10/10/2009

Fatto pubblico con risvolto privato

Mi trovo di fronte a una decisione non semplice. Nel Conservatorio che presiedo c’è la richiesta di alcune dipendenti assunte nell’anno accademico scorso a tempo determinato, sulla base di una vecchia graduatoria del 2002, di ottenere una proroga del loro incarico per il prossimo anno.
 
La speranza di queste signore è che di proroga in proroga si arrivi poi a una qualche sanatoria che trasformi almeno uno di questi contratti a tempo determinato – riguardante un posto disponibile in pianta organica – in tempo indeterminato.
La volontà mia e dei consiglieri di amministrazione, invece, è di bandire un nuovo concorso e di assegnare perciò questi incarichi sulla base della graduatoria che ne verrà fuori.

Sono molteplici le ragioni che ci spingono al concorso, quella principale è che non si può far valere in eterno una graduatoria vecchia di sette anni (le necessità professionali dei Conservatori nel frattempo sono cambiate, e di molto) e la cui utilizzazione noi abbiamo ritenuto legittima solo per affrontare un’emergenza, superata nel momento in cui abbiamo deciso di bandire una nuova selezione.
Ma si sta parlando di persone che lavorano, che hanno attese comprensibili e che, perciò, si appigliano a ogni argomento per sostenere la loro causa. E che al loro fianco si trovano logicamente (non giustamente, secondo me) il sindacato del posto.
Dall’altra parte, però, non ci sono solo leggi, circolari e codicilli; ma anche lì persone – non meno concrete per il fatto che non le incrociamo tutti i giorni negli uffici del Conservatorio - che nutrono l’aspettativa logica (e in questo caso, anche giusta) che nelle amministrazioni le assunzioni vengano fatte seguendo la via maestra del concorso, della selezione compiuta in tempi ragionevoli rispetto all’insorgere dell’esigenza, della ricerca nel “mercato del lavoro” di professionalità disposte ad assecondare i cambiamenti e la modernizzazione degli apparati pubblici. Insomma, che vengano presi in considerazione anche i più giovani, potenziali candidati ad occupare i posti di lavoro che si creano.

Naturalmente, nulla esclude che nel concorso si affermino proprio i dipendenti con il contratto in scadenza, magari per la loro maggiore esperienza o per la loro maggiore conoscenza del lavoro da fare. Ma, appunto, che sia una procedura chiara a deciderlo.

Nella spinta di contrastanti ragioni, può aiutare un processo che ho imparato dalla rendicontazione sociale; capire quale è la missione dell’Istituto, individuare i suoi obiettivi strategici, determinare le azioni conseguenti, pronti a rendicontarne i risultati e gli effetti. Con l’occhio rivolto agli stakeholder, che sono certamente – in questo caso - i dipendenti temporanei interni, ma sono anche tutti coloro che, pur esterni al Conservatorio, sono interessati al miglioramento della sua attività e a tutte le azioni che possano avere ricadute positive sulla comunità di riferimento e più larga. La scelta della via da seguire nasce anche dal peso che si dà ai diversi stakeholder, dall’equilibrio che si riesce a comporre tra i diversi portatori di interessi e diritti.

Mentre mi arrovello, sulla prima pagina del Messaggero di oggi leggo che decolla l’inchiesta giudiziaria sui test truccati per l’ammissione alla facoltà di medicina. Ecco, l’altra cosa è fare concorsi puliti.

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conservatorio di frosinone missione contratto a tempo determinato rendicontazione sociale

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Di Tarcisio Tarquini il 10/10/2009 alle 23:39



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