Dunque la riforma dell’Università è stata stoppata dal veto finanziario del ministro Tremonti; se ne riparlerà prima della fine dell’anno – ha dichiarato con il sospiro che ho notato usa emettere sia per sottolineare una difficoltà ma anche quando vuole sorprendere l’interlocutore con una novità positiva. Stamattina in una dichiarazione radiofonica se ne è lasciato sfuggire uno lungo, continuo, a due riprese, quando ha ammesso che soldi per l’università non ci sono (ma c'è l'impegno) e subito dopo ha annunciato che adesso è arrivato il momento di affrontare la riforma fiscale.
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Leggo stamattina su Repubblica un’intervista di Giovanna Casadio al professor Ichino il quale, rispondendo alle esternazioni più recenti e come di norma intemperanti del ministro Brunetta, esprime varie osservazioni sugli sprechi della pubblica amministrazione. A un certo punto il giuslavorista deputato PD, per dire che il ministro ha torto nei toni ma non nei contenuti, chiarisce: “Per esempio, sulla questione dello spettacolo e della musica in particolare: è vero che in questo settore si annidano molte rendite indebite e che c’è molto da cambiare nel sistema dell’istruzione e dei finanziamenti pubblici. Parlo soprattutto dei Conservatori. Ma non si affronta né si risolve il problema insultando un’intera categoria”.
Lettoieri su Repubblica, lo segnalo oggi. È tratto da un intelligente articolo di Gabriele Romagnoli sul destino delle 228 vittime del volo da Rio inghiottite nel mistero.Tutte, tranne due (questo ieri, oggi ce n’è qualcuna in più). Le uniche due, forse, che per scetticismo si sono rifiutate di varcare la “soglia del multiuniverso, l’insieme di universi paralleli a quello nel quale ci troviamo, potenzialmente infiniti, talora interagenti”.