26/05/2010

Stati generali dell'editoria

Non ci vuole certo un mago per prevedere tempi grami per le cooperative di giornalisti; poca roba forse rispetto alla tempesta che la stampa italiana si accinge ad affrontare, ma comunque di entità non trascurabile. Mi pare impossibile, infatti, che da questo taglio della spesa pubblica riescano a salvarsi i fondi dell’editoria che ormai vengono considerati una specie di regalia affidata alla liberalità, più o meno generosa secondo le circostanze, del governo e del parlamento.

 
Fino a qualche settimana fa si affermava ancora che a giugno si sarebbero celebrati gli Stati generali dell’editoria, di cui si parla da anni e che nessuno ha mai trovato l’occasione giusta di convocare. In Francia, un’analoga iniziativa è stata attuata pochi mesi dopo l’elezione di Sarkozy e ha avuto il merito di tentare una risposta organica alla crisi di un settore che in quel paese (ma anche in tanti altri) è grave tanto quanto lo è da noi.
Questi Stati generali nel nostro paese non saranno mai convocati, ma immaginiamo per un attimo che qualcuno, con supremo sprezzo del pericolo e del ridicolo, decida di indirli. Quale sarà l’ordine del giorno? Si potrà discutere della stampa e dell’editoria del futuro con ai piedi il macigno della legge sulle intercettazioni che più che al domani guarda alle beghe, agli intrallazzi e alle paure di oggi? Sarà sensato e plausibile discutere dei grandi scenari allestiti dallo sviluppo delle tecnologie della comunicazione sapendo di non poterci scommettere sopra un euro né di poter proporre, sia pure in misura minima, un incentivo per chi abbia voglia di innovare?

Ma non è solo il governo, però, che avrebbe appena da balbettare in un evento di questa portata e ambizione. Anche noi, noi delle cooperative giornalistiche, rischieremmo di presentarci all’appuntamento senza parole, o con parole, idee e argomenti tanto giusti quanto logori. Certo, potremmo dire che i  finanziamenti per la nostra editoria sono determinanti per rendere diritto fruibile quello ad essere informati garantito dalla Costituzione. Certo, potremmo denunciare ancora gli sprechi e gli abusi che hanno devastato il settore, senza che controlli onesti e tempestivi siano stati esercitati da chi di dovere. Certo, potremmo ripetere ancora quello che andiamo dicendo da anni, che le risorse per la stampa cooperativa debbono essere assicurate non tanto dallo Stato direttamente quanto piuttosto da una grande ed equa opera di riequilibrio dei fatturati pubblicitari, imponendo su di essi un prelievo per la pluralità dell’informazione. Si tratta di denunce e proposte già fatte, che riteniamo debbano essere riprese e approfondite. Non deve sfuggirci, però, che per come stanno evolvendo le cose (l’esplosione già avvenuta del giornalismo online e quella imminente dell’editoria elettronica) il punto centrale è diventato un altro: qual è l’avvenire dei giornali di carta? Qual è la legittimità di un contributo che rischia d’assumere sempre di più le caratteristiche di un vitalizio utile a mantenere ciò che c’è (e non è certo poco nè disprezzabile) ma poco adatto a favorire ciò che è nuovo, originale, proiettato a soddisfare la domanda di informazione delle generazioni più giovani, quelle alle quali tutti noi dobbiamo un pensiero, una fatica, un investimento?
Le regole del gioco vanno ripensate, per farlo non si può però avere il fiato sul collo dei fondi che mancano, delle agevolazioni postali che vengono cancellate la sera per il giorno dopo, delle leggi bavaglio ai giornali e benda sugli occhi ai cittadini, e così via in un crescendo che dalla periferia arriva a minacciare il cuore della libertà di stampa. È troppo chiedere una tregua? Non per stare fermi, ma per capire in che direzione andare.

PS.
Si legge stamattina sui giornali che delle intercettazioni verrebbe alla fine concesso il riassunto. Mi chiedo (e forse è l’inutile interrogativo di uno come me, che oggi da giornalista non ha messo nel dimenticatoio il suo passato di professore di lettere): ma non è più opinabile e – se c’è malizia - manipolabile il riassunto (che comporta una scelta, il privilegiare una lettura piuttosto di un’altra, il suggerire un’interpretazione) di quanto non sia la pubblicazione integrale di una conversazione? Parafrasando: datemi un riassunto e manderò a morte un uomo!

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Di Tarcisio Tarquini il 26/05/2010 alle 17:40



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