14/01/2011

Treni italiani: quando l'obliterazione del biglietto è incerta

Da qualche giorno il controllo dei biglietti sui treni (almeno quelli della mia cara Cassino-Frosinone-Roma) è diventato più stringente e continuo.
 
Fino a qualche giorno fa, appunto, il controllo è stato piuttosto episodico e anche comprensivo nei riguardi di dimenticanze e sviste (il timbro, l’abbonamento lasciato nell’altra giacca, ecc.), e ad eccezione di qualche caso – di cui pure sono stato a volte testimone e altre volte vittima – si tendeva a passarci sopra. Ho sempre pensato che questo atteggiamento morbido fosse una sorta di compensazione praticata dagli onesti controllori dei treni nazionali a favore di viaggiatori costretti quotidianamente a disagi d’ogni tipo: carrozze fredde d’inverno e infuocate d’estate, ritardi ripetuti e inspiegabili, carrozze fatiscenti e bagni da fare schifo, vagoni affollati con codazzo di scompartimenti misteriosamente sigillati, repentini black out, porte incastrate con conseguenti corse verso quelle più vicine per non restar in carrozza, mentre il convoglio, esaurita la sosta, lentamente ma inesorabilmente si riavvia. Proprio lunedì scorso è capitato l’inverso: un viaggiatore è rimasto in stazione, dopo essere sceso dal treno approfittando della fermata forzata per riparare un guasto rivelatosi poi meno complicato del previsto (e annunciato) – si è accertato poi, dopo una breve indagine collettiva, che l’incauto aveva voluto evitare i bagni del treno e servirsi di quelli a terra sperando fossero più puliti.

Dunque dicevo che da qualche giorno, pur non essendo certo migliorata la situazione di chi viaggia, i controlli sono diventati più assidui e scrupolosi. Fino all’eccesso. È capitato ieri sera: a una ragazza, dalla faccia pallida (era chiaramente influenzata) e molto per bene, è stata contestata da una coppia di controllori (prima l’uomo, poi a rinforzo una donna, chiamata a dirimere) la scorretta vidimazione del biglietto: risultava dal timbro che era stata effettuata il giorno 12 gennaio anziché 13. La giovane ha ribattuto di non aver viaggiato il giorno prima e di non spiegarsi perciò l’errore ma, dopo aver scrutato di persona, con intrattenibile agitazione ha fatto notare che, se pure confusa per la labilissima inchiostratura, la data impressa era certamente il 13.

Ora, chiunque abbia pratica delle obliteratrici delle stazioni italiane (e di Termini, per quanto quotidianamente constato) sa che si tratta di strumenti che, a onta del nome, spesso non obliterano nulla o per difetto di inchiostro, o perché sono fuori servizio; e sa anche che quando obliterano lo fanno lasciando sulla carta segni incomprensibili; c’è ne è una, persino, che oblitera solo se il biglietto viene inserito a rovescio, chissà perché. Insomma il difetto è noto, e sarebbe stato perciò da aspettarsi che la controversia con la ragazza si chiudesse lì. Diciamo, con un atto di fiducia e con parole di rammarico per il non voluto incidente. E invece, abbiamo appreso (mentre tutti noi della carrozza, invocati a giudici, ci passavamo di mano in mano il biglietto accertando che sì, la vidimazione era poco chiara ma che la posizione delle stanghette e il loro numero facevano propendere più per il 13 che per il 12) che la procedura da seguire in questi casi è: il verbale per il viaggiatore, l’invio del biglietto alla stazione centrale, l’incarico a un perito di verificare la scrittura, la successiva individuazione della macchinetta infedele e, infine, se l’inchiesta avesse confermato la versione o la buona fede della viaggiatrice la cancellazione del verbale; nel caso opposto, alla stessa sarebbe stata comminata una multa di cento euro più, ovviamente, il prezzo del biglietto.

C’è da dire che, dopo aver minacciato il ricorso a una simile procedura e dopo aver promesso che sarebbero tornati per redigere il verbale,   i due controllori si sono allontanati e non si sono visti più, cosicché la giovane, che nel frattempo aveva avuto una crisi di pianto, è scesa alla stazione d’arrivo senza altre conseguenze. E c’è da aggiungere che la coppia di controllori, tranne l’esasperato e ingiusto rigore, si è comportata con educazione e con toni tutt’altro che aggressivi o offensivi. Anzi, la donna ha spiegato che la rigidità del controllo è conseguenza delle sanzioni previste a carico del controllore trovato colpevole (da altri controllori) d’essere troppo accondiscendente. E che deve escludere, perciò, per smentire la debolezza e per disposizione aziendale, la buona fede e l’onestà del cittadino viaggiante: leggendo anche ciò che l’obliteratrice non ha obliterato.

(Nella foto, biglietti ferroviari anni sessanta: quando si bucavano e non si obliteravano)

 

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Di Tarcisio Tarquini il 14/01/2011 alle 09:59



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Umiliante. A dispetto del famoso aforisma attribuito a Giulio Andreotti - "Esistono due tipi di pazzi: quelli che credono di essere Napoleone e quelli che credono di poter risanare le Ferrovie dello Stato" -, ancora credo che anche in Italia possa esserci un servizio di qualità. Sappiamo tutti cosa serve: concorrenza. Qui la campagna di Altroconsumo "Siamo uomini o pendolari": http://www.firmiamo.it/altroconsumo-siamo-uomini-o-pendolari, con la possibilità di inoltrare al Governo una lettera con cinque precise richieste. Firmate e diffondete.

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