18/02/2010
Il nostro Piccolo Auditorium
Ho già raccontato che al Conservatorio di Frosinone, che presiedo, stiamo profondendo molto impegno per realizzare, da una Palestra inutilizzata della scuola media annessa, un Piccolo Auditorium.
Dopo i finanziamenti, infatti, c’è bisogno di realizzare il progetto e individuare la procedura di gara possibilmente più efficace e celere. Ma prima ancora c’è bisogno di individuare il responsabile unico del procedimento, professione che – come ho raccontato in un post di qualche mese fa – è tanto indispensabile quanto poco appetibile, se si decide – come abbiamo deciso noi – di sceglierlo nell’ambito di professionisti che lavorano nell'amministrazione pubblica. Non torno alle peripezie passate e al tempo consumato in questa ricerca, alla fine il Rup l’abbiamo trovato e abbiamo conseguentemente potuto avviare gli atti con l’indizione della gara per l’affidamento del progetto, verso metà giugno del 2009.
La gara è stata effettuata, a fine luglio la commissione di tecnici da noi nominata ha stabilito il vincitore, uno studio di progettazione piemontese che ha realizzato opere analoghe, e che a quel punto, supponevo, avrebbe iniziato a lavorare. Non è stato così, perché non so se per consuetudine, scaturita dalla cautela d’obbligo quando si decidono le gare, o per precise norme di legge si è dovuto far passare un mese in modo da aspettare se ci fossero ricorsi di altri concorrenti; non ci sono stati e, ormai a fine settembre 2009, abbiamo affidato ufficialmente l’incarico. Il progetto preliminare, nell’offerta di gara, doveva essere consegnato in 45 giorni, ma dopo aver superato un altro piccolo incidente di percorso con il Rup (si era temuto che l’incaricato non potesse o non trovasse conveniente proseguire la collaborazione), abbiamo dovuto registrare ritardi da parte del Comune nella consegna della documentazione sulla costruzione della palestra da trasformare, e nel tira e molla dei solleciti, delle telefonate sempre più spazientite e scoraggiate (molte le ho fatte io, chissà che si potrebbe capire dalle intercettazioni), se ne è andato un altro po’ di tempo. Fino a quando la società del progetto (di cui abbiamo avuto subito un’ottima impressione – questo per chiarire il tipo di rapporto sereno, proficuo, senza dubbi e ombre) ci ha messo davanti a un nuovo obbligo: la necessità, dettata dalla legge antisismica, entrata in vigore qualche giorno dopo la gara e i cui sacrosanti adempimenti perciò in sede di elaborazione del capitolato non erano stati considerati, di una verifica strutturale della trasformanda palestra e di un progetto supplementare. Abbiamo tentato di farlo predisporre dai tecnici del comune, ma si sono detti indisponibili perché oberati da preoccupazioni e impegni (sono quelli che hanno sostituito i vecchi addetti dell’ufficio tecnico, finiti sotto inchiesta per tangenti varie); siamo perciò giunti alla conclusione che, leggi e convenienza consentendo, la soluzione più rapida era quella di estendere l’incarico ai professionisti piemontesi. Intanto, siamo arrivati a febbraio, e stiamo ancora in attesa del progetto definitivo sulla cui base indiremo un appalto integrato per il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera.
Questo traguardo, bene che va e se la verifica strutturale non riserverà sorprese, lo raggiungeremo fra una quarantina di giorni, diciamo perciò a fine marzo. All’inizio dell’estate potremo avere il risultato della gara e subito dopo le ferie, diciamo a settembre 2010, tenuto conto dell’impossibilità di superare le secche del generale agosto e dell’opportunità di lasciar passare altro tempo in attesa di possibili ricorsi, saremo in grado di assegnare i lavori. Potrà quindi avviarsi la fase, con le conseguenti incognite, della realizzazione effettiva, quando cominceremo a vedere qualcosa che non siano carte, fotografie, attestazioni. In quel tanto agognato momento saranno passati due anni dalla comunicazione del finanziamento.
C’è chi dice che se andrà davvero così, saremo stati bravi e fortunati. Certo, non tanto come quel gruppo di amici della Ferratella della cui gioconda e ribalda esistenza siamo venuti a sapere in questi ultimi giorni. Non sono più attivi (sembra), ma se lo fossero stati ancora non sarebbe stata una cattiva idea tentare di farsi raccomandare da loro per promuovere, vista "la cogenza dei tempi", la costruzione del Piccolo Auditiorium del Conservatorio di Frosinone al rango di grande evento.
