06/04/2013
Il ticket "non solidale" di Pisa
Questa volta, senza attendere la sua autorizzazione, ne ripropongo una - arrivatami stamattina - sul mio blog.
Il “caffè sospeso” è un’antica consuetudine napoletana. Una persona che prende il caffè al bar può lasciare pagato un altro caffè per un avventore futuro che abbia desiderio del caffè ma è sprovvisto in quel momento, o in tutti i momenti, dei soldi per pagarlo, ma, attenzione, ne potrebbe approfittare anche chi non è indigente!; Viene cioè offerto ad un futuro, del tutto ignoto, avventore. A Napoli tutti conoscono questa usanza, è descritta da tanti giornalisti e romanzieri. Per tutti valga Luciano De Crescenzo nei “ I dialoghi di Bellavista” (a pag 56).E’ un’usanza molto bella, ci fa capire cosa sia la fraternità, l’umanità, in una parola un piccolo spicchio di civiltà, proprio perché rappresenta un donare, nella sua minuzia, nella sua piccolezza, all’umanità intera. Senza nessun altro scopo se non quello , sia per chi dona e sia per chi riceverà, di avvertire, in un istante sospeso, la sottile bellezza dell’amore e dell’amicizia. (...)
Qualcosa di simile, dico simile non uguale, al caffè sospeso lo riconosco in un’usanza quasi quotidiana a cui, forse, partecipiamo tutti nei parcheggi comunali a pagamento: le strisce blu. E’ diventata quasi una istituzione. L’automobilista che ha già pagato il suo ticket, se, ritornando alla sua auto, dopo aver finito le sue commissioni, nota che è in anticipo sull’ora di scadenza, lascia il biglietto presso la macchinetta distributrice perché un altro, a lui del tutto sconosciuto, se ne avvantaggi oppure dona quel tempo che gli avanza ad un altro automobilista che arriva in quel momento. E’ l’occasione, sempre più rara nelle strade che ci hanno abituati al delitto del cacciavite, in cui i due automedonti, per un istante sospesi nel traffico, si sorridono, grati per questa cortesia reciproca, perché è in chi dà e in chi riceve. Colti in un ferma immagine come due eroi omerici, un troiano e un argivo tra loro nemici che sospendono la loro ostilità sotto le mura della città per un atto di pietà comune.
Eppure questa usanza dovrà scomparire. Se tutte le amministrazioni seguiranno l’esempio di Pisa. A Pisa per prendere il biglietto orario da mettere sul cruscotto è obbligatorio digitare i numeri della propria targa. Diventa impossibile in questo modo poter far dono del proprio tempo avanzato. Può darsi che il fine della società che gestisce i parcheggi o del comune sia altro ma sicuramente il risultato è questo. Un piccolo “spicchio” di umanità, di civiltà andrà perduto. Quando ho digitato il numero della mia targa è stato come se avessi avuto un groppo in gola come se avessi dovuto ingurgitare per forza tutti i “caffè sospesi” lasciati nei bar.
Di Tarcisio Tarquini il 06/04/2013 alle 12:46 | Non ci sono commenti
09/02/2013
Il privilegio dei "figli di"
Di Tarcisio Tarquini il 09/02/2013 alle 01:08 | Non ci sono commenti
12/01/2013
La nuova emigrazione
Di Tarcisio Tarquini il 12/01/2013 alle 20:45 | C'e' un commento
14/10/2011
Ferrovie a fondo perduto
Di Tarcisio Tarquini il 14/10/2011 alle 14:37 | Non ci sono commenti
20/09/2011
Pasti comuni
Di Tarcisio Tarquini il 20/09/2011 alle 14:01 | Non ci sono commenti
09/09/2011
Il catenaccio
Di Tarcisio Tarquini il 09/09/2011 alle 16:01 | Non ci sono commenti
06/09/2011
Amo'
Di Tarcisio Tarquini il 06/09/2011 alle 22:54 | C'e' un commento
27/07/2011
Socialista
A pensarci meglio, la Bindi esplicita una tautologia, conferma con il predicato quanto ha già detto del soggetto e perciò rende infalsificabile il suo enunciato. Mi rendo conto che la sto complicando un po’ troppo, per quella che magari voleva essere solo una battuta ammiccante alla scontata, e ormai un po’ vetusta (visto ciò che succede oggi), vulgata dei socialisti ladri; ma credo anche che qualche interrogativo l’affermazione di Rosy Bindi lo susciti. Per esempio, quando dice “socialista” di Tedesco si riferisce a oggi o a ieri? Pensa ai socialisti europei del cui gruppo il Pd è attualmente partner, o ai socialisti di qualche decennio fa? Ce l’ha con D’Alema (ma forse anche Bersani) o con Craxi?
