19/10/2009

Saluto al prefetto della Repubblica

Oggi pomeriggio al Conservatorio Licinio Refice di Frosinone abbiamo salutato il prefetto che se ne va in pensione. Piero Cesari – questo il nome dell’alto dignitario dello Stato, in carica nella provincia ciociara da tre anni – non è stato un prefetto qualsiasi.
 
Ha aperto le porte della prefettura ai cittadini, ha ospitato nei saloni del Palazzo del governo concerti, conferenze, incontri culturali e sociali. Ha visitato scuole e comuni. Ha incoraggiato ogni iniziativa delle associazioni che servisse a creare comunità, condivisione, relazione.

L’ho ringraziato, a nome di tutto il Conservatorio, con parole non d’occasione ma sentite, vere perché corrispondenti al significato che la sua presenza e la sua attività hanno avuto per tutti noi. È stato il prefetto della disclosure, dell’apertura, dell’accountability; ha interpretato il ruolo – senza mai farne dimenticare il rango – con una autentica ispirazione democratica.

Si era augurato alcuni giorni, fa in un breve discorso al termine di un concerto offertogli dal direttore del nostro Conservatorio il Maestro Antonio D’Antò, di avere adempiuto con lealtà ai suoi doveri, di avere servito con onore lo Stato. Oggi, concludendo il mio intervento di saluto, ho detto che poteva pretendere che gli fosse riconosciuto qualcosa di più: di avere servito con onore la Repubblica, che non è solo lo Stato e il suo ordinamento ma l’insieme dei pubblici poteri nei quali si invera la sovranità del popolo. Prefetto della Repubblica, dunque, non solo massimo rappresentante del governo nella provincia.

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Di Tarcisio Tarquini il 19/10/2009 alle 22:25



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