Italia mia, benché il parlar sia indarno.
nella foto, le mani di Niemeyer al lavoro sul progetto dell'Auditorium di Ravello
Un finanziamento (che copre parte dell’opera) ci è stato dato dalla Direzione generale AFAM del Ministero dell'Università nel novembre del 2008, il comune di Frosinone, da noi chiamato a unirsi all’impresa visto che è proprietario dell’immobile da trasformare (anche se lo passerà a noi e alla Provincia subito dopo, riservandosene l’uso per le sue manifestazioni musicali), ha deliberato nel dicembre dello stesso anno un finanziamento per coprire una quota dei costi, il Conservatorio, da ultimo, nel giugno del 2009 ha prelevato un’ulteriore quota dal suo avanzo di amministrazione per completare (o quasi) la dotazione finanziaria necessaria. I soldi, dunque, ci sono. Ma chi pensa che questa sia la cosa più importante non ha messo nei conti, così come non l’avevo fatto io, tutte le altre cose occorrenti, più immateriali ma non meno decisive.
La gara è stata effettuata, a fine luglio la commissione di tecnici da noi nominata ha stabilito il vincitore, uno studio di progettazione piemontese che ha realizzato opere analoghe, e che a quel punto, supponevo, avrebbe iniziato a lavorare. Non è stato così, perché non so se per consuetudine, scaturita dalla cautela d’obbligo quando si decidono le gare, o per precise norme di legge si è dovuto far passare un mese in modo da aspettare se ci fossero ricorsi di altri concorrenti; non ci sono stati e, ormai a fine settembre 2009, abbiamo affidato ufficialmente l’incarico. Il progetto preliminare, nell’offerta di gara, doveva essere consegnato in 45 giorni, ma dopo aver superato un altro piccolo incidente di percorso con il Rup (si era temuto che l’incaricato non potesse o non trovasse conveniente proseguire la collaborazione), abbiamo dovuto registrare ritardi da parte del Comune nella consegna della documentazione sulla costruzione della palestra da trasformare, e nel tira e molla dei solleciti, delle telefonate sempre più spazientite e scoraggiate (molte le ho fatte io, chissà che si potrebbe capire dalle intercettazioni), se ne è andato un altro po’ di tempo. Fino a quando la società del progetto (di cui abbiamo avuto subito un’ottima impressione – questo per chiarire il tipo di rapporto sereno, proficuo, senza dubbi e ombre) ci ha messo davanti a un nuovo obbligo: la necessità, dettata dalla legge antisismica, entrata in vigore qualche giorno dopo la gara e i cui sacrosanti adempimenti perciò in sede di elaborazione del capitolato non erano stati considerati, di una verifica strutturale della trasformanda palestra e di un progetto supplementare. Abbiamo tentato di farlo predisporre dai tecnici del comune, ma si sono detti indisponibili perché oberati da preoccupazioni e impegni (sono quelli che hanno sostituito i vecchi addetti dell’ufficio tecnico, finiti sotto inchiesta per tangenti varie); siamo perciò giunti alla conclusione che, leggi e convenienza consentendo, la soluzione più rapida era quella di estendere l’incarico ai professionisti piemontesi. Intanto, siamo arrivati a febbraio, e stiamo ancora in attesa del progetto definitivo sulla cui base indiremo un appalto integrato per il progetto esecutivo e la realizzazione dell’opera.
Questo traguardo, bene che va e se la verifica strutturale non riserverà sorprese, lo raggiungeremo fra una quarantina di giorni, diciamo perciò a fine marzo. All’inizio dell’estate potremo avere il risultato della gara e subito dopo le ferie, diciamo a settembre 2010, tenuto conto dell’impossibilità di superare le secche del generale agosto e dell’opportunità di lasciar passare altro tempo in attesa di possibili ricorsi, saremo in grado di assegnare i lavori. Potrà quindi avviarsi la fase, con le conseguenti incognite, della realizzazione effettiva, quando cominceremo a vedere qualcosa che non siano carte, fotografie, attestazioni. In quel tanto agognato momento saranno passati due anni dalla comunicazione del finanziamento.
C’è chi dice che se andrà davvero così, saremo stati bravi e fortunati. Certo, non tanto come quel gruppo di amici della Ferratella della cui gioconda e ribalda esistenza siamo venuti a sapere in questi ultimi giorni. Non sono più attivi (sembra), ma se lo fossero stati ancora non sarebbe stata una cattiva idea tentare di farsi raccomandare da loro per promuovere, vista "la cogenza dei tempi", la costruzione del Piccolo Auditiorium del Conservatorio di Frosinone al rango di grande evento.
Italia mia, benché il parlar sia indarno.
nella foto, le mani di Niemeyer al lavoro sul progetto dell'Auditorium di Ravello
Di Tarcisio Tarquini il 18/02/2010 alle 16:15
