31/03/2011
Commenti sulla corriera della Videocon
Mi accorgo dei molti commenti sulla pagina di facebook aperta dagli amici della Videocon al mio post sulla corriera vuota che fa le sue fermate, oggi senza viaggiatori, davanti ad alcune delle più grandi e gloriose fabbriche della Ciociaria del nord sprofondate in crisi che si temono senza ritorno.
E' di ieri sera la notizia che si starebbe avviando a soluzione la lunga trattativa per la vendita della Videocon al gruppo ceco (con proprietà e management arabo-canadese) che svilupperà nello stabilimento nuove tecnologie legate all'energia eolica e solare con la produzione di impianti a uso familiare: qualcosa di vicino - si spera - a quello che Jeremy Rifkin sostiene essere la strada del futuro.
L'ottimismo diventa, perciò, oggi un po' meno velleitario; chissà che la corriera non torni presto a riempirsi. Forse siamo davvero all'ultimo tornante, prima di una stazione nuovamente affollata di gente che aspetta di cominciare il suo onesto turno di lavoro.
Il collega Antonio Esposito mi rimprovera un eccesso di pessimismo e, forse, d'indulgere in una malinconia che nega la speranza. Diciamo che io ho colto, da un dettaglio, da una vicenda che mi è capitata, la brutta realtà che tutti conosciamo e che, per quel che mi riguarda come giornalista, ho cercato in diversi articoli di raccontare; mai negandomi alla speranza, soprattutto perchè vedevo una lotta, un impegno di tanti, la protesta ma anche la volontà di non arrendersi, di cercare e trovare soluzioni: tanto più tenacemente quanto più si è percepita l'assenza di un interlocutore pubblico (non parliamo delle solidarietà più o meno convinte espresse da tanti), la cui insufficienza molti dei commentatori hanno stigmatizzato.
E' di ieri sera la notizia che si starebbe avviando a soluzione la lunga trattativa per la vendita della Videocon al gruppo ceco (con proprietà e management arabo-canadese) che svilupperà nello stabilimento nuove tecnologie legate all'energia eolica e solare con la produzione di impianti a uso familiare: qualcosa di vicino - si spera - a quello che Jeremy Rifkin sostiene essere la strada del futuro.
L'ottimismo diventa, perciò, oggi un po' meno velleitario; chissà che la corriera non torni presto a riempirsi. Forse siamo davvero all'ultimo tornante, prima di una stazione nuovamente affollata di gente che aspetta di cominciare il suo onesto turno di lavoro.
Di Tarcisio Tarquini il 31/03/2011 alle 12:47
