03/06/2010
L'accountability delle Chiese
Da Raffaele Coruzzi, esperto di web marketing, ricevo e volentieri condivido con i lettori dei miei post.
Ti scrivo perché mi ero imbattuto nel tuo intervento<http://rendiamociconto.blog.rassegna.it/2010/04/15/424-l'impossibile accountability-della-chiesa/>che traeva spunto dalle critiche di Kung alla Chiesa Cattolica, e mi ero appuntato di segnalarti un sito web che magari conosci già, conoscendo il tuo interesse professionale su accountability, bilancio sociale e trasparenza.
La cultura dell'accountability come sappiamo è molto presente nei paesi anglosassoni, e non possono non farci i conti anche le Associazioni religiose. Il sito che ti segnalo qui sotto, riporta decine e decine di associazioni americane, anche religiose, anzi il link che ti posto più sotto è proprio già col filtro impostato sulle associazioni religiose e le loro attività, censite e radiografate attraverso indicatori interessanti:
- quanto raccoglie la charity
- come sono ripartite le spese (expenses breakdown)
- quanto percepisce il Direttore Generale
- in quale percentuale incide lo stipendio del DG sul totale dell'income raccolto
E' un approccio per lo più quantitativo, ma molto interessante comunque per fornire una prima lettura e interpretazione dell'efficienza di una associazione.
Fornisce benchmarking e tutta una serie di considerazioni a matrice che non si potrebbero fare senza una sistematizzazione aggiornata delle schede relative alle Associazioni.
>
> Ecco il link:
> http://www.charitynavigator.org/index.cfm?Submit2=GO&bay=search.results&cgid=9
L'obiettivo primario dell'iniziativa è quello di fornire a chi poi volesse donare i propri soldi a un'associazione, alcune informazioni essenzialisulle stesse e, secondariamente, pressare chi ha in mano la governance associativa a un comportamento virtuoso e trasparente.
Forse lo conosci già, ma nel dubbio te lo segnalo.
Tornando in Italia, se pensiamo all'8 per mille che raccoglie la CEI, per esempio, il bilancio sociale di come viene spesa l'ingente somma raccolta ogni anno, reca dati non precisi ma solo indicativi. Sappiamo che il 20% del raccolto va alle missioni, in Italia e all'estero, ma come vengono realmente spesi i soldi nessuno lo sa, non certo dal punto di vista di un
bilancio chiaro e leggibile).
D'altronde, se togliamo in Italia la Chiesa Valdese, che ha fatto della trasparenza il proprio segno di distinzione (vedi la rendicontazione per l'8 per mille, alla cui ripartizione partecipano per altro solo dal '93), le Chiese in genere, come sottolinei tu, chiedono/pretendono fede, e nonfiducia.
Un progetto simile a questo americano, potrebbe essere pensato per l'Italia,grazie soprattutto allo strumento web, che aiuterebbe a rendere chiare e fruibili le informazioni e il loro continuo aggiornamento. Ma l'accountability, non solo quella della Chiesa, forse non abita
qui.Però ci continuo a pensare.
Un abbraccio,
Raffaele
Web Marketing per il non profit di Raffaele Coruzzi
www.coruzzi.net
Web Marketing, Non-Profit Fund Raising, Ad, tendenze, Motori di ricerca,
blog, Mobile, Internet (più) sicuro, opensource, Creative Commons
Ti scrivo perché mi ero imbattuto nel tuo intervento<http://rendiamociconto.blog.rassegna.it/2010/04/15/424-l'impossibile accountability-della-chiesa/>che traeva spunto dalle critiche di Kung alla Chiesa Cattolica, e mi ero appuntato di segnalarti un sito web che magari conosci già, conoscendo il tuo interesse professionale su accountability, bilancio sociale e trasparenza.
La cultura dell'accountability come sappiamo è molto presente nei paesi anglosassoni, e non possono non farci i conti anche le Associazioni religiose. Il sito che ti segnalo qui sotto, riporta decine e decine di associazioni americane, anche religiose, anzi il link che ti posto più sotto è proprio già col filtro impostato sulle associazioni religiose e le loro attività, censite e radiografate attraverso indicatori interessanti:
- quanto raccoglie la charity
- come sono ripartite le spese (expenses breakdown)
- quanto percepisce il Direttore Generale
- in quale percentuale incide lo stipendio del DG sul totale dell'income raccolto
E' un approccio per lo più quantitativo, ma molto interessante comunque per fornire una prima lettura e interpretazione dell'efficienza di una associazione.
Fornisce benchmarking e tutta una serie di considerazioni a matrice che non si potrebbero fare senza una sistematizzazione aggiornata delle schede relative alle Associazioni.
>
> Ecco il link:
> http://www.charitynavigator.org/index.cfm?Submit2=GO&bay=search.results&cgid=9
L'obiettivo primario dell'iniziativa è quello di fornire a chi poi volesse donare i propri soldi a un'associazione, alcune informazioni essenzialisulle stesse e, secondariamente, pressare chi ha in mano la governance associativa a un comportamento virtuoso e trasparente.
Forse lo conosci già, ma nel dubbio te lo segnalo.
Tornando in Italia, se pensiamo all'8 per mille che raccoglie la CEI, per esempio, il bilancio sociale di come viene spesa l'ingente somma raccolta ogni anno, reca dati non precisi ma solo indicativi. Sappiamo che il 20% del raccolto va alle missioni, in Italia e all'estero, ma come vengono realmente spesi i soldi nessuno lo sa, non certo dal punto di vista di un
bilancio chiaro e leggibile).
D'altronde, se togliamo in Italia la Chiesa Valdese, che ha fatto della trasparenza il proprio segno di distinzione (vedi la rendicontazione per l'8 per mille, alla cui ripartizione partecipano per altro solo dal '93), le Chiese in genere, come sottolinei tu, chiedono/pretendono fede, e nonfiducia.
Un progetto simile a questo americano, potrebbe essere pensato per l'Italia,grazie soprattutto allo strumento web, che aiuterebbe a rendere chiare e fruibili le informazioni e il loro continuo aggiornamento. Ma l'accountability, non solo quella della Chiesa, forse non abita
qui.Però ci continuo a pensare.
Un abbraccio,
Raffaele
Web Marketing per il non profit di Raffaele Coruzzi
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Di Tarcisio Tarquini il 03/06/2010 alle 09:54
