19/11/2009
Legalità e un vecchio articolo di Olof Palme
Leggo sul numero di novembre del Mese di Rassegna una bella intervista di Vincenzo Moretti a Marcelle Padovani, la storica corrispondente italiana del Nouvel Observateur, sul tema della legalità.
Mi ha fatto tornare in mente un articolo (pubblicato su Thema, il mensile della Cgil diretto da Federico Coen a metà degli anni ottanta) di Olof Palme, il grande leader socialdemocratico e primo ministro svedese ucciso nel febbraio del 1986 alla fermata di un autobus pubblico (nella foto la targa che ricorda il luogo) mentre tornava a casa dal cinema, che raccontava di essere rimasto colpito da una scena vista durante una sua visita in un ospedale francese. In una camerata di questo ospedale Palme si era imbattuto in un’anziana signora immobile su un letto, con al fianco la gabbietta del suo canarino. “Da noi, in un ospedale svedese – commentava con amarezza Palme – non sarebbe stato possibile”. Per ragioni di igiene, di regole. Magari, però, era la conclusione, sarebbe meglio rinunciare a un po’ di igiene e di formalità per riconoscere che con una gabbietta e un canarino si può rispondere con umanità a un bisogno, si può dispensare una cura più efficace di un farmaco.
Il ragionamento cadeva a proposito di una discussione sul welfare e sulla sua riforma, ma torna giusto anche oggi in un discorso sulle regole e sul significato che esse, quando vengono richiamate, debbono portare sempre con sé, e cioè il rispetto per il cittadino in modo che il cittadino le rispetti. Anche nel Vangelo si ricorda che non l’uomo è per le leggi ma le leggi sono per l’uomo.
Il che non vuol dire (chiariamo per i nostri devotissimi governanti) ad personam.
È piena di notazioni e spunti intelligenti, particolarmente dove spiega le differenze tra la pubblica amministrazione francese, rigorosa nelle regole ma capace di applicarle in modo che il cittadino se ne senta alleato, e la pubblica amministrazione italiana, rigida nei formalismi, tendenzialmente ostile al cittadino, salvo permettere deroghe e deviazioni d’ogni tipo, diseducative e dannose per l’idea di bene e interesse comune perché casuali, clientelari o, peggio, generatrici di illegalità.
Il ragionamento cadeva a proposito di una discussione sul welfare e sulla sua riforma, ma torna giusto anche oggi in un discorso sulle regole e sul significato che esse, quando vengono richiamate, debbono portare sempre con sé, e cioè il rispetto per il cittadino in modo che il cittadino le rispetti. Anche nel Vangelo si ricorda che non l’uomo è per le leggi ma le leggi sono per l’uomo.
Il che non vuol dire (chiariamo per i nostri devotissimi governanti) ad personam.
Di Tarcisio Tarquini il 19/11/2009 alle 16:25
