15/04/2010

L'impossibile accountability della Chiesa

Rifletto sull’articolo di Hans Kung (La Repubblica di oggi) che accusa Benedetto XVI di avere tradito le aspettative, che pure aveva suscitato con alcuni dei primi atti successivi alla sua elezione a pontefice, e parla di una crisi della fiducia tra la Chiesa e il suo popolo.
 
Rimeritare la fiducia, correggendo i propri atti, smentendo il conservatorismo della Curia di Roma e la sua perenne tentazione a tralignare dai fini (con la devastante ipocrisia sui mezzi che ne consegue) per cupidigia, aridità, inesperienza della vita degli uomini (esperto di umanità, si era al contrario detto un grande Pontefice di un passato recente): questo il senso del monito del grande teologo rivolto alla sua Chiesa.
Il tema della crisi della fiducia viene ripetuto in più punti dell'articolo e l’espressione adoperata mi pare esprima con sintesi efficace quello che sta accadendo, per lo scandalo recente dei preti pedofili e, secondo Kung, per molto altro ancora. Prevedo, però, che la questione verrà considerata inessenziale. La fiducia è un concetto laico, presuppone un rapporto tra due soggetti che, anche se non pari, possano però almeno confrontarsi: e non è questo il caso. La Chiesa non cerca un rapporto di fiducia con i suoi fedeli, chiede loro che abbiano fede. Sono i fedeli a dover conquistare la fiducia della Chiesa e della sua gerarchia, non il contrario. La Chiesa risponde a dio non al suo popolo, e perciò l’accountability non è tra i dettami della sua cultura.

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Di Tarcisio Tarquini il 15/04/2010 alle 22:12



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