16/07/2010

Il canto arriva dalla Corea

Questa mattina ho parlato a lungo con una studentessa coreana di canto e musica antica che ha studiato al Conservatorio di Frosinone e oggi si è iscritta al Santa Cecilia, al seguito della maestra cui è legata.
 
Ho voluto farmi raccontare i perché tanti giovani coreani vengono a studiare nei conservatori italiani e lei è stata prodiga di notizie interessanti e osservazioni intelligenti e pertinenti; mi ha anche detto che, secondo lei, quest’ondata sta esaurendosi e che oggi altre sono le mete di studio: la Russia per esempio o la Germania o, ancora di più, la Spagna, anche per una questione di repertorio: il melodramma italiano ha ormai molti interpreti nel suo paese e chi vuole tentare ancora la strada del canto ha bisogno di “coloriture” diverse. Si è poi lamentata che le poche occasioni di concerto che si presentavano fino a qualche mese fa oggi si sono rarefatte: tutti annullano o rimandano appuntamenti già fissati, mi ha detto citando la sua esperienza, perché non si hanno a disposizione nemmeno quelle poche centinaia di euro per compensare l’esibizione di un ensemble di musica barocca. È un aspetto della crisi che si trascura, e ce lo rimette sotto gli occhi una ragazza piena di ottimismo che dell’insegnamento della musica e del canto nel nostro paese sa molto di più di tanti che se ne dovrebbero occupare per dovere istituzionale. La sua opinione è netta, chiara e vera: la scomparsa della formazione di base, con la fine del vecchio ordinamento, avrà come conseguenza che un ragazzino che vorrà imparare a suonare non avrà una scuola pubblica alla quale rivolgersi ma si dovrà affidare ai privati; e questo potranno farlo solo le persone più ricche. Questo è il punto, al quale non dà risposta l’istituzione dei licei musicali, non solo perché pochi e mal pensati, ma anche perché la liceizzazione dello studio della musica servirà più al completamento della formazione culturale offerta dalla scuola superiore che all’apprendimento di uno strumento. I Conservatori, allora, se vorranno confermare la loro vocazione pubblica e democratica dovranno modellare una loro proposta sulla formazione di base, utile anche a chi voglia fare non il musicista ma imparare la musica. Si tratterà, in fondo, di far rientrare dalla finestra il vecchio ordinamento scacciato dalla porta. Dalla Corea questo appare molto più chiaro che da noi.

(Nella foto Sumi Jo, una delle più celebri soprano coreane)

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corea sumi jo conservatori musica antica canto barocco vecchio ordinamento

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Inviato da Tarcisio Tarquini il 16/07/2010 alle 22:27



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