27/04/2010

Amartya Sen e il bilancio sociale della CGIL

C’è una frase di Amartya Sen, tratta dal suo Lo sviluppo é libertà, che apre il volumetto “verso il bilancio sociale” della CGIL nazionale, presentato ieri a Roma e che era stato discusso, in un seminario tenutosi la settimana scorsa, con tutti quelli che, nel sistema CGIL, hanno lavorato a iniziative analoghe di rendicontazione.
 

Non è tanto importante riportare la frase del Premio Nobel quanto il fatto che il grande economista sia stato citato con evidenza tale da poter suggerire che in tal modo si sia inteso (io, perlomeno, così l’ho inteso) proporre una traccia di lettura del documento, una modalità di analisi del proprio operato che quando affronterà i contenuti (quando, cioè, verso il bilancio sociale diventerà bilancio sociale vero e proprio) li leggerà alla luce delle ricche implicazioni metodologiche offerteci da Sen, particolarmente avvalendosi della sua ormai famosa (ma non per questo meno produttiva e illuminante) nozione di “capacitazione”; una nozione sulla base della quale, come si sa, egli ha saputo indicare un progetto di riforma del welfare, con al centro l’attivazione delle capacità delle persone, che supera la logora (e spesso forzata) dicotomia tra politica dell’assistenza (e dei risarcimenti ex post) e politica delle opportunità (spesso solo enunciate velleitariamente, come se i condizionamenti dei contesti non valessero).
Una rendicontazione che misuri la propria capacità di conseguire la missione dando conto dei processi di capacitazione attivati (tale è, per esempio, il riconoscimento e la tutela di un diritto, se si vuole che il risultato sia davvero liberatorio) è una scelta da sottolineare perché apre una riflessione nuova che può portare a esiti di rilievo nell’elaborazione delle politiche sindacali. La CGIL difende il lavoro e libera i diritti, è lo slogan del Congresso ma può essere anche la traccia della futura rendicontazione.

La prima volta che ho visto adoperata, con molta pertinenza, la teoria di Amartya Sen nella rendicontazione sociale è stato negli studi preparatori del bilancio di genere della provincia e del comune di Modena. Si rendicontavano le politiche comunali rivolte alle donne, ma si precisava che l’analisi era mainstream, era efficace e veritiera se attraversava l’intera politica comunale e provinciale, anche là dove non sembrava a prima vista rivolta al genere. In quel modello di rendicontazione (del quale mi è capitato di discutere di recente con un esperto come Mario Viviani, che il bilancio di genere lo ha impostato per il comune di Bologna) non ci si limitava a contare le donne presenti nei consigli di amministrazione o nelle assise elettive (c’era anche questo, ma non era l’essenziale), si cercava piuttosto di indagare e illustrare l’incidenza di tutte le azioni amministrative sui generi, scoprendo – per dire – che le tasse comunali se sollecitate da una lettura di genere finivano con l’evidenziare iniquità nascoste ma non per questo meno discriminanti.

Nei giorni scorsi è stato presentato anche il bilancio sociale della FLC; è un documento complesso, una rendicontazione ampia e matura, esito di un percorso iniziato tre anni fa. Ci tornerò su, con il dettaglio che merita, in un prossimo post.

TAG
lo sviluppo è libertà bilancio sociale cgil amartya sen flc cgil mario viviani

PERMALINK
http://rendiamociconto.blog.rassegna.it/2010/04/27/436-amartya-sen-e-il-bilancio-sociale-della-cgil/

Di Tarcisio Tarquini il 27/04/2010 alle 13:52



Leggi i commenti

Nessun commento ancora disponibile.

Scrivi un commento


/1000







Il commento sara' pubblicato dopo la moderazione.

  • dai blog