28/03/2012
Il centrosinistra di Piazzola sul Brenta
Qualche giorno fa, a Piazzola sul Brenta, in provincia di Padova, abbiamo discusso per una serata del centrosinistra.
Ovviamente, la tavola rotonda, organizzata dall’amministrazione comunale di Piazzola con l’apporto di molti compagni del vecchio partito socialista ma anche della Cgil (tra tutti, Roberto Franco del quale sono diventato amico dopo averlo scoperto, da una sua telefonata, lettore del mio blog – soprattutto dei post che ricordano il comune passato politico), non puntava alla storia, ma alle questioni di oggi e partiva da un enunciato piuttosto deciso, e cioè che il centrosinistra di ieri - quello iniziato negli anni sessanta del secolo passato per intenderci – fece del bene al paese, per arrivare alla domanda se oggi dall’alambicco della politica italiana sia ancora possibile estrarre qualcosa di analogo, distillare un’esperienza politica capace di portare le innovazioni necessarie, rilanciando un riformismo con le riforme, e non solo con le penitenze.
Ci sono le condizioni di un nuovo centrosinistra? È possibile un terzo tempo della politica riformista del centrosinistra, dopo le vicende di cinquanta anni fa e quelle più recenti, che hanno tentato di rinnovare la formula, con la successione dei governi guidati da Prodi, D’Alema e Amato? Si vedono da qualche parte gli elementi che possano portarci a una politica capace di riconnettersi con lo sviluppo del paese, la sua nuova mentalità, i suoi nuovi bisogni, cercando strade diverse rispetto a quelle che ci vengono indicate come le uniche possibili e praticabili?
In una sala comunale piena di gente fin quasi a mezzanotte, introdotti e moderati da me ne hanno parlato l’ex vicesegretario del Psi Valdo Spini, il presidente della Fondazione Di Vittorio, Carlo Ghezzi, il vicepresidente PD della commissione bilancio della Camera Paolo Giaretta e il sindaco di Piazzola, Renato Marcon (tutti nella foto sopra).
Al di là delle cose – tutte interessanti – che sono state dette, mi pare significativa, e pertanto da segnalare, la coincidenza del momento del dibattito con il giorno stesso in cui il governo ha riscritto, manomettendolo, l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, una delle riforme simbolo del primo centrosinistra, additata adesso come un tabu da abbattere.
Sulle periodizzazioni, in realtà, ci sono pareri diversi, ma per comodità possiamo chiamare primo centrosinistra quello che incomincia con il governo Fanfani (delle convergenze parallele, come lo definì Aldo Moro, spiegando il senso delle astensioni parlamentari che lo fecero nascere) e si conclude proprio con l’approvazione dello Statuto nel 1970, l’anno dell’approvazione della legge sul divorzio e dell’istituzione delle Regioni.
In quel decennio fu nazionalizzata l’energia elettrica, venne approvata la riforma della scuola media, venne presentata una riforma urbanistica che modificava il regime della la proprietà dei suoli, subito ritirata per la reazione dei proprietari colpiti da questa misura che si proponeva di governare i grandi processi di urbanizzazione alimentati dallo sviluppo industriale del paese (restò comunque la 167 che incentivava l’edilizia economica e popolare), venne istituita la cedolare d'acconto, furono abolite le gabbie salariali, si approvò la riforma delle pensioni.
In questi stessi anni si afferma l'idea della programmazione economica e della politica dei redditi – sulla cui versione lamalfiana e giolittiana molto si dibatté. Il confronto politico fu drammatico, le gerarchie ecclesiastiche vi giocarono un ruolo importante come – altrettanto o addirittura più scompostamente - la confindustria; si paventò persino un colpo di stato (il Piano Solo), il “tintinnar di sciabole” denunciato da Pietro Nenni.
Ancora oggi appassiona la lettura di un classico della saggistica politica di quegli anni, Storia e cronaca del centrosinistra di Giuseppe Tamburrano, che ricorda la profondità del dibattito che si sviluppò nel paese, racconta le asprezze della riflessione nel partito comunista (sulle caratteristiche del neocapitalismo e perciò sul senso politico e storico del centrosinistra) e sottolinea le stesse difficoltà della Cgil - che seppe però mantenere la sua unità - a dare credito all’apertura a sinistra propugnata dai socialisti che sul tema si dilaniarono fino alla scissione. Certo, è un’altra epoca; ma all’Agorà di Piazzola sul Brenta è sembrato giusto ripartire da lì per trarre qualche ispirazione buona per il futuro.
Di Tarcisio Tarquini il 28/03/2012 alle 01:26 | C'e' un commento
22/03/2012
No, non è lui
Su Repubblica di oggi, a firma di Piero Ottone un pezzo sul “freno della Fiom”, con censura della rigidità ideologica del suo segretario.
“(...) Al centro del suo universo (di Maurizio Landini segretario della Fiom, ndr), quello in cui crede, campeggia il lavoratore, col pieno diritto, sacro e inviolabile, a un posto equamente retribuito, a una paga che gli consenta di mantenere se stesso e la sua famiglia, a una pensione quando non dovrà più lavorare. Questi sono i dati di partenza, i dati imprescindibili (...)”.
“(...) A me sembra che l'impostazione sindacale di Landini, che parte dai principi (repubblica imperniata sul lavoro, diritto di ogni cittadino al lavoro) piuttosto che dalle leggi naturali (domanda, offerta, libero scambio) appartenga alla cultura di sinistra di quegli anni ormai lontani (...)”.
