15/11/2009

Senza vergogna

Osserva un mio amico, un operaio in cassa integrazione che si aspetta decoro e misura da chi rappresenta le istituzioni, che i nostri ministri praticano un linguaggio da osteria.
Si riferisce a Brunetta che, presentando le sue novità nella pubblica amministrazione, ha esemplificato affermando che d’ora in poi i cittadini insoddisfatti potranno minacciare l’impiegato poco solerte di “fargli un mazzo tanto così”.

 
Si sarebbe potuto dire in modo diverso e con la stessa efficacia, ma nell’ansia della semplificazione, dell’abbassamento al linguaggio ordinario, del situarsi al presunto livello comunicativo della “gente comune”, il ministro ha voluto ingaglioffare l’espressione, supponendo che questa sia la maniera per certificarsi autentico.

C’è dello snobismo (sine nobilitate, appunto) in questo atteggiamento; e non c’è la consapevolezza che gli uomini delle istituzioni hanno l’obbligo della compostezza e della moderazione, quella che un operaio come il mio amico apprezzerebbe perché indica un rispetto vero per il cittadino.
Ma sempre a proposito di linguaggio e parole, leggo nell’articolo domenicale di Gianni Mura (su Repubblica) un commento alla dichiarazione di un altro uomo di governo, il sottosegretario Carlo Giovanardi: costui nel ricordare la sua infelice uscita sulle cause vere della morte del giovane Cucchi, si rifugia nel vittimismo e afferma: “per una frase travisata mi hanno massacrato”. Mura nota che di massacrato, nella vicenda, ce n’è uno solo, quello sfortunato ragazzo, e che perciò all’uso delle parole si dovrebbe stare più attenti.

Scrive, parlando di vergogna in un elegante e fine articolo sul Corriere della Sera di oggi, lo scrittore Alessandro Piperno: “Se c’è una cosa che rimprovero a molti miei colleghi contemporanei è di non vergognarsi abbastanza dei loro pubblici proclami pieni di posticcia indignazione civile. In certi casi un po’ di orrore di se stessi e un po’ di sana vergogna non guasterebbero”.
Non so a chi si riferisca, ma il campo d’applicazione è abbastanza ampio. E comprende anche i ministri.
Masaccio, la cacciata di Adamo e Eva nella cappella Brancacci (prima e dopo il restauro). Una rappresentazione celebre della Vergogna

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Di Tarcisio Tarquini il 15/11/2009 alle 17:51



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