22/10/2010
Piccola riforma per investimenti pubblici a prova di lentocrazia
Sull’edizione di ieri del quotidiano La Stampa ho letto una interessante inchiesta di Marco Alfieri che stima in 90 miliardi di euro gli investimenti in opere pubbliche in qualche modo tenuti bloccati da difficoltà burocratiche e vere e proprie inefficienze, come il rilascio in ritardo dei prescritti pareri.
Su questo argomento posso portare una piccola testimonianza che mi viene dall’esperienza che sto conducendo, quale presidente del Conservatorio di Frosinone, per la trasformazione di una palestra dell’ex scuola media annessa (mai utilizzata come tale e ormai non più necessaria per la fine, in virtù della riforma, di questa originale istituzione scolastica) in piccolo auditorium.
Diciamo subito che abbiamo a disposizione circa 1 milione di euro, oltre la metà provenienti da un finanziamento del ministero – già erogato – il resto diviso tra fondi autonomi del Conservatorio (anch’essi presenti nelle casse dell’Istituto bancario tesoriere) e un mutuo attivato dal Comune proprietario dei locali e che degli stessi trasformati si gioverà per alcune importanti attività culturali.
Abbiamo iniziato il percorso per la trasformazione nel novembre del 2008, una volta avuta notizia del finanziamento dell’opera, richiesto sulla base di un’articolata idea progettuale. Oggi, due anni dopo, siamo alla validazione del progetto definitivo; se tutto procede senza indugi da parte nostra entro la fine dell’anno indiremo la gara per il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera e speriamo così che per l’inizio del prossimo anno accademico, al più entro la fine del 2011 e primissimi mesi 2012, il Piccolo Auditorium diventi realtà, dotando il Conservatorio, ma anche la città e la provincia, di una struttura indispensabile per la didattica, la produzione artistica, l’attività di promozione musicale e culturale in genere.
Chi se ne intende dice che si tratta di un miracolo, in considerazione dei tempi solitamente più lunghi per realizzare interventi di questo tipo. Certo, per quanto ci riguarda siamo stati attaccati all’obiettivo, con sollecitazioni scritte e orali, telefonate, e-mail a tutti coloro che dovevano rilasciare un parere o un’autorizzazione e, a nostro modo di vedere, menavano il can per l’aia. In alcuni casi abbiamo riscontrato che i tempi aiutano a trovare la soluzione più saggia (per esempio, quando si tratta di mettere a posto le questioni di sicurezza, antincendio, ecc.), in molti casi abbiamo dovuto constatare sbalorditi che i tempi si allungano perché qualcuno inspiegabilmente temporeggia e ti fa sapere solo quando glielo chiedi, dopo aver atteso per settimane, che la tua lettera, la copia del tuo progetto sono fermi sul tavolo di un impiegato che è assente per ragioni sue e non c’è nessuno che sia incaricato o voglia mettere le mani sulla scrivania del collega.
Ma questo, tutto sommato, fa parte dei vizi e delle virtù del nostro paese e scriverne porta a scivolare nel folclore e nella denuncia di maniera. Ci sono, invece, ritardi che sono provocati dalle norme stesse o dalle procedure richieste o, ancora, dall’evidente illogicità e impraticabilità di talune disposizioni.
Ho ricordato in un post precedente (rendiamociconto.blog.rassegna.it/2009/09/13/136-se-la-finanziaria-scoraggia-il-rup/) le vicissitudini in cui ci si infila quando si tratta di scegliere il Rup, responsabile unico del procedimento; una funzione che sarebbe giusto, per l’opera di un’istituzione pubblica, fosse ricoperta da un tecnico appartenente all’amministrazione dell’ente, ma che per la risibilità dei compensi stabiliti per un dipendente pubblico che si renda disponibile – a fronte di compiti che già nella formulazione di legge appaiono tanto ridondanti quanto temibili – è di fatto scansata accuratamente, costringendo a ricerche estenuanti o al ricorso a un professionista privato, non sottoposto a vincoli di parcella: con il risultato che alla fine si paga di più (questo lo considerano tutti quelli che censurano lo spreco delle risorse pubbliche?). Adesso siamo alle prese con un problema analogo; dobbiamo nominare un direttore dei lavori e la nostra richiesta inviata agli uffici tecnici della provincia e del comune, nonostante i solleciti ripetuti e le appassionate perorazioni telefoniche, non ha trovato ancora risposta.
Non c’è bisogno di commissari e procedure straordinarie per aiutare gli investimenti pubblici: basterebbe decidere che essi, quanto a procedure autorizzative, hanno diritto a una corsia preferenziale e che i tempi di risposta siano misurati sul minimo possibile. Si tratterebbe di una riforma piccola dagli effetti grandi. E, in ogni caso, aiuterebbe noi del Conservatorio di Frosinone ad avere in tempi ragionevolmente brevi il nostro agognato piccolo Auditorium. Scusate se è poco.
