11/10/2010

Attenti alla Scuola SpA!

E’ di ieri sul Sole 24 Ore, la notizia che si starebbe preparando una specie di rivoluzione nella gestione del patrimonio edilizio scolastico. Oggi gli edifici scolastici competono, per la manutenzione ordinaria e straordinaria, a comuni (le scuole elementari e medie) e alle province (le superiori).
 
Lo stabilisce un provvedimento del 1996, la legge 23, chiamata dal nome del suo autore legge Masini. Se il proponimento del governo attuale si traducesse in realtà, si costituirebbe una Spa Scuola – della quale sarebbero chiamati a far parte fondazioni, altri enti, gli stessi enti locali – che acquisirebbe il possesso delle scuole e, in cambio dell’affitto pagato da comuni e province, provvederebbe ai loro bisogni preoccupandosi di rispondere a tutte le esigenze di manutenzione e gestione.

Penso che la proposta sia tutt’altro che conveniente per le scuole italiane, che oggi sono certo malandate ma non è detto che con la SpA avrebbero una sorte migliore. Parlo per quel po’ di esperienza che ho fatto nel campo; sono stato assessore alla pubblica istruzione nel mio comune diversi anni fa e adesso sono presidente di Conservatorio, il cui edificio è – per la legge Masini e per il non risolto nodo del patrimonio edilizio delle Istituzioni AFAM – affidato alla cura dell’amministrazione provinciale: conosco perciò il problema dai due opposti punti di vista. Ebbene, posso dire con certezza che l’idea del governo avrebbe un solo effetto pratico immediato: gli enti locali, che oggi sono costretti a guardare (sia pure spesso tirati per i capelli e semi paralizzati dalle difficoltà sempre crescenti dei bilanci) alle necessità delle loro scuole, dall’istituzione di questa società ne riceverebbero solo un incoraggiamento alla deresponsabilizzazione; il più delle volte, tranne i pochi casi virtuosi che già oggi sono virtuosi, riterrebbero assolto il loro obbligo pagando l’affitto e rinvierebbero a un’entità più lontana ogni richiesta di miglioramento, ogni denuncia di disagio, ogni protesta di alunni e genitori.

In realtà, il forte legame con il territorio mi pare – alla luce, ripeto, della mia esperienza - la garanzia più solida perché l’interesse pubblico per la scuola resti acceso; il controllo della comunità è l’antidoto al disimpegno e alla trascuratezza.
Conosco la forza della spinta dei cittadini per il miglioramento delle scuole e ne ho sperimentato, da assessore, lo stimolo positivo, legato anche (non solo, per me) al timore di un giudizio politico negativo; so pure che, solo grazie alla costante sollecitazione che ho messo in atto nei confronti degli amministratori di comune e provincia, insieme con il direttore e gli altri collaboratori sono riuscito, da presidente del Conservatorio, a ottenere interventi per migliorare le condizioni dell’edificio nel quale lavoriamo e studiamo e, persino, a convincerli a trasformare una palestra in piccolo auditorium che servirà non solo i nostri docenti e studenti ma l’intera comunità. Se il cordone viene tagliato, cosa succederà? Possibile che per ogni difficoltà si cerchi sempre una chiave di soluzione “tecnocratica”, come se la ricetta privatistica fosse l’unica in grado di assicurare la risposta più efficace ed economica?

Quali altre strade sarebbero possibili? Quella di non impoverire i bilanci comunali e provinciali per questi investimenti fondamentali, per esempio. Quella di avviare con la cassa depositi e prestiti un grande piano per il rilancio e il risanamento dell’edilizia scolastica, con tempi e procedure ragionevoli, per esempio. Quel che è certo è che le risposte dovrebbero sollecitare la partecipazione degli stakeholder, chiamarli alle loro responsabilità, non congelarle dentro una nuova SpA (ma farà la fine di tutte le altre annunciate e che non si sono mai attuate?) magari da affidare alla guida di un altro commissario straordinario, con annessa cricca di amici, parenti, imprenditori, e altra variopinta e ben nota umanità.

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Di Tarcisio Tarquini il 11/10/2010 alle 18:00



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