10/06/2009
Un bilancio sociale per la Cgil
La notizia merita un commento. La Cgil – racconta Rassegna Sindacale, nel numero appena pubblicato – ha intrapreso il cammino della rendicontazione sociale; ne verrà fuori, in occasione del congresso nazionale già programmato per la primavera del prossimo anno, il primo bilancio sociale della Confederazione: un documento “snello”, dal momento che, spiega in segretario organizzativo Enrico Panini, “in una scelta di rendicontazioe anche il numero delle pagine è sostanza: la scelta di testi snelli intende favorire concretamente quella pratica di trasparenza che la Cgil ha messo in campo da tempo”.
“Il bilancio sociale – puntualizza Guglielmo Epifani, dando il senso dell’iniziativa – ci indirizza verso una concezione più ampia di responsabilità: il dovere di farsi carico dei risultati va accompagnato con la volontà di renderne conto, soprattutto a coloro che ci portano domande e bisogni”.
Non so se gli infaticabili censori della “casta” sindacale troveranno in questo impegno della Cgil risposte alle loro domande e soprattutto se sarà sufficiente a indurli in qualche ripensamento. Certo, occorrerà leggere le informazioni che la rendicontazione produrrà, per verificare se le potenzialità dello strumento adottato saranno state utilizzate pienamente. Intanto, però, il fatto di aver scelto di percorrere questa esperienza è già in sé innovativo, e niente affatto scontato. E i risultati confermeranno che sarà valsa la pena di compiere questo piccolo (o grande?) atto di coraggio.
Un processo di rendicontazione non lascia mai le cose come stanno. Di un’azienda, per esempio, migliora non solo l’immagine ma le stesse performance; perché, per quanto possa apparire azzardato, interrogarsi sulla propria missione e sul livello di consapevolezza della propria responsabilità sociale praticata migliora i prodotti che si fanno.
Il sindacato non costruisce prodotti ma meccanismi, talvolta persino più complessi, che sono pensati e servono a rendere più facile e giusta la vita delle persone. Il bilancio sociale, strumento laico per eccellenza, è uno specchio (lo scriveva Mario Viviani) che non inganna; e rappresenta perciò con rigorosa nettezza – e per la lezione che chiunque ne vorrà trarre - se il sindacato ci stia riuscendo oppure no.
Tutto questo sta avvenendo nel momento in cui al Senato – ricorda Mauro Soldini, responsabile Bilancio sociale della Cgil nazionale – è appena cominciato l’esame in commissione lavoro di tre disegni di legge sull’obbligo delle organizzazioni sociali di rendicontare l’impiego dei loro fondi e le attività svolte. In realtà, la Cgil fa molto di più, non si ferma al rendiconto economico ma si dota di uno strumento con cui poter osservare e misurare se e in che misura le scelte compiute e le azioni concretamente svolte rispondono alla missione e all’interesse dei propri “stakeholder”; se, come e con quali risorse, i risultati dichiarati siano stati raggiunti e quali siano gli effetti prodotti sull’ampio contesto di riferimento.
“Il bilancio sociale – puntualizza Guglielmo Epifani, dando il senso dell’iniziativa – ci indirizza verso una concezione più ampia di responsabilità: il dovere di farsi carico dei risultati va accompagnato con la volontà di renderne conto, soprattutto a coloro che ci portano domande e bisogni”.
Non so se gli infaticabili censori della “casta” sindacale troveranno in questo impegno della Cgil risposte alle loro domande e soprattutto se sarà sufficiente a indurli in qualche ripensamento. Certo, occorrerà leggere le informazioni che la rendicontazione produrrà, per verificare se le potenzialità dello strumento adottato saranno state utilizzate pienamente. Intanto, però, il fatto di aver scelto di percorrere questa esperienza è già in sé innovativo, e niente affatto scontato. E i risultati confermeranno che sarà valsa la pena di compiere questo piccolo (o grande?) atto di coraggio.
Un processo di rendicontazione non lascia mai le cose come stanno. Di un’azienda, per esempio, migliora non solo l’immagine ma le stesse performance; perché, per quanto possa apparire azzardato, interrogarsi sulla propria missione e sul livello di consapevolezza della propria responsabilità sociale praticata migliora i prodotti che si fanno.
Il sindacato non costruisce prodotti ma meccanismi, talvolta persino più complessi, che sono pensati e servono a rendere più facile e giusta la vita delle persone. Il bilancio sociale, strumento laico per eccellenza, è uno specchio (lo scriveva Mario Viviani) che non inganna; e rappresenta perciò con rigorosa nettezza – e per la lezione che chiunque ne vorrà trarre - se il sindacato ci stia riuscendo oppure no.
Di Tarcisio Tarquini il 10/06/2009 alle 14:26
