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20/05/2011

La notizia è Current Tv

La notizia del giorno è la prossima chiusura (alla fine del mese di luglio) di Current Tv. O meglio, lo sfratto della tv fondata da Al Gore dalla piattaforma di Sky che lamenta gli scarsi ascolti dell’emittente il cui esordio nel nostro paese è datato 2008 ma che negli Stati Uniti trasmette dal 2005.
Current protesta, Al Gore denuncia una manovra di ritorsione politica, motivata dai nuovi interessi di Murdoch per il digitale terrestre italiano che lo spingono a un’alleanza con Berlusconi, spesso oggetto delle inchieste spregiudicate della sua tv, Sky replica che la crisi di ascolti di Current è lampante, dovendosi parlare di numeri davvero esigui: meno di tremila al giorno nell’anno corrente, in flessione del 40 per cento rispetto all’anno precedente.

Al festival internazionale del giornalismo di Perugia, il direttore di Current Tv Italia, Tommaso Tessarolo, ha fornito, qualche settimana fa, dati diversi: il pubblico medio sarebbe stimabile in mezzo milione di telespettatori, solo in parte rilevati dall’Auditel che nel suo panel si basa su un target familiare e perciò può dare conto solo in modo molto impreciso del successo di un’emittente vista dalle generazioni più giovani (non a caso, Mtv ha rifiutato da tempo di stare dentro il gruppo dei 150 canali testati) e dalle persone più colte.

Tessarolo ha, però, spiegato a Perugia anche un’altra cosa. E, cioè, che Current Tv ha cominciato ad affermarsi nel nostro paese, quando è diventata diversa da quello che aveva promesso d’essere al momento dello sbarco da noi. Il progetto iniziale era, infatti, quello di essere una tv che avrebbe sollecitato e raccolto i video e le inchieste realizzate dalle web tv e dai cittadini giornalisti per ritrasmetterle, dopo averle selezionate (in principio anche con il gradimento degli spettatori) e raffinate, sul proprio canale. Si trattava di un modello che aveva suscitato molte attese e interesse (la cui eco si coglie ancora oggi nei commenti - veicolati sulla rete - di chi allude a una sorta di tradimento della missione), ma che – ha commentato Tessarolo – si è dimostrato inadatto a un pubblico televisivo abituato ad altri e più alti standard qualitativi (nella fattura dei video), anche se poi il programma di maggior successo della nuova politica editoriale di Current si è rivelato quello di Marco Travaglio che, come sa bene chi lo segue, ha un bassissimo appeal televisivo, essendo girato tipo webcam.

L’integrazione della tv dal basso,
veicolando su una piattaforma professionale il lavoro di indagine e scavo di tanti videomaker, si è dimostrata, insomma, una prospettiva assai poco convincente e soprattutto non vincente.
La sentenza dell’esperimento sembra dire che non si è ancora trovato un punto di contatto tra la webtv (che pure nel nostro paese è assai diffusa) e tv “tendenzialmente” mainstream, quella che permette in forza del mezzo – e sia pure solo potenzialmente - di raggiungere un grande pubblico.

Da noi, le webtv (censite dalla “rete” che le associa) sono la bella cifra di 536 e vanno da quelle semicondominiali e di palazzo a quelle di quartiere o di gruppi specifici; ce n’è una – ha raccontato a Perugia Giampaolo Colletti di altratv.tv – che ha avuto localmente molto successo ed è diventata un caso: si chiama come il pensionato settanduenne che l’ha fondata (pierodasaronno) e produce due o tre videoclip quotidiane sulla vita normale delle persone normali che scorre sotto l’occhio di una persona normale.

Il progetto è di costruire una filiera, una grande trama che raccolga i nodi diffusi nel paese; nell’era della convergenza l’importante non è come trasmetti – ha commentato, sempre durante il seminario perugino, Guido Scorza dell’Istituto Politiche dell’innovazione – ma che qualcuno trasmetta e poi i contenuti siano diffusi su tutti i canali disponibili. Il punto, però, resta sempre uno: come trasformare una esperienza “espressiva” in una strategia di informazione e comunicazione che, seppure con le armi (metaforiche) della guerriglia mediale, possa nutrire realisticamente l’ambizione di vincere la guerra dei contenuti stravolgendo l’agenda informativa dei grandi gruppi e dei grandi interessi.
È il tema che ha di fronte chi, come noi, opera sul fronte dell’informazione del lavoro e del sindacato; e che da sempre è costretto a registrare quanto questo mondo sia assente o, se presente, stravolto nella scaletta dei media più accreditati.

TAG current tv al gore festival del giornalismo di perugia sky

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Di Tarcisio Tarquini il 20/05/2011 alle 17:58 | Non ci sono commenti

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