15/10/2010

I sospiri di Tremonti arrivano in Conservatorio

Dunque la riforma dell’Università è stata stoppata dal veto finanziario del ministro Tremonti; se ne riparlerà prima della fine dell’anno – ha dichiarato con il sospiro che ho notato usa emettere sia per sottolineare una difficoltà ma anche quando vuole sorprendere l’interlocutore con una novità positiva. Stamattina in una dichiarazione radiofonica se ne è lasciato sfuggire uno lungo, continuo, a due riprese, quando ha ammesso che soldi per l’università non ci sono (ma c'è l'impegno) e subito dopo ha annunciato che adesso è arrivato il momento di affrontare la riforma fiscale.
 
E, nell’uno come nell’altro caso, il messaggio del sospiro era comunque inequivocabile: “ma che parlo a fare con voi (tutti gli altri, tranne Bossi, ndr), tanto non mi capite?!”.
Ma non del ministro intendo parlare, piuttosto di una faccenda che la vicenda del taglio dei fondi per lo studio mi ha riportato alla mente e che fa parte delle mie angustie quotidiane di presidente di Conservatorio.

Racconto l’antefatto. I Conservatori sono parte del sistema universitario italiano, dalla riforma di dieci anni fa e dalle prime attuazioni sperimentali ora assestatesi nell’entrata a regime del nuovo ordinamento (un periodo che è finito proprio quest’anno e che apre una nuova fase, sui cui problemi dirò in altra occasione). Per questo loro status i nostri Istituti sono obbligati (c’è un Dpcm dell’aprile 2001) all’applicazione della normativa del diritto allo studio che prevede, fra l’altro, che tutti gli studenti che ottengano la borsa di studio universitaria (o risultino idonei, pur non ricevendo l’erogazione per mancanza di fondi) siano anche esonerati dal pagamento di tasse e contributi didattici.
Quando io sono diventato presidente, il Conservatorio di Frosinone ignorava, senza peraltro che qualcuno glielo avesse fatto notare, questa disposizione: non richiedeva agli studenti il pagamento della tassa per il diritto allo studio e si limitava a concedere qualche esenzione sulla base di decisioni degli organi di governo e con il criterio del caso per caso.
Uno dei miei primi atti, dunque, è stata l’adesione all’Agenzia di studio universitaria, la richiesta agli studenti del pagamento della tassa conseguente (temperata dall’abbassamento parziale del contributo didattico, che va alle casse del Conservatorio), l’attuazione di tutti i servizi per la generalità degli studenti (per esempio, la mensa universitaria) oltre alla possibilità offerta a tutti i nostri giovani, meritevoli e in condizioni di bisogno, di partecipare ai bandi per le borse di studio. Gli studenti hanno cominciato, dopo una partenza in sordina, a conoscere sempre meglio queste opportunità, oggi le utilizzano sempre di più e così la quota dei beneficiari delle borse di studio si è allargata e quelli che ne hanno diritto, ma restano esclusi per l’insufficienza dei fondi, ottengono per lo meno l’esonero dal contributo per l’iscrizione e la frequenza (si va da 500 a 1.200 euro l’anno).

Quest’anno – e arrivo al fatto – ci troviamo di fronte a un dilemma, effetto diretto della devastazione che i tagli disposti (quelli già in essere, non quelli ulteriori che si temono) hanno prodotto al nostro bilancio. Se dobbiamo esonerare i vincitori delle borse di studio – ci chiediamo - e se i nostri studenti vincitori e idonei sono sempre di più, come riusciremo a compensare le minori entrate da contributo didattico (o le maggiori uscite per i rimborsi)?
In verità, il prima ricordato Dpcm, mentre impone l’obbligo di concedere l’esonero, rimanda anche a interventi compensativi del ministero; ma – a precisa domanda - ci è stato risposto dalla direzione generale dell’Alta Formazione Musicale che se per le Università è prevista un’integrazione del finanziamento ordinario sulla base degli esoneri riconosciuti, per i Conservatori non è previsto nulla, se la cavino da soli.
Noi, perciò, stiamo ipotizzando di fissare in bilancio una cifra massima da destinare alla copertura delle minori entrate dovute agli esoneri, affidandoci – se gli aventi titolo dovessero essere di più – al riparto della stessa cifra fra tutti, quindi daremo a tutti ma forse un po’ di meno a ciascuno. E, però, che fine farà, a questo punto, il diritto soggettivo degli studenti, chiaramente definito dalle norme del Dpcm? Ci stiamo riflettendo. Ma, al momento, se qualcuno ce lo chiede, anche noi – come Tremonti – sfiatiamo il nostro fastidio in un lungo  sospiro.

TAG
ministro tremonti conservatorio conservatori esoneri dpcm aprile 2001 diritto allo studio nuovo ordinamento riforma dell'università

PERMALINK
http://rendiamociconto.blog.rassegna.it/2010/10/15/561-i-sospiri-di-tremonti-arrivano-in-conservatorio/

Di Tarcisio Tarquini il 15/10/2010 alle 12:04



Leggi i commenti

1
Salve, sono una studentessa di Lettere della Sapienza, facente parte di quel gruppo di studenti e professori e ricercatori e precari dell'università che ce la sta' mettendo tutta per modificare le cose. Stiamo organizzando una giornata di dibattiti e discussioni, cercando di tenere aperta l'università anche la sera, per poter organizzare concerti e spettacoli. Io non conosco molto bene questo ambiente, quello musicale intendo, ma guardando come il 40% dei fondi tagliati ai conservatori italiani potrebbe completamente far morire gli stessi, ci siamo chiesti perchè non portare la musica all'università? il riscontro mediatico sarà piu' ampio, meno circoscritto, ed infondo, la realtà universitaria e quella musicale sono molto piu' vicine di quello che si crede. Lei mi potrebbe aiutare a comunicare con queste realtà? anche se la causa è comune non sempre è ovvia una partecipazione.
Mi faccia sapere
daje!

Scrivi un commento


/1000







Il commento sara' pubblicato dopo la moderazione.

  • dai blog