07/02/2011

La riforma del welfare in famiglia

Su Repubblica di questa mattina, commentata dalla sociologa Chiara Saraceno, si può leggere un'inchiesta che rivela come, negli ultimi tempi, il mestiere di badante, prima appannaggio quasi esclusivo di donne immigrate provenienti prevalentemente dall'est, venga ora coperto sempre più frequentemente da donne italiane.
 
Un segno della crisi e della necessità di lavoro, spiega Saraceno, e non c'è molto da aggiungere a una conclusione tanto evidente.

Proprio ieri, il direttore della Caritas dell'Abruzzo e Molise, il mio amico don Alberto Conti, mi raccontava che, da qualche mese, nei centri di ascolto della Caritas compaiono avvisi di immigrate che segnalano la loro disponibilità a essere assunte come badanti; “fino a un po' di tempo fa – rifletteva don Alberto – accadeva il contrario, erano le famiglie che si facevano avanti per trovare chi assistesse i loro anziani e si faceva fatica ad accontentare tutti”. Per don Alberto la ragione di questo cambio di tendenza va ricercata nel disagio economico crescente al quale le famiglie italiane tentano di rispondere tenendo per sé i sussidi per l'accompagno concessi agli anziani non autosufficienti o le pensioni che prima erano almeno in parte utilizzate per delegare ad altri la cura dei congiunti più vecchi.

Due letture, quella della sociologa e quella del direttore della Caritas, che non si escludono. La necessità porta le donne italiane a farsi avanti per svolgere lavori che prima erano rifiutati e, nello stesso tempo, le famiglie riorganizzano le loro strategie per avere a disposizione tutto il reddito che confluiscedentro le mura di casa, magari assumendo su di sé qualche compito e un sacrificio che finora si era preferito “esternalizzare”. Metamorfosi del welfare, in tempo di crisi.


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riforma del welfare chiara saraceno caritas di abruzzo e molise don alberto conti

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Di Tarcisio Tarquini il 07/02/2011 alle 15:38



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