28/06/2011

Sotto il ponte del Rione Sanità

Ieri, con il mio collega Stefano Iucci, sono stato a Napoli alla presentazione del libro di Cinzia Massa e Vincenzo Moretti Rione Sanità (edito dall'Ediesse nella collana, diretta da Angelo Ferracuti, Carta Bianca). Grande pubblico nel solito accogliente ambiente della libreria Feltrinelli di Piazza dei Martiri (per il decennale si viene invitati a lasciare dei post con le proprie impressioni; non l'ho fatto ma avrei voluto scrivere così: “è una delle ragioni per cui vengo volentieri a Napoli; una libreria che sa proporre i propri libri, io ci trovo sempre qualcosa da portare con me”).
 
Discussione intensa, la giornalista Conchita Sannino con gli autori e due ospiti d'eccezione: padre Antonio Loffredo e Ernesto Albanese, un prete e un manager che sono tra i protagonisti della rivoluzione gentile del Rione Sanità e, oggi almeno, di tutta Napoli.

Il libro è bello. C'è una invenzione letteraria che lo mette al riparo da tentazioni agiografiche o tinte da buonismo di maniera. I protagonisti che vengono chiamati a raccontare le dodici storie della speranza concreta del riscatto del rione sono delle realtà – enti civili e religiosi, associazioni, scuole, cooperative, ma pure un blog – frutto dell'iniziativa di alcune persone che hanno cominciato a costruire, partendo da piccole cose, quella trama di volontariato, lavoro dignitoso, impegno sociale e culturale, che – sotto l'apparentemente immobile e non scalfibile cappa che ha imprigionato la città in questi anni – ha rimesso in movimento tutto e ha dato l'abbrivio a quel cambiamento che nelle ultime elezioni – al netto di qualsiasi eccesso populistico o demagogico – si è espresso nel voto plebiscitario al nuovo sindaco De Magistris. Non individualità carismatiche, dunque, che certo non è ciò che manca o è mancato a Napoli; ma qualcosa che è nello stesso tempo l'esito di un rinnovamento avvenuto e la premessa di quello che potrà ancora avvenire, grazie a un'azione collettiva che trova continuità e efficacia nel sobrio operare di diversi soggetti della comunità.

Dopo la presentazione abbiamo pernottato nel bed and breakfast che affaccia sul chiostro della chiesa di Santa Maria della Sanità, un posto che si chiama la casa del Monacone. Lo ha messo su un gruppetto di ragazzi, organizzati in cooperativa, che stanno rivalutando, grazie all'appoggio del parroco don Antonio, beni e luoghi ricoperti fino a oggi da indifferenza e incuria antiche.
Il chiostro è sovrastato da un tratto del ponte che Gioacchino Murat fece costruire all'inizio dell'ottocento per raggiungere da palazzo reale la reggia di Capodimonte senza attraversare la città, non so se per autentica fretta, o se per sfuggire al caos urbano già allora imprevedibile o magari, invece, solo per segnare anche simbolicamente un percorso reale separato dai più ordinari tracciati della gente comune. Un pilone cala all'interno del cortile e copre una fetta del cielo che si apre sul chiostro determinando uno scenario che a me sembra tipicamente napoletano, e cioè uno spazio in cui si sono andati giustapponendo vari elementi provenienti da architetture diverse, come a voler concorrere ciascuno con il suo segno al risultato di una prestabilita disarmonia.

Il titolo completo del libro di Cinzia e Vincenzo è “Rione Sanità. Storie di ordinario coraggio e straordinaria umanità”. Può voler dire che a Rione Sanità c'è bisogno di una carica eccezionale di umanità per vivere la propria vita con il coraggio che ordinariamente le necessita. O può leggersi come il destino (e la sfida) di questa città che andrà avanti davvero solo quando saprà rendere permanente, quotidiano, il suo coraggio riuscendo a non perdere nulla della sua eccezionale umanità.


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