27/04/2012
Primo maggio
Fino a qualche anno fa, ho trascorso la giornata del primo maggio a Santa Croce di Magliano dove la Cgil organizzava (e organizza) un raduno dei lavoratori molisani per celebrare, in questo piccolo centro a pochi chilometri dal Tavoliere delle Puglie, la festa del lavoro, rendendo omaggio alla memoria di un leader locale del movimento sindacale e del partito comunista, Nicola Crapsi.
[continua]
Di Tarcisio Tarquini il 27/04/2012 alle 12:37 | Non ci sono commenti
24/03/2012
Il licenziamento disciplinare di Michele Petraroia
Ecco di seguito la lettera di Petraroia, con allegato provvedimento disciplinare comminatogli; penso che la ministra destinataria faccia bene, se mai la leggerà, a rifletterci un po' sopra: è un testo che arriva da quell'università della vita che spesso insegna più di dottorati e master.
Scrive Michele Petraroia: "Alla vigilia del decimo anniversario della più grande manifestazione italiana di tutti i tempi, indetta dalla CGIL il 23 marzo 2002 in difesa della dignità del lavoro e contro l’idea di una competizione giocata sulla cancellazione dei diritti sociali, il Consiglio dei Ministri, ha voluto compiere un grave strappo politico con la pessima scelta di modificare arbitrariamente l’art.18, non contrastare efficacemente la precarietà e limitare l’accesso ad un sistema universalistico di tutela del reddito in caso di perdita dell’impiego o di passaggio da un’attività all’altra.
Questo testo non risponde alle aspettative di milioni di precari che sollecitano stabilità, persiste nella logica di togliere con immediatezza i diritti ai meno giovani ma rinvia ad una futura ed indefinita fase, i provvedimenti che mirano a coniugare flessibilità e sicurezza, che si attendono vanamente fin dalla Legge Treu del 1997.
La bozza può e deve essere cambiata dal Parlamento per renderla equa, temperarne le asprezze e orientarla verso un modello sociale che non abiuri l’art. 1 della Costituzione Italiana. Si può ipotizzare un superamento della crisi drammatica in cui versa l’Italia non riconoscendo un ruolo dignitoso alle confederazioni sindacali che vengono derubricate ad associazioni da ascoltare e non a soggetti della rappresentanza generale da coinvolgere attivamente per disegnare insieme un percorso virtuoso per il risanamento ed il rilancio della Nazione ? Spaccare il sindacato ed alimentare contrapposizioni in questa fase è un errore grave perché c’è un clima preoccupante sul territorio che potrebbe incanalarsi verso un diffuso ribellismo protestatario fine a sé stesso, e non sarà la Banca Centrale Europea o altri Organismi Internazionali a gestire un simile disagio. Le confederazioni sindacali sono chiamate ad una prova di straordinaria responsabilità nel governare questa transizione delicatissima ma vanno rispettate nel loro ruolo, riconosciute e messe in condizione di non ritrovarsi prive di strumenti nel confronto quotidiano con milioni di persone.
Sul merito della bozza - prosegue Petaroia - mi limito ad allegare la mia lettera di licenziamento disciplinare che chiarisce le modalità con cui le imprese attuano le discriminazioni senza chiamarle in questo modo. In un’azienda con poco più di 40 addetti, aderimmo il 30 novembre 1985, per una metà alla CGIL per chiedere il
pagamento delle ore effettivamente lavorate, rinunciando anche all’applicazione del Contratto Nazionale. Dopo due giorni vennero licenziate due lavoratrici e al nostro sciopero la Ditta attivò una procedura per licenziamenti collettivi per riduzione del personale con cui il 31 gennaio 1986 licenziò tutti gli iscritti CGIL, e dopo quattro sanzioni disciplinari assolutamente inventate, mi venne recapitata la lettera per licenziamento disciplinare quale delegato sindacale aziendale. Il Tribunale di Campobasso riconobbe le mie ragioni nel 1990 e costrinse la Ditta a versarmi la differenza tra le 159 ore mensili retribuite e le 12 ore al giorno compreso il sabato effettivamente prestate, ma in realtà dopo 7 anni continuativo di lavoro con più imprese, il 6 marzo 1986 mi ero ritrovato disoccupato per aver osato chiedere una cosa ovvia. E lo strumento adottato fu il licenziamento disciplinare. Per questo bisogna essere cauti nella destrutturazione dell’art. 18, perché per un’impresa che volesse sostituire un dipendente scomodo anziano a tempo indeterminato con un giovane atipico è un gioco semplicissimo pagare da 15 a 27 mensilità di danni. Tali importi saranno recuperati sul minor costo del lavoro del sostituto in breve tempo e l’unico soggetto debole che si ritroverà fuori dal mercato del lavoro senza protezioni sarà il 60enne che finito l’indennizzo dovrà aspettare in condizioni di disagio i 67 anni che occorrono per maturare il diritto a pensione.
Dal giorno del mio licenziamento ho dedicato 20 anni di vita in CGIL a tutela della dignità violata di ogni singola persona che ferisce più in profondità del danno economico perché è come se qualcuno ti strappa la pelle e tu non puoi reagire se vuoi portare i soldi a casa per sostenere la famiglia. Ma la vita degli uomini che lavorano può fondarsi sul ricatto tra diritti e salario ? E in una Repubblica fondata sul lavoro, dov’è scritto che il ruolo del Governo è quello di svalorizzare, svilire, svuotare e rendere sempre più precario il lavoro salariato ? Se non si riparte da un idea di società coesa, solidale, equa e socialmente giusta, usciremo dalla crisi rientrando nel Medio Evo dei rapporti di classe dove il censo
farà la differenza tra chi può e chi non può.
Sono grato alla CGIL per il coraggio delle sue posizioni e sono convinto che in Parlamento la riforma del mercato del lavoro sarà emendata, corretta e modificata".
Di Tarcisio Tarquini il 24/03/2012 alle 21:22 | Ci sono 2 commenti
05/03/2010
Minus habens
È vero, il lavoratore non è - come riconoscono Giuliano Cazzola e Maurizio Sacconi, all’unisono ché se lo debbono essere detti prima - un minus habens. È, però, un minus potens (nel rapporto con il datore di lavoro) e la tutela dell’articolo 18 serve a diminuire questo suo deficit oggettivo. È un un po’ di potere in più perché egli sia completamente habens, quanto a diritti e scelte.
Di Tarcisio Tarquini il 05/03/2010 alle 09:54 | Non ci sono commenti
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