29/01/2010

La Fiat, per Fortebraccio

Sono passato, questa mattina, dal mio libraio di fiducia. Di fiducia, non perché mi dia libri più belli di quelli che troverei in altre librerie, ma più semplicemente perché me li dà dietro il pagamento di comode rate mensili, ormai da quaranta anni, e cioè da quando ero studente del liceo (di lui ha scritto tempo fa su Nuovi Argomenti un bel ritratto Raffaele Manica, in un articolo rievocativo della nostra ristretta comunità di amici).
 
Dunque, sono passato a ritirare due libri che avevo ordinato: il secondo volume del Meridiano dedicato ad Arbasino, curato appunto da Manica, con una perizia e felicità critica che si accompagnano, come sempre, a una scintillante scrittura (memorabile la cronologia a due voci), e un volume che raccoglie i corsivi di Mario Melloni, in arte Fortebraccio, il giornalista dell’Unità che di sé disse (lo si ricorda nella quarta di copertina di questa raccolta, Facce da schiaffi, Rizzoli) di scrivere per le élites, “infatti scrivo per i metalmeccanici”.

Apro a caso e a pagina 145 leggo un corsivo che mi sembra così fresco e attuale (l’attualità sta nel fatto che pur parlando di cose di ieri può essere riferito anche a quelle di oggi, un po’ come i classici) da dover essere riproposto.
E’ dedicato alla Fiat e a un articolo celebrativo pubblicato, per il settantennio dell’azienda, dal 24 Ore (uno dei due progenitori dell’attuale Sole 24 Ore). Fortebraccio scrive che, nella rappresentazione della “grande fabbrica di Torino”, l’ignoto articolista riesce a non ricorrere mai alla parola “operai” e per di più, prosegue con la risentita eleganza del suo stile, a evitare parole che inizino con “emme” o “elle”, “in maniera che non venga in mente a nessuno, mentre legge l’esaltazione della Fiat, di pensare alle sue maestranze e ai suoi lavoratori”. I quali lavoratori se non stanno nella fabbrica dell’articolo del 24 Ore, si interroga Fortebraccio, dove potranno stare? Forse, a Roma, congettura. La conclusione va riportata per intero.

“Lo sospettiamo leggendo questo passo dell’articolo del 24 Ore. “Si diceva: basta che Valletta vada a Roma e ottiene tutto quello che vuole. I fatti hanno dimostrato esattamente il contrario”. Ah ecco: Agnelli viene a Roma e va dal ministro Colombo. “Eccellenza – annuncia l’usciere – c’è l’avvocato Agnelli”. “Si metta in coda – ordina Colombo. – Ho qui un tornitore della Fiat col quale sto parlando. Non vede? E poi ci sono tre operai di Torino prima di lui. Quante volte lo debbo dire che i padroni mi irritano?” E torna dall’operaio: “Mi scusi, ma c’è di là Agnelli...” e sottovoce tra sè: “Quell’attaccabottoni”.

Nella foto, Mario Melloni


TAG
fortebraccio mario melloni alberto arbasino raffaele manica emilio colombo agnelli vittorio valletta fiat metalmeccanici facce da schiaffi

PERMALINK
http://rendiamociconto.blog.rassegna.it/2010/01/29/364-la-fiat-per-fortebraccio/

Di Tarcisio Tarquini il 29/01/2010 alle 13:34



Leggi i commenti

Nessun commento ancora disponibile.

Scrivi un commento


/1000







Il commento sara' pubblicato dopo la moderazione.

  • dai blog