14/10/2011
Ferrovie a fondo perduto
È accaduto questa volta, ma sarebbe potuto e potrebbe accadere ogni giorno perché a quella tappa del viaggio i treni della mattina arrivano sempre stracolmi; lo stesso succede al ritorno, particolarmente in alcune ore del pomeriggio inoltrato, quando a Roma Termini si fa a spintoni per salire sui convogli in partenza e si respira a malapena fino, appunto, a Zagarolo, dove in molti scendono, prendono le macchine parcheggiate presso la stazione e nelle vie vicine e si disperdono verso i tanti paesi che si riferiscono a quell’unico punto di raccolta di studenti e lavoratori che vanno e vengono dalla capitale.
Conosco questa linea perché, come ho scritto più volte, faccio il pendolare da sempre; qualche volta sbalordisco nel pensare da quanto tempo duri questo mio viaggio quotidiano, una specie di tela di Penelope che si allunga e scorcia un giorno per poi tornare ad allungarsi e scorciarsi il giorno appresso; è - per dirla con enfasi - come una metafora della vita (o di qualcos'altro di simile) che ci riconduce sempre allo stesso punto, anche quando abbiamo l’impressione di allontanarci. Penso a questo, ma recrimino anche su quanto credito io abbia accumulato nei confronti delle ferrovie, per lo spreco del tempo cui sono stato costretto, per le condizioni igieniche delle carrozze sempre un po’ (o più spesso molto) al di sotto di standard sopportabili, per i guasti alle motrici o alla linea elettrica che mi hanno tenuto sospeso, di notte e di giorno, in mezzo a campagne desertificate (quelle più vicine alle linee ferroviarie sono così), per le coincidenze e gli appuntamenti perduti, per gli oggetti lasciati e mai recuperati (anche di questo ho scritto dopo aver scoperto l’improponibile procedura per accertare se qualche ritrovamento fosse stato fatto). Un credito che non potrò vantare a nessuno sportello, come i pendolari di Zagarolo che si sono ribellati una volta ma dovrebbero farlo ogni giorno: e se non lo fanno è perché sui treni ci salgono per arrivare al lavoro e le proteste, perciò, se le possono permettere solo ogni tanto.
Da qualche mese, alla stazione Termini (dove può capitare che il treno dei pendolari venga fatto fermare a centinaia di metri dall’uscita e succede perciò di incrociare carovane di uomini e donne, vecchi e bambini, che con passi diversi, a seconda dell’età e della prestanza fisica, si spostano per l’ultimo miglio del loro viaggio) una voce metallica e priva di accenti intima di non comprare panini e bibite dai venditori non autorizzati, in modo – aggiunge – da non restare vittime di truffe. Dovrebbe invitare, se fosse una voce sincera e onesta, a non comprare i biglietti, a non viaggiare sui treni della linea Napoli Roma, via Cassino (e di tante altre ancora) per non essere truffati; perché il paninaro alla fine una pagnottella con la sua striminzita fetta di salame te la dà, le ferrovie di questo stato che non c’è più ti fanno pagare, senza alcuna vergogna, il biglietto a fondo perduto.
Di Tarcisio Tarquini il 14/10/2011 alle 14:37
