14/09/2010
Poste italiane, vergogna. Seconda puntata
Il giorno prima era intervenuto il sindacato dei giornalisti e il giorno prima ancora l’associazione delle cooperative editoriali, l’uno e l’altra preoccupati per gli effetti devastanti di un aggravio di costi improvviso e perciò non considerato nei budget aziendali di inizio anno.
Insomma, Poste fa un accordo e il governo, che dovrebbe sancirlo in un decreto interministeriale per renderlo efficace, si nasconde, tergiversa, forse temendo di dover mettere le mani al portafoglio per intervenire a risarcimento del mancato, ancorché assai discutibile, guadagno atteso.
Si ha l’impressione che in questo campo (come in tanti altri campi, del resto) si stia attuando un giuoco delle parti che tende a mettere in ginocchio le aziende editoriali e i loro giornali con l’obiettivo di dimostrare chi comanda e quanto vasto e incontrollato sia il suo potere di scelta, discriminazione ed arbitrio.
Questo aspetto non deve però portarci a dimenticare una realtà così evidente da apparire ormai simile a un fenomeno naturale, per non dire un’avversità, una calamità di cui non si sa bene a chi attribuire causa e paternità. E cioè che, quali che siano le tariffe, il servizio postale, per i cittadini e per i giornali, è di un livello così infimo da suscitare una rabbiosa, incomprimibile e tuttavia impotente, indignazione.
Racconto un caso di cui ho conoscenza diretta. In redazione è arrivata qualche giorno fa la e-mail di protesta degli abbonati della RSU della Fomas di Osnago, in provincia di Lecco. Se la prendevano con noi, con toni decisi e con un di più di esagerazione, figlia evidentemente della frustrazione scaturita dal convincimento di non essere trattati con il riguardo dovuto, per il ritardo costante nell’arrivo di Rassegna Sindacale deragliato, più recentemente, nella sospensione di ogni recapito. Minacciavano, manco a dirlo, la richiesta di restituzione del prezzo degli abbonamenti, non risparmiandoci l’accusa di essere poco rispettosi dei nostri impegni verso i lettori e i lavoratori, dei cui soldi avremmo fatto spreco con la nostra leggerezza.
Ho perciò replicato che non siamo noi a sprecare nulla, ma che siamo vittime come i nostri lettori e abbonati dell’incuria (è il termine esatto) di Poste italiane che sta lasciando a se stesso il servizio di recapito, che un tempo fu (e dovrebbe essere ancora) la nobile ragione della sua esistenza. Ho chiesto, infine, ai nostri lettori della RSU di aiutarci a monitorare la puntualità dell’arrivo del giornale, prendendo a riferimento la data che stampiamo in uno stelloncino posto a fianco della testata: indica il giorno in cui le poste per contratto speciale (con un costo perciò aggiuntivo rispetto alla tariffa base) debbono consegnare nella mani del lettore la copia di Rassegna Sindacale; ogni giorno in più dà la misura di quanto ampio sia lo scostamento dall’obbligo contrattuale.
Oggi è arrivata una e-mail della RSU che ci informa che il numero che sarebbe dovuto arrivare a destinazione il 9 settembre è stato recapitato il 13; quattro giorni di ritardo, dunque, che per un settimanale insomma non è proprio danno di poco conto.
Voglio dire, per le tariffe forse riusciremo a ottenere che il governo decreti, ma a chi dobbiamo rivolgerci per un servizio postale degno di questo nome?
(involontaria ironia, nella seconda foto)
Di Tarcisio Tarquini il 14/09/2010 alle 18:40
