10/07/2009
G8 alla prova della rendicontazione
Il bell’articolo di Davide Orecchio (su questo stesso sito) sul G8 suggerisce una domanda per il nostro blog. È possibile sottoporre i risultati di un vertice che tratta argomenti così necessariamente vasti alla prova della rendicontazione?
In questi giorni, infatti, pressoché tutti gli osservatori e i giornalisti impegnati nel raccontarci i discorsi dell’Aquila, i documenti di partenza, le decisioni da prendere e quelle già assunte, e puntualmente disattese, nei meeting passati hanno concluso che il metodo è da cambiare.
Si tratta di un impegno grosso e non sarà certo questo post a suggerire gli argomenti e i rimedi giusti.
Però un piccolo passo avanti lo potremmo fare se, intanto, in queste impegnative occasioni si cominciasse col tenere conto di una buona regola della rendicontazione, e cioè che gli obiettivi che ci si pongono diventano credibili, e guidano perciò efficacemente l’azione, se sono misurabili. E se, definiti gli obiettivi, si dichiarano le azioni e i tempi necessari per realizzarli.
Questa mattina un esperto, di cui i disturbi di frequenza mi hanno impedito di capire il nome, sosteneva ragionevolmente su radiouno che porre scadenze di quaranta, cinquanta anni è privo di senso; occorrerebbe riportare gli obiettivi e i risultati attesi a scadenze molto più ravvicinate, quelle di cui i protagonisti di questi vertici possono assumersi direttamente la responsabilità.
In questo modo potremmo valutare davvero se la decisione è seria o se non lo è; e se l’obiettivo finale ha una qualche possibilità d’essere realizzato. Sapremmo anche chi è coerente con gli impegni presi e chi, al contrario, li prende con la logica, un po’ ipocrita e un po’ cialtrona, del “a babbo morto”.
Di Tarcisio Tarquini il 10/07/2009 alle 21:12