Si è capito che, da socialista (di qualche decennio fa ma anche di oggi), me la sono presa un po’. E da questo blog, che vede tra i suoi post più cercati i due dedicati al quarto stato e al “suicidio” del socialismo (che parte dal bel libro di Massimo Onofri), intendo manifestare la mia riprovazione. Perché nemmeno Rosy Bindi può prendersi certe libertà. A rafforzamento del mio sdegno, potrei ricorrere anch’io a un po’ di retorica sul socialismo e i socialisti, ricordando le cristalline figure di un secolo e più di storia. Ma dovrei fare la lezione a tanti altri, prima di Rosy Bindi. Perché c’è chi la definizione di socialista (usata in alternativa al più attenuato “riformista”) la usa come scudo, a copertura delle proprie avventurose traiettorie politiche. Il catalogo è lungo e noto; perciò, basta così.
Di Tarcisio Tarquini il 27/07/2011 alle 20:04 | Non ci sono commenti
10/04/2011
Videocon, la verità nascosta
Annoto la notizia e le cifre, qualche minuto dopo aver chiesto informazioni al mio amico Silvio Campoli, segretario della Filctem Cgil di Frosinone, sull’evolversi della vicenda della Videocon, l’azienda di Anagni (di cui in questo blog – e non solo - mi sono occupato più volte) che qualche giorno fa era sembrata sul punto di risolvere finalmente l’ormai lunga disputa sulla ristrutturazione del suo debito con Banca Intesa San Paolo, premessa per l’arrivo di un nuovo gruppo (con core business incentrato sulle energie rinnovabili) disposto a subentrare al vecchio padrone indiano e riprendere le attività assorbendo pressoché tutti gli operai, da mesi in cassa integrazione. Apprendo da Silvio che, dopo quella che era sembrata una svolta positiva, si è invece ancora al punto di partenza, perché la banca non avrebbe consentito (nonostante assicurazioni e impegni autorevoli) a rateizzare il debito della multinazionale, complicando la prospettiva di una soluzione positiva.
C’è qualcosa (o più di qualcosa) che non torna in questa storia. Stiamo parlando, infatti, di una cifra oggetto di trattativa di 35-40 milioni di euro (garantita da fideiussioni) che non dovrebbe costituire problema né per la banca, né per l’azienda che con le sue imprese sparse per il mondo ha un consolidato stratosferico. Per ottenere dall’Istituto di credito – il medesimo che sta alla vigilia di una tanto onerosa ricapitalizzazione - condizioni di restituzione che il gruppo indiano considera accettabili (si è parlato di un milione di euro mensili per circa tre anni) hanno proposto i loro buoni uffici le autorità locali e il ministro dello sviluppo economico, quindi il governo, ricevendo da Passera in persona l’auspicato via libera (reso pubblico dagli autorevoli mediatori).
Al momento della trattativa, però, questo non è stato più vero. La Banca è tornata alla rigidità iniziale, l’azienda all’indisponibilità, il governo italiano (e soprattutto gli operai - sempre più sconcertati) a registrare un nuovo intoppo, senza che nessuno sappia bene se e quando potrà essere rimosso. Sembra quasi che nel passaggio dal vertice agli apparati che devono attuarne le decisioni ci sia una zona grigia in cui il si diventa ma e il certo si trasforma in forse. C’è una verità nascosta, che non riusciamo a vedere. Prima ci riusciamo e prima capiremo.
Di Tarcisio Tarquini il 10/04/2011 alle 20:49 | Non ci sono commenti
31/03/2011
Commenti sulla corriera della Videocon
Di Tarcisio Tarquini il 31/03/2011 alle 12:47 | Non ci sono commenti