(Nella foto, palestra ancora per poco)
Su questo argomento posso portare una piccola testimonianza che mi viene dall’esperienza che sto conducendo, quale presidente del Conservatorio di Frosinone, per la trasformazione di una palestra dell’ex scuola media annessa (mai utilizzata come tale e ormai non più necessaria per la fine, in virtù della riforma, di questa originale istituzione scolastica) in piccolo auditorium.
Diciamo subito che abbiamo a disposizione circa 1 milione di euro, oltre la metà provenienti da un finanziamento del ministero – già erogato – il resto diviso tra fondi autonomi del Conservatorio (anch’essi presenti nelle casse dell’Istituto bancario tesoriere) e un mutuo attivato dal Comune proprietario dei locali e che degli stessi trasformati si gioverà per alcune importanti attività culturali.
Chi se ne intende dice che si tratta di un miracolo, in considerazione dei tempi solitamente più lunghi per realizzare interventi di questo tipo. Certo, per quanto ci riguarda siamo stati attaccati all’obiettivo, con sollecitazioni scritte e orali, telefonate, e-mail a tutti coloro che dovevano rilasciare un parere o un’autorizzazione e, a nostro modo di vedere, menavano il can per l’aia. In alcuni casi abbiamo riscontrato che i tempi aiutano a trovare la soluzione più saggia (per esempio, quando si tratta di mettere a posto le questioni di sicurezza, antincendio, ecc.), in molti casi abbiamo dovuto constatare sbalorditi che i tempi si allungano perché qualcuno inspiegabilmente temporeggia e ti fa sapere solo quando glielo chiedi, dopo aver atteso per settimane, che la tua lettera, la copia del tuo progetto sono fermi sul tavolo di un impiegato che è assente per ragioni sue e non c’è nessuno che sia incaricato o voglia mettere le mani sulla scrivania del collega.
Ma questo, tutto sommato, fa parte dei vizi e delle virtù del nostro paese e scriverne porta a scivolare nel folclore e nella denuncia di maniera. Ci sono, invece, ritardi che sono provocati dalle norme stesse o dalle procedure richieste o, ancora, dall’evidente illogicità e impraticabilità di talune disposizioni.
Ho ricordato in un post precedente (rendiamociconto.blog.rassegna.it/2009/09/13/136-se-la-finanziaria-scoraggia-il-rup/) le vicissitudini in cui ci si infila quando si tratta di scegliere il Rup, responsabile unico del procedimento; una funzione che sarebbe giusto, per l’opera di un’istituzione pubblica, fosse ricoperta da un tecnico appartenente all’amministrazione dell’ente, ma che per la risibilità dei compensi stabiliti per un dipendente pubblico che si renda disponibile – a fronte di compiti che già nella formulazione di legge appaiono tanto ridondanti quanto temibili – è di fatto scansata accuratamente, costringendo a ricerche estenuanti o al ricorso a un professionista privato, non sottoposto a vincoli di parcella: con il risultato che alla fine si paga di più (questo lo considerano tutti quelli che censurano lo spreco delle risorse pubbliche?). Adesso siamo alle prese con un problema analogo; dobbiamo nominare un direttore dei lavori e la nostra richiesta inviata agli uffici tecnici della provincia e del comune, nonostante i solleciti ripetuti e le appassionate perorazioni telefoniche, non ha trovato ancora risposta.
Non c’è bisogno di commissari e procedure straordinarie per aiutare gli investimenti pubblici: basterebbe decidere che essi, quanto a procedure autorizzative, hanno diritto a una corsia preferenziale e che i tempi di risposta siano misurati sul minimo possibile. Si tratterebbe di una riforma piccola dagli effetti grandi. E, in ogni caso, aiuterebbe noi del Conservatorio di Frosinone ad avere in tempi ragionevolmente brevi il nostro agognato piccolo Auditorium. Scusate se è poco.
(Nella foto, palestra ancora per poco)
Di Tarcisio Tarquini il 22/10/2010 alle 15:17
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Conoscendoti, sono sicuro che riuscirete a realizzare nei tempi previsti l'auditorium, non vedo l'ora di entrarci, anche se al momento del taglio del nastro bisognerà sopportare la solita parata di gente che si attribuirà il merito. Che invece è tutto vostro e tuo.
Uso spesso nel mio lavoro l'esempio del vostro auditorium, quello dell'approccio proattivo e multitasking alla risoluzione dei problemi che hai adottato per battere la lentocrazia, perché l'auditorium già lo vedo, già c'è, e c'è perché c'è una vostra visione che vi guida, cosa di cui molti, forse, non si rendono conto. Capiranno, purtroppo, solo quando i lavori saranno conclusi. Più ancora della struttura, varrà l'esempio: il fatto che si può fare. Questa è una storia che merita di essere raccontata.
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