09/02/2010

Un vecchio manifesto elettorale

Il mio amico Tonino Poce, musicista d'avanguardia e grafico e calligrafo raffinato, mi invia la foto di due manifesti elettorali di sessanta anni fa. Sono ricomparsi sui tabelloni, su cui rigorosamente dovevano essere affissi per legge elettorale oggi caduta in desuetudine, che gli operai di un comune della Ciociaria hanno ritrovato negli scantinati dove erano stati riposti. Riportano alla mente storie e costumi d'una volta.
 


Gli spazi erano rigorosamente assegnati, i tabelloni si distinguevano in due specie, quelli attribuiti ai partiti e quelli su cui potevano affiggere i loro manifesti i cosiddetti fiancheggiatori. Per i fiancheggiatori (associazioni spesso mai viste all’azione e chiamate all’opera solo nell’occasione elettorale) era necessario presentare la domanda; una volta dimenticammo di farlo e fu un dramma: eravamo convinti che senza quegli spazi in più sarebbe diminuita la nostra capacità di persuadere gli elettori. Lo sentimmo come un venir meno ai nostri doveri. Noi socialisti eravamo sorpresi e invidiosi delle tante associazioni fiancheggiatrici del Pci; i democristiani, però, ne facevano a meno eppure ottenevano, almeno dalle nostre parti, risultati di gran lunga migliori. Oggi penso che alla base della nostra caccia (legale) agli spazi elettorali ci fosse non un fine propagandistico (del resto il risultato non arrivava, e questo avrebbe dovuto insospettirci), ma piuttosto una specie di smania vitalistica di segnare la presenza, di segnalare la nostra esistenza.

Nella foto vediamo alcuni frammenti di liste elettorali, in una si scorge il cognome Cederna ma non riesco a indovinare il capolista che porta Giacomo come nome di battesimo. In un'altra parte della foto, che non vediamo dal particolare che pubblichiamo, si annuncia con enfasi soddisfatta che il governo è caduto; si usava dire proprio così, e il ricorso a quel verbo alludeva a un fatto imprevisto, non voluto – come una caduta, appunto.
L’ultimo governo di centrosinistra non è caduto all’improvviso; l’esito è stato voluto, cercato, persino desiderato. Un suicidio più che una caduta.

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Di Tarcisio Tarquini il 09/02/2010 alle 23:06



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