No, non ci credo: non è Piero Ottone.
Di Tarcisio Tarquini il 22/03/2012 alle 10:41 | Non ci sono commenti
03/12/2011
Sciopero
Di Tarcisio Tarquini il 03/12/2011 alle 19:01 | Non ci sono commenti
24/11/2011
Populismi
Nella prima sessione (quella che ho seguito) sono emersi spunti originali che non passerebbero sotto silenzio se il discorso politico fosse nel nostro paese ancora capace di individuare i nodi veri da affrontare e si rifiutasse per un attimo di ridursi alle battute, agli slogan e agli aneddoti che contraddistinguono tanta parte delle argomentazioni che contrappongono i protagonisti dell’arena politico-mediatica.
Roberto Biorcio (Università di Milano Bicocca) ha parlato, per esempio, di un populismo che nel nostro paese nasce dal vuoto apertosi al centro con la fine della DC e successivamente spostatosi verso destra; un populismo dalla doppia matrice, da cui origina da una parte quello di marca leghista, che dal basso si dirige verso l’alto, e dall’altra quello che va nella direzione opposta (dall’alto verso il basso) che si riassume nel berlusconismo, fatalmente congiuntisi l’uno con l’altro a un punto del loro percorso per la forza di un’attrazione fatale, tutt’altro che episodica e tattica.
Michele Prospero (Università di Roma), un politologo che continua a confermarsi come uno degli studiosi più profondi e anticonformisti della politica italiana, ha suggerito una lettura fenomenologica del sistema politico del nostro paese degli ultimi decenni e ha individuato, almeno negli ultimi venti anni, un alternarsi di governi populisti e governi tecnici in un ciclo coerente il cui tratto di fondo è dato da una bassa qualità della guida politica: la politica che è la grande accusata per essersi staccata dal suo soggetto sociale e aver conseguentemente spalancato le porte alla sua sconfitta, che qualche volta prende le sembianze di Berlusconi e qualche altra di Ciampi, o Dini, o Monti.
Alfio Mastropaolo (Università di Torino) ha sintetizzato così l’effetto della frattura dentro cui è precipitata la società italiana e europea dopo la crisi della prospettiva socialista, anche nella versione più moderata, quella socialdemocratica: “Se in precedenza politica e economia erano in rotta di collisione, e la politica contrastava l’economia, e proteggeva la società dal mercato anche quando a governare erano i partiti conservatori, da allora la politica si è messa al servizio dell’economia e la società è rimasta indifesa”.
È davvero, come ha ipotizzato lo studioso torinese, un ciclo in via di esaurimento? Chissà. Forse qualcosa è arrivato davvero a un passo dalla parola fine, ma il danno prodotto è profondo.
Per Raimondo Catanzaro (Università di Bologna) la pratica della politica negli ultimi dieci anni si è volta “a negare la creazione di beni collettivi” distruggendo così “la fede pubblica e la fiducia nelle istituzioni”. E’ mancato il soggetto capace di “convertire” il capitale sociale di tipo relazionale (di cui ciascuno di noi ha una dotazione più o meno cospicua) in capitale sociale di tipo "istituzionale” e perciò la società italiana non ha potuto disporre “di una potente arma di mobilitazione collettiva” da opporre come antidoto alla sua crisi.
Ricostruire, dunque, è difficile; e le scelte e le pratiche che si stanno affermando in questa ennesima fase di transizione “tecnica” non sembrano aver colto l’essenzialità del ruolo, nella ricostruzione, di convertitori sociali o, per dirla in altro modo, di quei partiti (certi partiti) che pure questa funzione nel passato avevano saputo svolgere, avendo ben chiaro quali soggetti sociali rappresentare e come tradurre i loro interessi in un modo capace di creare ricchezza pubblica a vantaggio della società e dello stato, grazie all’esercizio di quella severa pratica pedagogica che sapeva trasformare – a volte anche deviandolo – l’impulso privato in un movimento collettivo, il valore privato in un valore pubblico. I convertitori oggi funzionano al contrario, sono tarati per svilire ciò che c’è di vitale nella società: e c’è da dire che riescono benissimo nello scopo.
(nella foto, populismo in America Latina)
Di Tarcisio Tarquini il 24/11/2011 alle 23:50 | Non ci sono commenti
21/10/2011
Adriano Olivetti
Di Tarcisio Tarquini il 21/10/2011 alle 10:30 | C'e' un commento
30/09/2011
Ancora Avanti!
Roberto Franco
Dopo il mio post sull’Avanti! ho ricevuto il commento che leggete sopra. Aggiungo solo che Giorgio Lauzi è stato, oltre che un gran signore, un grande maestro del giornalismo sindacale (ma anche del giornalismo tout court). E ringrazio Roberto Franco per averlo ricordato.
Di Tarcisio Tarquini il 30/09/2011 alle 16:41 | Non ci sono commenti
16/09/2011
Avanti!
Di Tarcisio Tarquini il 16/09/2011 alle 22:06 | Ci sono 3 commenti
07/07/2011
I tre operai della Lucchini
Di Tarcisio Tarquini il 07/07/2011 alle 13:43 | Non ci sono commenti
15/06/2011
L'Edit Coop
Di Tarcisio Tarquini il 15/06/2011 alle 12:10 | Non ci sono commenti
31/05/2011
Mario Dondero, nostro fotografo
Di Tarcisio Tarquini il 31/05/2011 alle 10:53 | Non ci sono commenti
