12/11/2009
Il giuramento
Sono stato professore di scuola pubblica, prima di diventare giornalista e dimettermi dall’incarico scolastico. Avevo superato, dopo aver vinto il concorso, il periodo di prova e l’esame conclusivo tenuto da colleghi più anziani che lusingai dicendo (ed era vero solo in parte) che il mio apprendistato più significativo all’insegnamento lo avevo ricevuto lavorando per un anno al loro fianco e imparando da loro.
Non mi scandalizza, perciò, l’introduzione dell’obbligo del giuramento per i neoassunti pubblici; e del resto, penso che oggi, con la situazione del lavoro che conosciamo, non sia difficile trovare chi giurerebbe anche su Giuda pur di essere ammesso in qualche posto o postarello pubblico.
E, tuttavia, io penso che il giuramento, in quanto atto serio e perciò valido in sé e non subordinabile o condizionabile da alcun supposto premio o vantaggio, non possa essere, per prudenza, imposto ad alcuno.
È vero che nel nostro paese quelli che prendono sul serio i giuramenti non sono mai stati tanti. Occorre ricordare quanti furono i professori universitari che, prendendo sul serio l’atto, si rifiutarono al pronunciamento di fedeltà allo stato fascista? O serve riferirsi alla facilità con cui oggi si giura su figli e parenti per cercare di dare credibilità alle proprie fandonie?
Il giuramento, in effetti, è davvero serio e necessario quando è privato; quando si pronuncia in silenzio. Quando è reso davanti alla propria coscienza e non davanti a un pubblico o a un ministro, che si erge custode della moralità pubblica.
Nella foto, Mario Carrara. Nel 1931 fu uno dei dodici docenti universitari che si rifiutarono di giurare fedeltà allo stato fascista
Non ricordo di aver prestato alcun giuramento prima di passare di ruolo. Ma, se me lo avessero chiesto, avrei giurato senza tentennamenti, anzi con orgoglio, la mia lealtà alla Repubblica e alla Costituzione.
Non mi scandalizza, perciò, l’introduzione dell’obbligo del giuramento per i neoassunti pubblici; e del resto, penso che oggi, con la situazione del lavoro che conosciamo, non sia difficile trovare chi giurerebbe anche su Giuda pur di essere ammesso in qualche posto o postarello pubblico.
E, tuttavia, io penso che il giuramento, in quanto atto serio e perciò valido in sé e non subordinabile o condizionabile da alcun supposto premio o vantaggio, non possa essere, per prudenza, imposto ad alcuno.
Il giuramento, in effetti, è davvero serio e necessario quando è privato; quando si pronuncia in silenzio. Quando è reso davanti alla propria coscienza e non davanti a un pubblico o a un ministro, che si erge custode della moralità pubblica.
Nella foto, Mario Carrara. Nel 1931 fu uno dei dodici docenti universitari che si rifiutarono di giurare fedeltà allo stato fascista
Di Tarcisio Tarquini il 12/11/2009 alle 19:03
