31/08/2010

La "ditta" di Bersani

Schermaglie di fine agosto, che sono però più serie di quanto il tono usato lasci supporre.
 
Giorgio Ruffolo (su La Repubblica di ieri) se la prende, e giustamente, con il vezzo di molti giornalisti di chiamare per nome e solo per nome i politici: Massimo, Walter, Silvio, eccetera. “E’ il segno futile – commenta l’ex ministro – di qualche cosa di più serio: ed è la rappresentazione del mondo politico non come “una classe” (la classe politica) ma come una combriccola di famiglia, di parenti rissosi ma pur sempre parenti…”.
Sono d’accordo. Aggiungo, però, che qualche sforzo debbono farlo anche i politici a non presentarsi in modi tali da indurre la deformazione familista dell’identità con la decapitazione del cognome. Per esempio, non riesco proprio ad accettare che il suo segretario continui a chiamare il Pd “la ditta” (“lavoriamo tutti per la stessa ditta…”quando vuole spronare all’unità): la “ditta” (per dire alla Ruffolo) è una “combriccola” di interessi, un soggetto la cui prosperità (se va bene) importa tutt’al più ai suoi proprietari e lavoranti. Noi avremmo bisogno, piuttosto, di riferirci a una comunità di valori, intelligenze e passioni (a un partito insomma). Di “ditta” parli pure Pierluigi, non lo faccia però Bersani.

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Di Tarcisio Tarquini il 31/08/2010 alle 12:35



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E' verissimo d'altro canto sono spesso i politici stessi a chiamarsi per nome nei talk show. L'uso del nome al posto del cognome è l'ennesimo capitolo di una progressiva privatizzazione della politica legata alla sua mediatizzazione. Non è solo una questione di casta e combriccola. Si tratta di un grande imbroglio: più la casta si chiama per nome o insiste sui propri tratti di umanità comune (quasi a voler dire: "sono proprio come voi", cioè "non sono casta") tanto più si allontana nei suoi privilegi che la fanno diversa e separata. E' come la finta intimità ed emotività dei reality show televisivi. Che tutto sia un grande imbroglio è dimostrato dal fatto che paradossalmente il sentimento della "vergogna" sia sparito dall'abito di molti nostri politici. Teoricamente non dovrebbe essere così: se aumenta l'investimento privato ed emozionale del politico dovrebbe aumentare il senso di vergogna quando si manca. Ma è un imbroglio, non un paradosso, appunto.

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