15/06/2011

L'Edit Coop

Dunque, dopo diciotto anni non sono più il presidente dell’Edit Coop. E’ stato un tempo assai lungo, perché così hanno voluto i soci; ma anche perché in tutti questi anni non è venuto mai meno il rapporto di fiducia della Cgil nei miei confronti, un elemento determinante per la nascita e lo sviluppo di questa nostra impresa editoriale e giornalistica.
 


Per capirne il valore, è sufficiente che ci guardiamo intorno e mettiamo gli occhi sulle esperienze editoriali condotte, per esempio, da Cisl e Uil i cui bravi giornalisti non hanno mai avuto le stesse opportunità di crescita professionale e autonomia imprenditoriale che a noi sono state offerte dal nostro sindacato. La Cgil non ha avuto remore nell’incoraggiare un’iniziativa che (era l’estate del 1993) a molti appariva quasi proibitiva portando tratti fortemente innovativi rispetto a cultura e abitudini consolidate.
Tutti noi avevamo ben presenti i tentativi di cambiamento della nostra informazione che si erano susseguiti nel tempo e che alla fine, per un motivo o l’altro, si erano arenati: la stessa Rassegna Sindacale era, in fondo, figlia di una di queste rivoluzioni a metà – quella tentata da Gianni Toti negli anni cinquanta del secolo scorso con il settimanale Lavoro, dal cui ridimensionamento era appunto nato, con una prospettiva più interna e sindacale, il nostro settimanale (in principio quindicinale: la scelta della periodicità era legata puramente, e piuttosto ingenuamente, all’intento di diminuire i costi). Ecco perché decidemmo - nel momento in cui la confederazione si trovò di fronte alla scelta, per qualcuno obbligata, di procedere all’ennesimo ridimensionamento per contrastare l’ennesima crisi - di provare una strada nuova, mettere mano alla struttura societaria e fondare, con i giornalisti di Rassegna, una cooperativa. In questo modo, da una parte avremmo certo conseguito il diritto di percepire i fondi per l’editoria cooperativa (che non sono mai – lo dimostrano decine di casi – garanzia di successo), ma dall’altra – eravamo certi - avremmo attivato un processo virtuoso di responsabilità nostro e di tutti i protagonisti del sistema di informazione sindacale della Cgil.

In questi anni, in effetti, abbiamo sentito una doppia responsabilità: quella nei riguardi del sindacato che ci ha affidato il compito di salvare e valorizzare un giornale prestigioso (fondato da Di Vittorio, come avremmo poi specificato sotto la stessa testata in occasione della ricorrenza del cinquantesimo della nascita), e quella nei riguardi della collettività, in ragione di un finanziamento pubblico da legittimare settimanalmente, facendo al meglio la nostra attività per rispondere al bisogno di informazione (dal punto di vista del lavoro e del sindacato) della società italiana e arricchendo di una voce competente e seria il suo pluralistico sistema della comunicazione. In questi termini ne parlai con Bruno Trentin che dette l'autorevole e affettuoso placet alla costituzione della cooperativa.

Pensiamo di essere riusciti nell’una e l’altra cosa, di aver onorato l'una e l'altra responsabilità. Ne abbiamo acquisito progressivamente consapevolezza e ne abbiamo dato conto con i nostri bilanci sociali (anche questi un’innovazione che abbiamo offerto al sindacato). Abbiamo valorizzato Rassegna Sindacale, abbiamo creato nuovi media, abbiamo progettato una, oggi affermata, webradio del lavoro, favorito nuova occupazione, determinato spazi per professionalità che hanno reso più ricca di contenuti e opzioni tecnologiche la nostra informazione. Siamo stati chiamati dalla Cgil a partecipare al rilancio della casa editrice e a gestire l’amplissimo programma della celebrazione del centenario della Confederazione. E io sono stato presente a tutti questi momenti.

Dopo diciotto anni, il cambiamento era necessario e se, in precedenti occasioni, non avevo resistito all’invito dei soci (e all’auspicio della Cgil, ma segretamente anche il mio) di “fare ancora un giro”, stavolta – complice la recente nomina a direttore dell’Associazione Trentin - non ho ceduto a una sollecitazione che pure i miei colleghi, a partire da chi mi ha sostituito, mi hanno cortesemente rivolto. Tante le ragioni, non ultima quella di dare una spinta a tutti i soci perché si sentano, in questa fase in cui stiamo attuando un impegnativo piano di riorganizzazione per crisi, più coinvolti, meno protetti da una presenza (la mia) a tratti – mi rendo conto – forse troppo ingombrante. Ma la ragione principale è che la candidata a succedermi – e che ieri è stata finalmente eletta – è una collega, Patrizia, che stimo, a cui voglio bene e che non ci deluderà. Io resto a disposizione della cooperativa e della Cgil; e cercherò di essere ancora utile a un progetto imprenditoriale e giornalistico che ha tante nuove potenzialità da esprimere.

TAG
sistema editoriale cgil edit coop rassegna sindacale bruno trentin

PERMALINK
http://rendiamociconto.blog.rassegna.it/2011/06/15/717-ledit-coop/

Di Tarcisio Tarquini il 15/06/2011 alle 12:10



Leggi i commenti

Nessun commento ancora disponibile.

Scrivi un commento


/1000







Il commento sara' pubblicato dopo la moderazione.

  • dai blog