04/04/2011
Conservatori, tagli e frequenze radioelettriche
I bilanci dei Conservatori – appena approvati – debbono essere perciò variati (e la procedura richiede tempi e passaggi che sfuggono alla logica comune) per la minore entrata corrispondente. Per la somma ricavata dalla diminuzione – spiega la circolare – è stato disposto l’accantonamento direttamente dal Ministero dell’economia.
Superata la sorpresa (molto relativa, perché di questo nuovo taglio avevo avuto un’incidentale anticipazione seguendo un convegno sulla governance dei Conservatori) e smaltita la rabbia per la nuova incursione nel nostro già provato bilancio, che eravamo riusciti con gran fatica a mantenere adeguato alle necessità se non anche alle nostre ambizioni, sono andato a verificare i riferimenti legislativi richiamati dalla circolare e ho scoperto che riguardano un argomento del tutto diverso da Conservatori, musica e altro.
Nel famigerato comma 13, che rimanda a sua volta ai commi precedenti, si parla, infatti, dei proventi attesi dall’assegnazione delle frequenze radioelettriche per la comunicazione mobile in banda larga, che si stimano intorno a 2.400 milioni di euro. E si precisa che nel caso tale entrata non dovesse realizzarsi per intero, si provvederà a un taglio lineare sulle spese di funzionamento dei ministeri in modo da compensare lo scarto subito. È questa la ragione per cui la ragioneria dello Stato ha provveduto, in via preventiva e cautelativa, a congelare, con un apposito accantonamento, fondi già destinati ai ministeri e da questi spalmati tra tutti i soggetti da finanziare per l’ordinario mantenimento delle loro funzioni.
Insomma, l’incognita di un’entrata scritta per sicura nel bilancio dello Stato ha messo in moto un’operazione di taglio lineare che si aggiunge a quelli già effettuati; un taglio, non un accantonamento, dal momento che – come è stato ricordato – non è mai avvenuto che un accantonamento fosse poi restituito sul presupposto del venir meno della sua necessità: per scendere nel concreto ai Conservatori nell’ultimo anno è stato sforbiciato in una prima fase il 40 per cento dei trasferimenti ordinari e adesso un ulteriore 10 per cento della cifra rimanente.
La decisione dell'accantonamento d'autorità non ha avuto grande eco sulla stampa e nell’opinione pubblica (tranne qualche eccezione lodevole che si è soffermata soprattutto sugli effetti prodotti dal provvedimento sulla dotazione finanziaria del ministero dei beni culturali), perchè purtroppo stenta a trovare audience il lavorio costante, da talpa, che il ministero dell’economia, Tremonti regnante, sta portando avanti alacremente per sbriciolare la stessa attività quotidiana di enti e istituzioni del sistema pubblico.
Stamattina si commentava in Conservatorio come ormai sia evidente la demolizione della formazione musicale pubblica, per responsabilità che certo non sono solo di oggi e che, tuttavia, oggi sembra essere diventata inarrestabile e definitiva, senza l’accompagnamento di grandi proclami (anzi con altri di segno opposto) ma con lo svuotamento progressivo dei corrispondenti capitoli del bilancio dello Stato. Quello che è insopportabile, però, è che regole tanto vessatorie e riduzioni tanto draconiane non possano essere circoscritte alle cifre trasferite dallo Stato e compensate attingendo alla parte del bilancio che è assicurata dal contributo didattico degli studenti ai quali – non dimentichiamolo – in cambio occorre garantire la quantità e la qualità dell’offerta formativa insieme con l’accuratezza dei servizi.
Perciò, non si può fare formazione per migliorare il personale, non si possono pubblicizzare i concerti (solo i convegni), dopo che la riforma ha dato ai Conservatori anche il compito della produzione artistica (a chi ne offriamo i risultati?): su ciascuna di queste spese, al contrario, c’è come una sorta di tassa da pagare. Un paradosso per tutti: il nostro Conservatorio non ha fatto l’anno scorso (colpevolmente) investimenti per la formazione, non deve oggi perciò nulla al bilancio dello stato. Quest’anno abbiamo stabilito, pensavamo saggiamente, una spesa di 14 mila euro – visto che si è passati da un ordinamento all’altro e l’entrata a regime della riforma ha provocato più di qualche problema di competenza professionale: il prossimo anno, perciò, secondo le disposizioni del ministero, e questo fino al 2013, la metà di questa cifra dovrà essere risparmiata e riversata in un fondo speciale centrale. La conclusione è che più si investe (anche attingendo a risorse proprie) e più si viene colpiti. Meno si fa e meglio si sta; il degrado del sistema pubblico di cui si parla sta tutto qui.
Sempre stamattina, lavoravamo sulla campagna per il 5 mille, esaminando varie immagini per locandine e manifesti (ma come la mettiamo con i divieti di cui dicevo?) preparate dallo straordinario e creativo docente che se ne occupa (il maestro Antonio Poce, musicista e compositore, come primo mestiere). A questo punto quella che ci sembrava eccessiva può essere invece l’immagine più veritiera da adottare per convincere i contribuenti a versare una quota del loro contributo fiscale al Conservatorio e per spiegare la ragione della nostra richiesta. La vedete sopra; voi che ne dite?
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Di Tarcisio Tarquini il 04/04/2011 alle 18:11
