13/10/2010
A proposito di Bersani
E comincino a scrivere, che so: 1) Bersani, tutto sommato, non è poi così moscio e confuso se in un annetto di lavoro per il Pd è riuscito ad ampliare la sua maggioranza, disinnescare le polemiche interne più deflagranti, gettare le basi per un Nuovo Ulivo arrivando, persino, a una sorta di patto con Vendola, senza perdere agganci nell’altra parte dello schieramento; 2) Bersani ha rimesso al centro del progetto del Pd il mondo del lavoro e chi lo rappresenta, mostrando tuttavia di tenere in giusto conto le ragioni di tutti gli altri (e senza l’espediente delle candidature civetta che danno l’esito che conosciamo); 3) Bersani è riuscito a far superare al Pd l’illusione di aver bisogno solo di alleanze compatibili con la sua declamata – ma elettoralmente non provata - vocazione maggioritaria, perché l’unica vera vocazione maggioritaria è mettersi dal punto di vista degli interessi del paese; 4) Bersani convince quando afferma, pacatamente, che è segno di serietà se il candidato presidente del Consiglio è (o perlomeno non può escludersi sia) il capo del maggior partito della coalizione che si propone vincitrice; 5) Bersani riesce sempre a definire – e senza sconti - il presidente del Consiglio per quelle che sono le sue vergogne politiche, senza però quel di più di violenza verbale che rassicura gli stretti ma non piace a tutti gli altri; 6) Bersani è un tipo tranquillo che perde la pazienza se qualcuno offende la Costituzione (e cioè lo fa solo per cose serie) e mantiene la calma sul resto; 7) Bersani chiama “ditta” il suo partito (vedi mio post rendiamociconto.blog.rassegna.it/2010/08/31/519-la-ditta-di-bersani/) non per grettezza ma perché apprezza la nobiltà e la franca comunità delle botteghe e vorrebbe che il Pd ne avesse lo spirito, 8)…
Ecco, facciamo finta che i giornalisti comincino a scrivere così.
Di Tarcisio Tarquini il 13/10/2010 alle 13:39
