15/04/2010
L'impossibile accountability della Chiesa
[continua]
Di Tarcisio Tarquini il 15/04/2010 alle 22:12 | Non ci sono commenti
03/02/2010
Risposta sulla responsabilità sociale di Benedetto XVI
Un lettore, Guido 70, mi scrive:
Gentile sig. Tarcisio,
non trovando un riferimento e-mail, uso questo spazio per chiederle una informazione sul post "Responsabilità sociale nella Caritas in Veritate", pubblicato sul suo sito il 07/07/2009.
In particolare sono interessato al passaggio:
"C’è, tuttavia, una chiosa critica, di non agevole interpretazione: “le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell’impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa”. È certamente un punto da approfondire, testo integrale alla mano...
Ha avuto modo di chiarire la "chiosa critica"? Mi piacerebbe sapere a quali "impostazioni etiche non accettabili" si riferisce l'enciclica.
Può consigliarmi una lettura in proposito?
Rispondo volentieri, dicendo che ho approfondito chiedendo a studiosi cattolici di aiutarmi a capire “la chiosa critica” senza riceverne però risposte definitive.
L’Enciclica, che ho riletto anche in questi giorni nella parte in cui affronta il tema della responsabilità sociale, è un testo di gran livello ma, proprio per questo e come è nello stile dei documenti papali, spesso si ferma ad enunciazioni di carattere generale, individuando tendenze più che fatti e situazioni specifici.
In questo caso, i miei interlocutori mi spiegano che Benedetto XVI si preoccupa di avvertire che la teoria e la pratica della responsabilità sociale debbano chiarire il fondamento da cui muovono, evitando che si confondano quelle che sono le pur legittime attività di marketing e comunicazione finalizzate al rafforzamento dell’immagine dell’impresa con l’operato espressione di un’impresa, consapevole che, come vuole la dottrina sociale della Chiesa, “ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale”. La riflessione papale - proseguiamo nella nostra congettura - investe anche uno dei cardini della responsabilità sociale, la definizione del profilo e dei caratteri degli stakeholder che, nella visione dell’enciclica, non possono essere mai ridotti né a portatori di interessi solo economici né a soggetti individuali, staccati dall’ambito comunitario in cui essi diventano pieni portatori di sensibilità e valori condivisi.
A Guido suggerisco, comunque, di rivolgersi (anche telefonicamente) al professor Gianfranco Rusconi, dell’Università di Bergamo, pioniere nel nostro paese degli studi di rendicontazione sociale; Rusconi, che è autore di un volume “Bilancio sociale e responsabilità d’impresa”, edito dall’Ediesse, che offre molti spunti di riflessione, mi ha detto di trasmettere a Guido la sua disponibilità per ulteriori informazioni.
Per scrivere a Rusconi:
ruscgfr@unibg.it
Per approfondire sulle edizioni Ediesse:
www.ediesseonline.it
Gentile sig. Tarcisio,
non trovando un riferimento e-mail, uso questo spazio per chiederle una informazione sul post "Responsabilità sociale nella Caritas in Veritate", pubblicato sul suo sito il 07/07/2009.
In particolare sono interessato al passaggio:
"C’è, tuttavia, una chiosa critica, di non agevole interpretazione: “le impostazioni etiche che guidano oggi il dibattito sulla responsabilità sociale dell’impresa non sono tutte accettabili secondo la prospettiva della dottrina sociale della Chiesa”. È certamente un punto da approfondire, testo integrale alla mano...
Ha avuto modo di chiarire la "chiosa critica"? Mi piacerebbe sapere a quali "impostazioni etiche non accettabili" si riferisce l'enciclica.
Può consigliarmi una lettura in proposito?
Rispondo volentieri, dicendo che ho approfondito chiedendo a studiosi cattolici di aiutarmi a capire “la chiosa critica” senza riceverne però risposte definitive.
L’Enciclica, che ho riletto anche in questi giorni nella parte in cui affronta il tema della responsabilità sociale, è un testo di gran livello ma, proprio per questo e come è nello stile dei documenti papali, spesso si ferma ad enunciazioni di carattere generale, individuando tendenze più che fatti e situazioni specifici.
In questo caso, i miei interlocutori mi spiegano che Benedetto XVI si preoccupa di avvertire che la teoria e la pratica della responsabilità sociale debbano chiarire il fondamento da cui muovono, evitando che si confondano quelle che sono le pur legittime attività di marketing e comunicazione finalizzate al rafforzamento dell’immagine dell’impresa con l’operato espressione di un’impresa, consapevole che, come vuole la dottrina sociale della Chiesa, “ogni decisione economica ha una conseguenza di carattere morale”. La riflessione papale - proseguiamo nella nostra congettura - investe anche uno dei cardini della responsabilità sociale, la definizione del profilo e dei caratteri degli stakeholder che, nella visione dell’enciclica, non possono essere mai ridotti né a portatori di interessi solo economici né a soggetti individuali, staccati dall’ambito comunitario in cui essi diventano pieni portatori di sensibilità e valori condivisi.
A Guido suggerisco, comunque, di rivolgersi (anche telefonicamente) al professor Gianfranco Rusconi, dell’Università di Bergamo, pioniere nel nostro paese degli studi di rendicontazione sociale; Rusconi, che è autore di un volume “Bilancio sociale e responsabilità d’impresa”, edito dall’Ediesse, che offre molti spunti di riflessione, mi ha detto di trasmettere a Guido la sua disponibilità per ulteriori informazioni.
Per scrivere a Rusconi:
ruscgfr@unibg.it
Per approfondire sulle edizioni Ediesse:
www.ediesseonline.it
Di Tarcisio Tarquini il 03/02/2010 alle 16:12 | Non ci sono commenti
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