? Certo, c’è la qualità; certo, conta il prestigio: l’esperienza dei nostri anni ci dice però che non sarebbero sufficienti né l’una né l’altro, business is business.
E, allora, qual è il business? Non sono un esperto di marketing, ma conosco – per aver letto il celebre libro di Chris Anderson che ne parla – la teoria della “coda lunga”: la legge di mercato propria di internet e di tutto il mondo digitale in virtù della quale, per dirla sempre con Anderson, oggi si è passati dal mercato di massa alla massa di mercati e dove il successo è dato non da pochi prodotti che ottengono grandi numeri ma dai tanti prodotti che “vendono” ciascuno un piccolo numero, il quale, però, sommato con tutte le piccole quantità vendute da tutti gli altri piccoli prodotti dà una quantità superiore a quella raggiunta dai grandi prodotti. E' un po' complicato da dire, ma funziona nelle librerie online come Amazon e funziona anche nell’offerta televisiva digitale. Current Tv da sola non ha grandi ascolti, ma i suoi ascolti, messi insieme con quelli delle tante altre tv minori del pacchetto di Sky, concorrono a formare quella coda lunga che fa balzare in alto il valore pubblicitario del network.
È una risposta plausibile? Chiedo soccorso agli esperti.
PS.
In fondo - si parva licet - è anche grazie al principio della "coda lunga" che questo mio blog giova ai numeri di Rassegna.it.
Nell'immagine, la rappresentazione grafica della coda lunga.
Le cifre (non volendo tenere in conto le osservazioni in proposito del direttore di Current Tv Italia, Tessarolo, che ho riportato nel blog di ieri) giustificano gli interrogativi: nel 2011 i telespettatori sarebbero stati poco meno di tremila al giorno, mentre – rivela stamattina Sky, che nega così interventi censori – ne sarebbero bastati 4.500 per rinnovare automaticamente il contratto alle medesime condizioni di prima (3 milioni di euro ogni anno per altri tre anni).
E, allora, qual è il business? Non sono un esperto di marketing, ma conosco – per aver letto il celebre libro di Chris Anderson che ne parla – la teoria della “coda lunga”: la legge di mercato propria di internet e di tutto il mondo digitale in virtù della quale, per dirla sempre con Anderson, oggi si è passati dal mercato di massa alla massa di mercati e dove il successo è dato non da pochi prodotti che ottengono grandi numeri ma dai tanti prodotti che “vendono” ciascuno un piccolo numero, il quale, però, sommato con tutte le piccole quantità vendute da tutti gli altri piccoli prodotti dà una quantità superiore a quella raggiunta dai grandi prodotti. E' un po' complicato da dire, ma funziona nelle librerie online come Amazon e funziona anche nell’offerta televisiva digitale. Current Tv da sola non ha grandi ascolti, ma i suoi ascolti, messi insieme con quelli delle tante altre tv minori del pacchetto di Sky, concorrono a formare quella coda lunga che fa balzare in alto il valore pubblicitario del network.
È una risposta plausibile? Chiedo soccorso agli esperti.
PS.
In fondo - si parva licet - è anche grazie al principio della "coda lunga" che questo mio blog giova ai numeri di Rassegna.it.
Nell'immagine, la rappresentazione grafica della coda lunga.
Di Tarcisio Tarquini il 21/05/2011 alle 16:36 | Non ci sono commenti
20/05/2011
La notizia è Current Tv
Current protesta, Al Gore denuncia una manovra di ritorsione politica, motivata dai nuovi interessi di Murdoch per il digitale terrestre italiano che lo spingono a un’alleanza con Berlusconi, spesso oggetto delle inchieste spregiudicate della sua tv, Sky replica che la crisi di ascolti di Current è lampante, dovendosi parlare di numeri davvero esigui: meno di tremila al giorno nell’anno corrente, in flessione del 40 per cento rispetto all’anno precedente.
Al festival internazionale del giornalismo di Perugia, il direttore di Current Tv Italia, Tommaso Tessarolo, ha fornito, qualche settimana fa, dati diversi: il pubblico medio sarebbe stimabile in mezzo milione di telespettatori, solo in parte rilevati dall’Auditel che nel suo panel si basa su un target familiare e perciò può dare conto solo in modo molto impreciso del successo di un’emittente vista dalle generazioni più giovani (non a caso, Mtv ha rifiutato da tempo di stare dentro il gruppo dei 150 canali testati) e dalle persone più colte.
Tessarolo ha, però, spiegato a Perugia anche un’altra cosa. E, cioè, che Current Tv ha cominciato ad affermarsi nel nostro paese, quando è diventata diversa da quello che aveva promesso d’essere al momento dello sbarco da noi. Il progetto iniziale era, infatti, quello di essere una tv che avrebbe sollecitato e raccolto i video e le inchieste realizzate dalle web tv e dai cittadini giornalisti per ritrasmetterle, dopo averle selezionate (in principio anche con il gradimento degli spettatori) e raffinate, sul proprio canale. Si trattava di un modello che aveva suscitato molte attese e interesse (la cui eco si coglie ancora oggi nei commenti - veicolati sulla rete - di chi allude a una sorta di tradimento della missione), ma che – ha commentato Tessarolo – si è dimostrato inadatto a un pubblico televisivo abituato ad altri e più alti standard qualitativi (nella fattura dei video), anche se poi il programma di maggior successo della nuova politica editoriale di Current si è rivelato quello di Marco Travaglio che, come sa bene chi lo segue, ha un bassissimo appeal televisivo, essendo girato tipo webcam.
La sentenza dell’esperimento sembra dire che non si è ancora trovato un punto di contatto tra la webtv (che pure nel nostro paese è assai diffusa) e tv “tendenzialmente” mainstream, quella che permette in forza del mezzo – e sia pure solo potenzialmente - di raggiungere un grande pubblico.
Da noi, le webtv (censite dalla “rete” che le associa) sono la bella cifra di 536 e vanno da quelle semicondominiali e di palazzo a quelle di quartiere o di gruppi specifici; ce n’è una – ha raccontato a Perugia Giampaolo Colletti di altratv.tv – che ha avuto localmente molto successo ed è diventata un caso: si chiama come il pensionato settanduenne che l’ha fondata (pierodasaronno) e produce due o tre videoclip quotidiane sulla vita normale delle persone normali che scorre sotto l’occhio di una persona normale.
È il tema che ha di fronte chi, come noi, opera sul fronte dell’informazione del lavoro e del sindacato; e che da sempre è costretto a registrare quanto questo mondo sia assente o, se presente, stravolto nella scaletta dei media più accreditati.
Di Tarcisio Tarquini il 20/05/2011 alle 17:58 | Non ci sono commenti
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