22/12/2010

Il governo ritaglia l'editoria cooperativa

Mediacoop, nel suo comunicato di questa sera, a commento della decisione del governo di tagliare (ri-tagliare) con il decreto mille proroghe il fondo per l’editoria cooperativa, parla di assurdo “gioco dell’oca”: un passo avanti (il DL di stabilità, un mese fa) e due indietro (oggi, nel mille proroghe, appunto).
 
Nel giro di poche settimane, dunque, dal ripristinato fondo dell’editoria vengono sottratti 50 milioni di euro per i contributi diretti e 45 milioni di euro per le emittenti radio e tv, pare per il lodevole scopo di finanziare il 5 per mille. A Napoli, in casi simili, dicono – come mi ha insegnato il mio amico Vincenzo Moretti – “spoglia a Gesù e vesti a Maria, spoglia a Maria e vesti a Gesù”. Finalità, cioè, egualmente nobili che, però, il cinismo di questo governo ritiene evidentemente non conciliabili: se si aiuta la libera stampa non si possono aiutare la solidarietà e la ricerca e viceversa: così una volta si promette e si dà all’uno e subito dopo ci si rimangia tutto e si promette e si dà all’altro.

L’associazione delle cooperative di giornalisti, al pari degli editori della Fieg e della FNSI, ricorre al condizionale riferendosi a questa decisione di cui non si conosce ancora direttamente il testo ma della quale si è avuta notizia da alcuni lanci di agenzia. La cautela del modo verbale esprime, però, più che incertezza, lo sconcerto per un provvedimento che offende tutti, e il parlamento in primo luogo (è una sua deliberata volontà che si sconfessa), e poi le aziende cooperative (aziende, ribadiamo: piccole aziende, per lo più, ma non conventicole di scrocconi di danaro pubblico).

Gli osservatori più smaliziati suggeriscono che si sia trattato di una ritorsione contro i finiani di Fli il cui pressing era stato decisivo per ricostituire il fondo implementandolo delle risorse in un primo momento sottratte. Forse, aggiungo io, ha avuto qualche influenza (l’alibi è sempre a portata di mano) anche l’inchiesta della magistratura emiliana contro le irregolarità e gli abusi di una cooperativa che, a quanto si sa, è espressione di un potentato locale più che di un gruppo di giornalisti che si sono associati per essere editori di se stessi. Quale delle due sia quella buona, il fatto è che nell’uno come nell’altro caso si utilizzerebbero armi improprie, tanto per la lotta politica quanto per la moralizzazione del settore.
Confidiamo che i prossimi giorni portino consiglio. Forse sarebbe sufficiente solo che i ministri che, in queste ore, ci informano sempre le agenzie, starebbero confrontandosi seriamente per arrivare a una decisione concertata, si guardassero per un attimo allo specchio e, a patto che in esso trovino il riflesso di qualcosa, decidessero per una volta di essere davvero seri.
 

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Di Tarcisio Tarquini il 22/12/2010 alle 19:48



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Al punto in cui siamo arrivati, il qualunquismo rischia di diventare un pensiero di prim'ordine. Ripristinare i finanziamenti al 5 per mille e toglierli all'editoria... perché, allora, non toglierne ai partiti, che vengono finanziati per tre miliardi di euro, anche se rendicontano il 10% di quel che gli diamo, anche se non esistono più? http://espresso.repubblica.it/dettaglio/tre-miliardi-di-euro-ai-partiti/2131285

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