23/01/2010

Chi era costui? A proposito di un manifesto elettorale

Nel post ultimo ho parlato di candidati e manifesti, divagando un po’ con i miei ricordi. Oggi voglio proporre un gioco agli amici che leggono il mio blog per segnalare i manifesti più singolari, gli slogan più divertenti, eccentrici, criptici; o magari anche quelli più riusciti. Partecipate!
 
Comincio io, segnalandovi un manifesto comparso da alcuni giorni sui muri di Roma che, sotto il bel faccione di un giovinotto sorridente, porta stampata questa frase: “da costui ci aspettiamo molto”. Mi ha sorpreso un po’. “Costui”, infatti, è un pronome dimostrativo di terza persona che, come spiega il Devoto Oli, “indica chi è vicino a colui che parla, aggiungendo una sfumatura ostile o almeno allontanante”.
Succede anche nel nostro parlato quotidiano, quando accenniamo a qualcuno a proposito del quale intendiamo sottolineare scarsa considerazione o addirittura disprezzo, diciamo, per esempio, “che vuole costui?”, “chi è costui”, “costui, chi l’ha mandato?”, e così variando. Certo, ci sono riferimenti letterari che attutiscono la negatività del pronome (“ Carneade, chi era costui?”), ma sempre legandolo a un fastidio, o quanto meno volendo significare una persona che non si conosce e della cui conoscenza non si sente affatto il bisogno.

Ho riflettuto, perciò, sulle ragioni che potrebbero aver portato il candidato, o il responsabile del suo marketing elettorale, a scegliere questa frase introdotta in modo così equivocabile. E ho pensato – non so - che possa trattarsi di una scelta autoironica, come quando si entra nella parte dell’altro e si cerca di anticiparne le reazioni. Il passante potrebbe dire “ma costui, chi è?”, il candidato lo anticipa prendendolo in contropiede e fa così svanire il suo probabile veleno polemico.
La frase continua, però, con una dichiarazione di fiducia, un po’ perentoria – è vero – come se fosse una pretesa che non ammette smentite, e perciò è evidente che l’intento non è autoironico ma celebrativo: un’espressione fiduciosa nelle doti del candidato e della sua capacità di confermare le attese degli elettori. È possibile anche che il manifesto sia il primo di una serie (si usa così, ormai: si propongono storie a puntate manifesto dopo manifesto, secondo le regole dello storytelling, oggi utilizzatissime dagli strateghi della comunicazione politica), con un seguito che fornirà chiarimenti su quali siano le grandi cose che dobbiamo attenderci dal candidato e perché, o che addirittura ci rivelerà le grandi imprese che egli ha già compiuto e che danno ragione perciò alla proposizione iniziale, supportandola con tutta la forza di un’esperienza di vita.

Resta tuttavia quel “costui” dubbio. Non è il candidato ad affermarlo, non è il passante a esclamarlo, è qualcuno che sta vicino al candidato medesimo, forse nascosto dietro le sue spalle o forse appostato nel manifesto successivo della serie. In ogni caso, uno che gli vuole male.

Nella foto, facce e manifesti di una volta


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Inviato da Tarcisio Tarquini il 23/01/2010 alle 00:12



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