06/09/2010
"Tutto è libero tranne ciò che è vietato dalla legge", Tremonti dixit
Sono completamente d’accordo, tanto che è proprio questa la convinzione alla quale cerco di ispirare, ormai da più di tre anni, la mia presidenza al Conservatorio di Frosinone.
L’idea del ministro, però, non sembra che abbia fatto finora proseliti all’interno del suo stesso governo e dell’amministrazione pubblica. Anzi, alcuni recenti provvedimenti stanno lì a far dubitare che il ministro stesso sia convinto negli altri giorni della settimana di quanto proclama il sabato sui giornali, accendendo di entusiasmo gli innovatori d’ogni angolo del nostro paese.
L’ultima riguarda le disposizioni che, complice l’alibi della stretta finanziaria, sono state emanate su impulso di Tremonti stesso (evidentemente quello dei giorni feriali) riguardanti i ruoli e i compiti dei revisori dei conti dei vari Enti e Istituzioni dello Stato. Prima delle nuove norme, i collegi dei revisori dovevano attenersi ai giusti controlli sulle compatibilità finanziarie delle spese sostenute, qualche volta si spingevano a eccepire anche sui modi, ma sempre, alla fine, dovevano prendere atto dell’ultima decisione pronunciata da chi ne ha potestà e dovere. Si capiva, insomma, che il controllo c’era, ma – appunto e salvo che in casi un po’ particolari – concerneva l’accertamento che non si fosse fatto ciò che era vietato, preoccupandosi soprattutto che l’andare al di là potesse tradursi in danno per l’erario.
Oggi non è più così. Forti delle nuove prescrizioni d’ora in poi i revisori potranno mettere il naso su tutto, non solo ribadendo i divieti ma anche dettando cosa fare; e agli occhi, professionalmente deformati, rivolti più ai commi delle circolari che ai bisogni degli enti e delle istituzioni (o meglio alle esigenze di chi da enti e istituzioni si aspetta di ricevere un servizio, ottenere una prestazione) diventa secondario se alla fine dei conti, fermandosi ai Conservatori, la musica sia stata bene insegnata o no.
I Conservatori percepiscono oggi un finanziamento dello Stato (sempre più ridotto) che è insufficiente ad attuare la loro missione istituzionale; chiedono perciò un consistente contributo didattico agli studenti per offrire condizioni e strutture adeguate al loro difficile studio. Nel clima nuovo invocato da Tremonti dovrebbe essere sufficiente il controllo sul fatto che l’equilibrio finanziario del bilancio non venga manomesso e non siano assunti provvedimenti contrari alle leggi, tanto più che i fondi arrivano in gran parte dagli allievi e si legittimano in forza della qualità dell’offerta formativa “erogata”.
In realtà le disposizioni di Tremonti recitano diversamente, con effetti persino paradossali rispetto all’intenzione espressa.
Un esempio, una vicenda minima di cui sono stato testimone proprio in queste settimane. Abbiamo tenuto un concorso (a posti zero e solo per rinnovare una graduatoria scaduta) per assistenti amministrativi. Abbiamo formato una commissione di esterni, sia perché due concorrenti svolgevano o avevano svolto un lungo servizio di supplenza nella segreteria e perciò avrebbero potuto trarre vantaggio dalla pregressa dimestichezza con i possibili esaminatori, sia per evitare incompatibilità (dirette e indirette) con parenti di nostri dipendenti i cui nomi comparivano tra i candidati. I revisori hanno eccepito su questa scelta, affermando che sarebbe stata da preferirsi, perché meno costosa, una commissione interna. Ma – viene da chiedersi - non c’era la trasparenza tra i concetti cardine della pubblica amministrazione? Non c’era il dovere d’essere, al pari della moglie di Cesare (quante volte l’abbiamo sentito?), non solo onesti ma anche di apparirlo?
Sì, tutto giusto – si replica - ma bisogna risparmiare. Ed ecco, allora, cosa è accaduto, sempre in forza delle innovatrici norme tremontiane. I commissari esterni, provenienti dalla vicina Roma, hanno avuto da noi il permesso di utilizzare il mezzo proprio per raggiungere la sede del nostro Conservatorio; insomma abbiamo consentito loro di venire con la macchina, riconoscendo il rimborso delle spese secondo le misere tabelle ministeriali, in modo che potessero lavorare per tutta la giornata senza essere costretti ogni minuto a consultare l’orologio per non perdere treni e coincidenze. Una circolare di fine maggio ha stabilito che le missioni con mezzo proprio non sono più possibili, si deve prendere per forza il treno o un altro mezzo pubblico. Ma se si fa troppo tardi la sera? Niente: o si pernotta, e in questo caso si rimborsa l’albergo o si accorcia la giornata d’esame e si torna il giorno dopo con un’altra giornata di diaria.
Nell’un caso come nell’altro è sicuro che il costo per l’amministrazione sarà superiore, ma poco importa: la regola è stata rispettata.
Quisquilie, pinzellacchere; altro mi riservo di scrivere in prossimi appuntamenti via post. Una prima considerazione, tuttavia, me la permetto: questo governo e molti ministri in particolare si definiscono liberali. “Liberali del menga” avrebbe detto Fortebraccio che così, ma al singolare, appellò un lontano predecessore di Tremonti, fermando il distico al punto giusto per non superare – era un vero signore – la soglia della decenza.
Nella foto, un Beethoven preoccupato al Conservatorio di Napoli
Di Tarcisio Tarquini il 06/09/2010 alle 17:11
