18/04/2011

Gilberto Evangelisti

L’ultima volta che l’ho visto – ma non sospettavo fosse l’ultima perché l’avevo trovato sereno e vitale come se non sentisse più il peso della malattia che l’aveva afferrato da qualche anno – è stato a Fiuggi nella primavera passata, durante il corso di formazione per giovani giornalisti che l’Ordine organizza due volte all’anno prima di ogni sessione d’esame.
 
Gilberto Evangelisti era l’anima di questi seminari, dove più che le sue competenze professionali, acquisite lungo una carriera ricca di esperienze (dalla carta stampata, ai giornali sportivi, alla direzione del team sportivo della Rai) e colma di soddisfazioni, metteva a disposizione dei giovani, che lo consideravano come una sorta di anziano zio pieno di saggezza e buoni consigli, il suo modo pacato di affrontare le questioni, la sua capacità di prendere sul serio le cose, ma senza drammatizzarle, confermando che c’è una strada normale per esercitare il nostro mestiere che oggi, in troppi casi, si vorrebbe far passare per qualcosa di diverso da quello che è.

Gilberto era un giornalista normale e una persona generosa; non estraneo (e come avrebbe potuto, se era il fratello minore di Franco, il braccio destro – come si diceva allora – di Andreotti?) al sistema di potere televisivo della prima repubblica, ma tanto misurato e disincantato da non restarne vittima, essendo riuscito a conservare la dote naturale della moderazione, del rispetto delle persone, della capacità di riconoscere il merito dei colleghi – lui che aveva la fortuna di godere della considerazione e dell’amicizia dei più grandi.

Della sua generosità ho avuto direttamente la prova quando, a metà degli anni novanta, chiesi e ottenni il suo aiuto per organizzare nella mia città, che era anche la sua, un premio nazionale da assegnare ai corrispondenti locali. Si mise subito a disposizione, in breve tempo coinvolse nell’iniziativa grandi giornalisti (in un post recente ho ricordato, protagonisti di questa manifestazione, Sergio Zavoli e Vittorio Emiliani), fece in modo che le riunioni si tenessero nella prestigiosa sede dell’Ordine nazionale che, insieme con la Federazione nazionale della stampa (allora guidata da Paolo Serventi Longhi, che avrei incontrato ancora, più avanti, come direttore di Rassegna Sindacale), ne divenne illustre sponsor.
E soprattutto non si rifiutò mai di venire da noi, ad Alatri, per gli incontri con gli amministratori, con gli studenti, con i giovani giornalisti di là. Ma questo lo faceva con piacere, perché l’occasione gli permetteva di rivedere qualche vecchio amico e di portarsi a casa una pagnotta di pane, che comprava da un forno del centro storico, sempre lo stesso.

Più volte ha offerto al comune i libri della biblioteca del fratello Franco, che era stato per un anno, all’inizio del decennio sessanta del secolo scorso, sindaco di Alatri; proprio nel periodo in cui copriva anche la carica di presidente della Roma e poté perciò mandare da noi, a farsi le ossa in provincia, tante giovani promesse che portarono la nostra squadra cittadina a livelli mai più raggiunti.
Non sembra – a quanto ne so e per quello che Gilberto stesso qualche volta mi aveva raccontato – che dal comune sia stato fatto tutto il necessario per rendere possibile la donazione. A lui dispiaceva; ma il suo rammarico lo esprimeva a mezza bocca, senza alzare la voce o prendere cappello. In fondo, quest’affare della biblioteca da anni sul punto di concludersi ma mai concluso davvero, restava pur sempre una buona scusa per tornare.

TAG
gilberto evangelisti ordine nazionale dei giornalisti esame dei giornalisti franco evangelisti

PERMALINK
http://rendiamociconto.blog.rassegna.it/2011/04/18/693-gilberto-evangelisti/

Di Tarcisio Tarquini il 18/04/2011 alle 18:09



Leggi i commenti

Nessun commento ancora disponibile.

Scrivi un commento


/1000







Il commento sara' pubblicato dopo la moderazione.

  • dai blog