28/03/2010
Al voto, al voto
In genere, la domenica elettorale, nella mia città, era una giornata affollata di persone e di chiacchiere. Ci si incontrava in piazza, per prepararsi alle lunghe ore di attesa dei risultati non resistendo alla tentazione di scrutare con attenzione il volto e l’espressione dei conoscenti per trarne un’indicazione, un auspicio. In questo modo ho imparato che spesso c’è chi spergiura di averti dato il voto (a te, al tuo partito) e invece ha premiato il tuo avversario. E anche il contrario, ma era più raro. Un mio amico consigliere comunale repubblicano, Pasquale, grande esperto di campagne elettorali e, facendo l’avvocato, altrettanto grande esperto di nequizie umane aveva un metodo collaudato per capire se l’elettore raggiunto nella sua abitazione (si faceva il porta a porta vero, non televisivo) ti avrebbe votato o meno: quelli che offrivano con più larghezza da bere e mangiare, gratificando la vanità del candidato d’essere bene accolto, erano anche quelli che il voto non te lo davano. In fondo, a guardarla da un altro lato, era la rispettosa e educata maniera (se non fosse stata accompagnata anche da una vigliacca bugia) di rispondere alla tua richiesta di intesa, senza venir meno alla propria convinzione o, il più delle volte, al proprio interesse.
Stamattina in piazza c’era poca gente, chissà se non sia anche questo un segno. Di che, non saprei dire.
Di Tarcisio Tarquini il 28/03/2010 alle 13:35
