19/03/2011

Se il precariato è lascivo. A teatro Assunta Buonavolontà

Non avevo mai fatto caso all’ambiguità lasciva che nascondono le definizioni dei nuovi contratti, quelli nati nell’ultimo decennio dalla fantasia fantasmagorica  dei giuslavoristi e dal cinismo delle imprese, quando sotto ci nascondono un puro e semplice aggiramento delle regole.
 

Rapporto occasionale, tempo determinato, co.co.co, co.co.pro., lavoro a chiamata, lavoro intermittente: una terminologia che qualche volta per diretta puntualità semantica altre volte per torbida eco onomatopeica suggerisce intrighi sessuali, del resto così intrecciati, oggi in modo più evidente di ieri, alla ricerca del lavoro, alla conquista di un posto.

Non ci avevo mai fatto caso, mi ci ha fatto pensare ieri sera “Diario di un precario sentimentale”, l’esilarante e amaro monologo che Antonia Fama ha messo in scena in uno scantinato di un quartiere che conserva anche adesso i tratti della prima periferia romana, Torpignattara o giù di lì lungo la via Casilina, una delle grandi strade consolari degli antichi romani.
Antonia Fama lavora (da precaria) nel nostro ambiente; collabora alle rubriche culturali di Radioarticol1 e ha inventato per la radio il personaggio che oggi porta in teatro, Assunta Buonavolontà: venticinquenne, immigrata calabrese nella capitale, laureata con il massimo dei voti in editoria e comunicazione, con cento stage nel curriculum e mille lavori inevitabilmente in nero.

Il Diario inizia proprio con un colpo ad effetto da feuilleton ( si sente che l’autrice attrice sa di che si tratta), una giovane che si avvicina circospetta a un crocefisso e confessa (gli occhi le diventano disperati,
mentre il pubblico ride con disagio) la sua colpa, la precarizzazione, la flessibilità. Ma il peccato dove è? È nel fatto che Assunta non sa difendersi dalla perversione che la distrugge, lei ama essere flessibile, ama essere precaria; la sua temporanea condizione di lavoro (la stabilità cui aspira è quella d’essere attrice, un mestiere contrassegnato dai contratti più occasionali che possano esistere) è diventata la sua natura, ha stravolto o forse solo formato la sua personalità. Lo capiamo alla fine, quando Assunta si lascia prendere dai gesti sincopati di un ballo isterico e il suo corpo diventa preda di un’esplosione infernale con conclusiva (e solo suggerita) violazione rituale del crocifisso testimone dell’agitata confessione.

Nei mesi scorsi avevo avuto degli assaggi del Diario di Assunta (alcuni testi per Rassegna Sindacale, i passaggi radiofonici, una live di radioarticolo1) e ieri sera, perciò, sono andato a vederla a teatro solo per trovare la conferma di un talento che sta emergendo (e che spero incontri presto il riconoscimento che merita). Ho trovato, però, di più; un’ambizione artistica che si mette alla prova cercando un suo linguaggio (in cui si percepiscono autorevoli calchi), costruendo un suo testo, insomma senza limitarsi all’ordinaria amministrazione della parodia un po’ facile delle costumanze di oggi.

Lo spettacolo si replica stasera alle 21 e domani alle 18 al Teatro Studio 1 (Roma, via della Rocca 6), è patrocinato da NiDil-Cgil. Si avvale della regia di Mauro Desanctis e Manuel Fiorentini e dell’apporto, fuori campo, delle voci di Radioarticolo1. Tutto qui, ma è tanto.


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Di Tarcisio Tarquini il 19/03/2011 alle 14:22



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