23/10/2009

Dubbi sulle primarie PD e proposta di vicesegretario

Dubbi di questi giorni. Non ho ancora deciso se andrò a votare alle primarie del Pd. Fino a qualche ore fa, dopo aver preso visione delle regole del voto sintetizzate in un avviso pubblicitario, avevo concluso di non avere il pieno possesso di uno dei requisiti richiesti, e cioè di essere elettore del Pd.

 
In realtà, il Pd l’ho votato alle elezioni politiche del 2008, per il fatto del voto utile. Dopo, constatato che il mio voto era stato inutile, alle elezioni successive – le amministrative e le europee del 2009 – ho votato per due candidati di Sinistra e Libertà che conosco e stimo. Non nascondo, però, che in quest’ultima scelta ha avuto un peso la circostanza che del raggruppamento facessero parte i socialisti, con il che mi sono sentito un po’ motivato da una nostalgia identitaria mai sopita (quanto di più inutile dunque, a giudicare da usi e costumi del tempo presente).
Con queste premesse, mi domandavo, avrei potuto votare legittimamente o no? Elettore nelle politiche, anche se non convinto, non elettore nelle europee, anche se a malincuore – avrei potuto varcare con la coscienza tranquilla la soglia del seggio della mia città, dove tutti mi conoscono e sanno più o meno come la penso e voto?

Questa mattina, però, apro i giornali e apprendo che il candidato alla segreteria Franceschini ha indicato come suo vice il professor Touadi, la cui nota biografica (letta su Repubblica, e si tratta di una biografia davvero esemplare) oltre a spiegare che è congolese con cittadinanza italiana da diverso tempo, ci informa anche che è stato candidato dell’Italia dei Valori nel 2008; candidato e dunque, si suppone, anche elettore.

Ci ragiono su: forse quando si chiede il requisito dell’essere elettore si intende per buona anche una promessa di voto; ma pure in questo caso, mi sento in difficoltà: io, infatti, ho intenzione nel futuro di votare Pd, ma solo se da queste primarie risulta vincitore Bersani il cui progetto politico condivido (un partito vero, certo nei modi di scelta, rinnovatore ma non nuovista, sicuramente pro labour, ecc.); se il nuovo leader sarà un altro torno a essere indeciso, non sono più sicuro di voler scommettere sul Pd. E, allora? Potrei essere elettore Pd ma solo se si verifica la condizione detta, altrimenti no. Torno, perciò, al punto di partenza, voto o non voto? La dichiarazione problematica che farò, se gli addetti al seggio mi chiederanno oltre al certificato elettorale un’attestazione di voto, sarà considerata sufficiente o no?

Sempre a proposito di vicesegretari, dopo la candidatura eccellente presentata da Franceschini, suggerisco a Bersani (a Marino no, lui può scegliere a livelli più raffinati, anche se guardando dentro alle sue schiere accampate un po’ più a sud di Roma il “cor quasi si spaura”) di proporre come vicesegretario il marinaio di cui parlano al telefono (intercettato) i presunti lestofanti (e sicuri felloni) dell’Agenzia dell’ambiente campana; quello, per intenderci, che di fronte al dirigente con la maglietta recante la scritta ”una preghierina: fai cadere Prodi, fai cadere D’Alema” ha preferito far cadere in acqua con una manovra brusca dello scafo il dirigente medesimo. Come dire, un uomo di pensiero e di azione.

E, in ultimo. Questa mattina sul treno ascolto, non volendo ma incuriosito, una conversazione tra giovani militanti di un partito alla sinistra del Pd, uscito fresco da una scissione. Parlano della vita di sezione (loro ce l’hanno) e delle assemblee. Dice una ragazza: “non si capisce più niente, ogni volta facce sconosciute che vengono a votare e poi non si vedono più”. Il partito gassoso svapora da per tutto.

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Di Tarcisio Tarquini il 23/10/2009 alle 11:17



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