12/02/2010

Un caso di responsabilità sociale che ci riguarda

La cooperativa che io presiedo si trova da qualche settimana davanti a un problema di responsabilità sociale d’impresa. E’ successo questo: la tipografia nella quale si stampa il nostro settimanale - Rassegna Sindacale, settimanale della Cgil, fondato da Giuseppe Di Vittorio – ha chiuso l’attività da un giorno all’altro mettendo in mobilità gli oltre 120 addetti (operai, impiegati, quadri).
 
Si tratta di una tipografia importante, la più grande del centro sud; una tipografia con cui lavoriamo da diciassette anni e con la quale aveva lavorato, prima che fosse costituita la cooperativa, la precedente casa editrice del settimanale.

Una tipografia, Spada, che da sempre viene considerata assai vicina alla sinistra e che, nei comportamenti del fondatore e del figlio che ne ha raccolto l’eredità e lo spirito, ha dato prova nel tempo di saper rispettare quelle regole scritte e non scritte che fanno ritenere l’appartenenza a quest’area politica (e sindacale) non usurpata.
Di punto in bianco, dunque, sotto l’incalzare della crisi, l’insolvenza di grandi clienti, contenziosi urbanistici con il comune e la regione, questa tipografia ha chiuso. Con la promessa di riaprire e riprendere gran parte degli operai, una volta risolti i problemi e ricavata, dall’esito di un’operazione immobiliare, nuova liquidità da destinare a un nuovo stabilimento. Per non impoverire il portafoglio di clienti, indispensabile per rendere possibile la ripresa, c’è stato proposto da trasferire la nostra stampa a una tipografia collegata in attesa che la situazione, piuttosto complicata, si sblocchi.
Abbiamo accettato, ma per noi che siamo editori del settimanale della Cgil non è indifferente come si concluderà la vicenda; non è indifferente se si raggiungerà un accordo con il sindacato (le trattative sono in corso, ma non saranno brevi) e se i lavoratori adesso disoccupati (uno ci ha scritto di aver preso un mutuo casa due settimane prima d’essere licenziato) saranno davvero riassunti, sia pure dopo l’accidentato percorso della cassa integrazione.

Chiediamo a tutti i soggetti in campo di mettere alla prova la loro responsabilità sociale. Il Comune, perché nel rispetto degli interessi generali, esamini davvero con cura, serietà e rapidità la richiesta di cambio di destinazione d’uso per aree prima industriali che diverrebbero fabbricabili, alla società (quella in liquidazione, la nuova che si costituirà) di mantenere un’attività produttiva tutt’altro che decotta continuando a dare lavoro (e buon lavoro) a gente che ha investito le sue fatiche e le sue attese su quel lavoro; alla Regione perché renda disponibili gli strumenti di sostegno alle attività produttive in crisi e ai lavoratori rimasti privi d’occupazione senza i lunghi indugi che il periodo prelettorale potrebbe provocare. Probabilmente tutti hanno qualche buona ragione da opporre per dire di no, noi invitiamo a considerare tutte quelle che spingono a dire di sì.
La nostra responsabilità sarà quella di far pesare la credibilità che crediamo di esserci riusciti a conquistare in questi anni, di far contare il nostro piccolo potere di clienti abituati a onorare gli impegni contrattuali per aiutare una soluzione che il sindacato consideri accettabile e rassereni i lavoratori. Ai quali siamo, come da diciassette anni, vicini.

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giuseppe di vittorio tipografia spada rassegna sindacale

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Di Tarcisio Tarquini il 12/02/2010 alle 19:00



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