23/09/2010
Cosa succede a Casa Di Vittorio?
La notizia l’ho appresa su facebook, con un messaggio dello stesso Giovanni, che ho conosciuto tre anni fa quando mi chiamò a presentare proprio a Cerignola i fascicoli di Angelo Ferracuti e Mario Dondero, Di Vittorio a memoria, pubblicati da Rassegna Sindacale. Giovanni non chiarisce i motivi delle dimissioni, si rammarica (e noi con lui) che alla vigilia della realizzazione di un sogno (non solo suo, noi insieme con tanti altri, grazie al suo infaticabile racconto, l’abbiamo condiviso) sia costretto a mettersi da parte, a lasciare il passo ad altri.
Gli altri sono persone di valore (Baldina, la figlia di Di Vittorio, presidentessa onoraria, Silvia Berti, storica e nipote di Di Vittorio, altre persone che non conosco ma che immagino adeguate) per cui la ragione della separazione deve essere seria, non una bega paesana alla quale sembra volerla riportare qualche altro amico di facebook intervenuto sulla scia di Giovanni.
Lo stesso Giovanni, riprendendo la parola, dice di cedere il passo a un nuovo progetto che non coglie (ripeto un po’ parafrasando, spero senza far torto alla serietà dell’argomento) il cuore di quello vecchio, e cioè arrivare alla comprensione del passato partendo dal presente, in direzione contraria, cioè, rispetto a quella che normalmente si propone: non il passato che spiega il presente ma esattamente l’inverso. Partire dal presente significa per Giovanni, ovviamente, prendere le mosse dai linguaggi del presente per creare comunità capaci di immettere in circolo nel loro organismo il succo del passato, dei valori che lo hanno ispirato, delle tradizioni che ne hanno segnato lo svolgersi, senza suscitare reazioni di rigetto soprattutto nei giovani, soprattutto in chi di quel passato coglie solo l’ossificazione e non la linfa vitale che può ancora generare.
La controversia, forse, è tra due modi di sentire la storia. Ed è un peccato, visto da lontano, che a Casa Di Vittorio non si sia trovata la maniera di coesistere, integrarsi. Si sarebbe dovuto tentare, a memoria di Di Vittorio, un bracciante che seppe parlare con linguaggio moderno e aperto di speranze e drammi antichi.
Ad ogni modo: auguri, Casa Di Vittorio; in bocca al lupo e un abbraccio, Giovanni.
Giovanni Rinaldi, ha pubblicato per l'Ediesse un bel libro I treni della felicità. L'Ediesse ha pubblicato per il centenario della CGIL Un eroe del nostro tempo, un bel libro di fumetti di Gianni Carino (uno di questi è nella foto) sulla vita di Di Vittorio.
Di Tarcisio Tarquini il 23/09/2010 alle 17:15
