30/11/2009
Una barriera di parole contro il razzismo
Riflettevo qualche giorno fa sull’effetto pratico delle parole, sulla plasmabilità del reale grazie ai modelli retorici. Lo spunto era un’affermazione, passata quasi inosservata ma che a me era parsa molto pertinente, di Epifani sul fatto che contrastare l’uso delle parole razziste fosse già un contributo all’estirpazione del nuovo razzismo nella nostra società.
Ci riflettevo, appunto, nei giorni scorsi in conseguenza della disputa sui cori contro il giocatore dell’Inter Mario Balotelli, che a detta dei cosiddetti ultras juventini non avrebbe titolo a ritenersi italiano per il colore nero della pelle. Si è obiettato che non di razzismo si sia trattato e si tratti ma dell’insulto a un giocatore indisponente, e tanto più indisponente forse perché straordinariamente abile. La mia conclusione è che si debbano riprovare quelle ingiurie per come sono dette invece che attenuare la condanna per il senso che potrebbero avere. Occorre, infatti, abituarci all’uso moderato delle parole per evitare che diventi smoderata la realtà. Penso al disagio che mi provoca sentire qualcuno inveire contro un ragazzino e dirgli “ti spezzo le ossa”, perché temo che a forza di dirlo l’aberrazione del farlo si scolorisca, venga in qualche modo accettata, resa compatibile con noi stessi e il nostro sentimento della dignità. Allora deve prevalere la retorica della bontà? In un certo senso sì, e senza remore. Se ci abituiamo a parlare bene (correttamente, magari arrampicandoci sull’equilibrio del politicamente corretto) e questo diventa un costume collettivo forse non sarà senza effetto sulla realtà del nostro pensare e comportarci. Non è un caso – credo – che spesso nei talk show ci si imbatta in petulanti politici leghisti e polisti (meglio se donne) che ironizzano sul “buonismo” dicendo che il loro modo d’intendere le cose è d’altro tipo. A modo loro combattono una retorica per plasmare in senso contrario l’atteggiarsi delle persone e dare un timbro diverso alla realtà.
Due postille. La prima attinente al tema. Lo scrittore Sandro Veronesi rivela su un quotidiano di avere smesso di fumare grazie alla ripetizione ossessiva dell’ avverbio “per sempre”. L’avverbio, ripetuto, lo ha convinto.
La seconda riguarda invece il minacciato ritiro della squadra dell’Inter, ipotizzato dal capitano Zanetti, se durante la partita di sabato prossimo con la Juventus si alzerà ancora l’ormai consueto coro di insulti razzisti contro Balotelli. Mi piacerebbe di più che, se tali cori dovessero davvero e malauguratamente alzarsi (contro Balotelli, ma anche contro Sissoko, meno abile dell’altro ma ugualmente nero), fossero i capitani delle due squadre a chiedere insieme all’arbitro la sospensione dell’incontro.
Lo aveva affermato, riferendosi esplicitamente alla retorica e ai suoi calchi, Amarthia Sen qualche settimana prima e a me era sembrato uno spunto da non lasciar cadere.
Due postille. La prima attinente al tema. Lo scrittore Sandro Veronesi rivela su un quotidiano di avere smesso di fumare grazie alla ripetizione ossessiva dell’ avverbio “per sempre”. L’avverbio, ripetuto, lo ha convinto.
La seconda riguarda invece il minacciato ritiro della squadra dell’Inter, ipotizzato dal capitano Zanetti, se durante la partita di sabato prossimo con la Juventus si alzerà ancora l’ormai consueto coro di insulti razzisti contro Balotelli. Mi piacerebbe di più che, se tali cori dovessero davvero e malauguratamente alzarsi (contro Balotelli, ma anche contro Sissoko, meno abile dell’altro ma ugualmente nero), fossero i capitani delle due squadre a chiedere insieme all’arbitro la sospensione dell’incontro.
Di Tarcisio Tarquini il 30/11/2009 alle 22:06
