22/09/2010

Servizio civile in Conservatorio

La Regione Lazio ha accettato il progetto di volontariato civile presentato, con il Consorzio di cooperative Parsifal, dal Conservatorio che presiedo: ci proponiamo di realizzare, con l’ausilio di quattro giovani che saranno selezionati dopo il bando che è stato già reso pubblico (si può consultare sul sito), la catalogazione informatica e la valorizzazione della biblioteca dell’Istituto, composta da testi, dischi, registrazioni e, soprattutto, partiture.
 

Le domande dovranno essere presentate entro le 14 del prossimo 4 ottobre ma già da adesso si nota interesse, soprattutto tra i tanti giovani musicisti che studiano da noi; e che sperano (legittimamente) di poter cogliere l’opportunità di imparare una cosa nuova e guadagnare qualche centinaio di euro al mese, collaborando a un progetto di grande utilità che permetterà di inserire il patrimonio della biblioteca del Licinio Refice nel circuito bibliotecario pubblico agevolandone la conoscenza e l’uso.

Debbo dire che il progetto è stato finanziato perché abbiamo avuto la fortuna (forse anche il merito, però) di incontrare operatori sociali giovani, di valore, desiderosi quanto noi di trarre fermenti positivi dall’istituto del servizio civile, un po’ in ritirata negli ultimi tempi, per il taglio dei finanziamenti ma anche per un certo restringimento della visione politica che a tale istituto dovrebbe, invece, assegnare un posto centrale in un sistema pubblico di welfare, per la formazione che produce e per i servizi di qualità che può determinare con la sua coda lunga.
Nella riunione alla quale ho partecipato questa mattina – il Conservatorio era l’unico ente pubblico, le altre erano cooperative - si coglieva, invece, preoccupazione, insoddisfazione; delusione per progetti bocciati senza andare troppo per il sottile, mischiando il giusto con lo sbagliato (sono stati respinti, si diceva, prevalentemente tutti i progetti incentrati su servizi di cura rivolti agli anziani: chissà mai perché).

All’orizzonte sta intanto spuntando la mininaia, sorta di stage presso le varie armi il cui finanziamento, si teme, avverrebbe a spese del servizio civile.
È mai possibile, mi chiedo, che se una cosa funziona, se è fatta con lo spirito giusto pensando all’utilità di molti (in questo caso giovani, enti, utenti), non si trovi nessuno disposto a difenderla, denunciando gli sprechi veri e chiedendo rispetto per questa piccola opportunità che si offre ai giovani?
Dico questo, perché vedo quanta attesa c’è intorno al nostro progetto, per la modesta diaria prevista ma anche per il senso che può dare a un tempo che rischia di avvolgersi nell’indolenza, nello sconforto morale e civile. Il servizio civile può essere davvero un formidabile strumento di educazione civica; quella che non ha bisogno di retoriche per convincere che c’è un bene pubblico verso il quale la Repubblica (chi la rappresenta) è sollecita.

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Di Tarcisio Tarquini il 22/09/2010 alle 16:49



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